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Giugno 2012

Documentazione, archivio, catalogazione dei beni della Custodia di Terra Santa: il racconto di Nando, volontario a Gerusalemme

Giunti al loro terzo mese in Terra Santa, i ragazzi italiani impegnati in un anno di Servizio Civile grazie ad un accordo tra ATS pro Terra Sancta e l’Università di Bari raccontano la loro esperienza, le attività svolte e le loro impressioni di vita a Gerusalemme.

Questo il racconto di Nando, 26 anni, una laurea in storia dell’arte e tanta voglia di imparare:

“Nel mio impegno di servizio civile sono stato assegnato all’Ufficio Tecnico della Custodia di Terra Santa, l’ufficio, cioè, che si occupa di intervenire materialmente e di restaurare i beni immobili dei francescani in Terra Santa, dalle chiese e i santuari alle case della popolazione araba cristiana che ancora abita nella Città Vecchia.

Il fatto di essermi ritrovato all’interno di un ufficio tecnico senza la qualifica di ingegnere o di architetto non ha costituito in nessun modo un problema o un’obiezione, come in un primo momento avevo temuto. Anzi, questo mi ha permesso di essere utilizzato in una grande varietà di lavori differenti, di cimentarmi in cose interessanti e del tutto nuove per me e di imparare molto.

In questi primi tre mesi di servizio, in ogni modo, il mio lavoro si è svolto principalmente in tre attività: innanzitutto, ho seguito l’andamento dei lavori di restauro del Convento di San Francesco a Gerusalemme (conosciuto comunemente come il “Cenacolino”) attraverso la stesura di report giornalieri e settimanali, una campagna di documentazione fotografica e lo studio su articoli di riviste, bibliografia e documenti d’archivio della storia architettonica dell’edificio (la sua costruzione, gli interventi di restauro che ha subito negli anni, ecc.) e della sua vicenda all’interno della più ampia storia politica e urbanistica della città.

Successivamente, mi sono occupato del riordino dell’ufficio del precedente architetto custodiale, padre Alberto Prodomo, che nei lunghi anni della sua attività ha raccolto una gran quantità di mappe, piante, immagini e oggetti provenienti dai principali luoghi della Custodia, facendo delle sue stanze un vero e proprio, per quanto piccolo, “tesoro”. In particolare, il mio lavoro è stato quello di mettere ordine nello sterminato patrimonio fotografico raccolto dal frate architetto, in vista della creazione di un archivio di immagini dei lavori svolti dall’ufficio tecnico nel corso degli anni, utile sia come strumento di lavoro e di consultazione per i nuovi eventuali lavori dell’ufficio su edifici già esistenti, sia come mezzo di documentazione e di testimonianza storica della vita di tutta la Custodia.

Infine, ed è questo il progetto in cui sono attualmente impegnato, mi sto occupando di catalogare i beni artistici dei santuari di Terra Santa, un patrimonio enorme in quanto a bellezza e a storia che ha bisogno di essere interamente inventariato e sistematizzato per poter essere studiato approfonditamente e opportunatamente conosciuto. Questo lavoro è davvero una grande e fortunata occasione per me, dal momento che mi consente non solo di mettere a frutto i miei studi universitari e le mie passioni personali, ma anche di imparare molte cose nuove, come redigere un catalogo storico-artistico, e di incrementare enormemente il bagaglio delle mie conoscenze sui luoghi santi.

Accanto alle mansioni principali che di volta in volta mi è stato chiesto di svolgere, però, non sono mancati lavori “eccezionali”, che pur nella loro occasionalità non hanno rappresentato per nulla un di meno in fatto di importanza, fascino e interesse. Tra questi, in particolare, quello che mi ha appassionato di più è stato la scrittura di un articolo di prossima uscita per la rivista “Terrasanta” sulla chiesa francescana di San Giovanni ad Acri: è stato realmente affascinante visitare i resti di una delle città crociate meglio conservate al mondo e addentrarmi nello studio della storia dei cavalieri medievali, della loro arte e della loro architettura.

Insomma, davvero non passa giorno senza che questa Terra e il lavoro che mi è chiesto di svolgervi non mi riempiano di occasioni per imparare e di possibilità per crescere tanto umanamente quanto professionalmente.”

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