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Giugno 2010

Striscia di Gaza – Sostegno ai cristiani

La Parrocchia di Gaza conta appena 250 cattolici. Sull’atmosfera della parrocchia, nonostante la comunità sia  vivace e accogliente, pesano varie preoccupazioni: gli arabi cristiani  incontrano attualmente molte difficoltà nell’ambiente a maggioranza musulmana della striscia di Gaza. Come cristiani palestinesi che vivono in Terra Santa non hanno una posizione facile nel conflitto; in quanto palestinesi subiscono le conseguenze dell´occupazione ovvero del blocco israeliani; in quanto cristiani vengono considerati aperti simpatizzanti dell’ Occidente dal momento che non appartengono alla maggioranza musulmana. A causa del pesante blocco israeliano della striscia di Gaza l’economia ristagna e la disoccupazione e la povertà sono estremamente elevate. Mancano generi alimentari, acqua pulita, assistenza medica, mentre abbondano la fame e le malattie, con gravi conseguenze. Il trauma delle recenti guerre è tuttora presente sotto forma di paura, di dolore per i propri morti, di ferite e perdite materiali, come case distrutte e esperienze scioccanti sempre vive in questa zona della Terra Santa. Essere da anni imprigionati in un territorio di 40 km di lunghezza e in media 9 km di larghezza, l’apparente mancanza di una via d’uscita causata della situazione politica e le false promesse – tutto questo favorisce la disperazione, che con un’età media della popolazione di meno di 20 anni, conduce alla passività, all’aggressività e all’estremismo.

Attualmente non è possibile prevedere un futuro migliore e neppure la fine del conflitto: questo rende la vita quotidiana tutt’altro che facile a Gaza. E’ una condizione,che grava soprattutto sulle minoranze, sulle famiglie e sui bambini. Jorge Hernandez, argentino e sacerdote della parrocchia cattolica a Gaza, è anche il responsabile delle due chiese cattoliche presenti in questa parte della Terra Santa. Lui racconta: “Noi vediamo le conseguenze della guerra sempre più quotidianamente a causa dei molti bambini disadattati nelle nostre scuole. Per esempio uno dei nostri ragazzi indossa sempre un cappuccio,anche se non fa freddo; questo perché per lui il cappuccio è in realtà come un rifugio nel quale si può nascondere. I giovani giocano tutti come se avessero delle armi. Qui a Gaza il più grande desiderio dei bambini è possedere al più presto un fucile di plastica, cosi come in Argentina ogni giovane desidera diventare un calciatore! Queste sono tutte conseguenze per cui i bambini crescono in un mondo contrassegnato dalla violenza. Vogliono sentirsi forti. I  bambini sono cresciuti spaventati,e l’atmosfera anche a casa spesso è pesante. Le famiglie vivono in una situazione di impotenza e hanno adesso ancora meno possibilità di influire in qualche modo sugli sviluppi del futuro. É molto diffuso, qua a Gaza, l’atteggiamento della “rassegnazione consapevole”.

Don Hernandez cerca di fare quello che può per accompagnare e sostenere il suo piccolo gregge nell’assistenza spirituale e nelle cose pratiche. Con l’aiuto di qualche suora delle Sorelle del Rosario, delle Piccole Sorelle di Gesù, e delle suore di Madre Teresa, il sacerdote offre anche attività per i giovani: 100 giovani si recano ogni mercoledì in parrocchia e al sabato ci sono anche circa 150 bambini. Insieme si prega, si canta, viene insegnato il catechismo e si gioca a calcio. A queste attività si aggiunge anche la preparazione di brani teatrali attraverso i quali, come spiega don Hernandez, “i bambini possono in qualche modo esprimere i propri sentimenti”.
A Gaza, dove ci sono poche possibilità di svago per i bambini e i giovani, la parrocchia “La Sacra Famiglia” diventa una  piccola oasi di pace, amicizia, di aiuto reciproco e di ristoro che si rende presenza cristiana in questo luogo che è Terra Santa.

Sostenete la minoranza cristiana della striscia di Gaza. Con il vostro contributo potete collaborare alle opere e all´attività della parrocchia cattolica e dei religiosi a Gaza.

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