Novembre 2012

Diari di viaggio

Leggi le testimonianze di alcuni pellegrini e visitatori, che dopo essere stati nei Luoghi Santi sono tornati a casa arricchiti dall’esperienza e dagli incontri fatti.

Visita la pagina Diari del nuovo sito www.visit.proterrasancta.org dedicato ai racconti dei viaggiatori di Terra Santa.

Per raccontarci il vostro pellegrinaggio, il vostro incontro con i francescani nei Luoghi Santi e con le pietre vive della Terra Santa, scriveteci a visit@proterrasancta.org.

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Custodisco nel mio cuore ogni attimo

Ringrazio sentitamente per l’attenzione dimostrata e per l’accoglienza riservata durante il pellegrinaggio. Custodisco gelosamente nel mio cuore ogni attimo vissuto in quei santi luoghi.

Maurizio.

Un viaggio dopo il quale non si è più quelli di prima

L’entusiasmo provato da Nazareth, da dove siamo partiti, al Monte delle Beatitudini, al Lago di Tiberiade, alla città di Cafarnao nella quale Gesù ha vissuto dopo aver lasciato Nazareth, alla Basilica della Natività, al Santo Sepolcro, alla città di Gerusalemme, è stato un crescendo di emozioni e di “immersione” nello spirito della fede in Cristo. Ora tutto ciò che ho vissuto è davanti ai miei occhi e ripercorro con la mente i luoghi visitati: la brezza leggera che ci accarezzava al Monte delle Beatitudini, il percorso sul lago di Tiberiade pensando a Gesù che lo attraversava, le alzate al mattino presto per andare alla Basilica dell’Annunciazione, alla Natività e al Santo Sepolcro nel quale il momento più alto è stata la messa latina alle ore 5,30 accompagnata da canti gregoriani e dall’organo e subito dopo, alla presenza di pochissimi fedeli, la visita al Sepolcro più prolungata del solito. Senza escludere il Monte Tabor che si affaccia sulla valle di Esdrelon, così verdeggiante e rigogliosa e lo sguardo inevitabile che si estende su questa pianura ti richiama a Cristo che vedeva tutto ciò e percorreva queste strade.

Anche il contesto sociale di questi luoghi non mi ha lasciato indifferente: i contrasti inevitabilmente si percepiscono… Il desidero è ora di tornare ancora magari soffermandomi a Gerusalemme, che per via di un’infortunio non ho potuto vedere appieno. Ma la certezza che questo sia un segno per tornare è stato subito da me percepito. Incoraggio chiunque voglia intraprendere tale viaggio ad affrontarlo con fede, dopo il quale non si è più quelli di prima, ma la consapevolezza che Dio ci accompagna nel percorso che ha stabilito per ciascuno di noi è un crescendo di certezza che Cristo è venuto su questa terra per redimerci e salvarci.

Angela.

Settant’anni e l’entusiasmo di tornare in Terra Santa

Sono tantissime le emozioni legate ad un viaggio-lavoro e pellegrinaggio in Terra Santa, ma sono ancora di più se i viaggi (ben 5 in 2 anni) vengono fatti da una settantenne come me. Faccio parte di un gruppo di persone che hanno deciso di unirsi in associazione per aiutare la Terra Santa, ma soprattutto sè stessi, per poter crescere e aumentare la propria fede. Abbiamo lavorato a Nazareh, Cafarnao, Magdala, Gerusalemme, ecc. Ci siamo sentiti tutti, ad uno ad uno, come Maria: una persona prescelta. C’è in me quindi una grande gratitudine nei confronti di Maria, Madre speciale alla quale ogni giorno ci siamo affidati, e ci affidiamo. Gerusalemme entra nel cuore, lascia senza fiato, di qualsiasi religione una persona sia, li non può non  pregare, non affidarsi a quell’entità in cui crede. Girando per le viuzze di Gerusalemme ti sembra di avere davanti sempre la domanda: quale strada scelgo? Scelgo la strada che mi ricorda l’amore di Dio, scelgo la speranza, scelgo di ricordare che in questa Terra il Verbo si è fatto carne ed è in mezzo a noi ora! Scelgo di credere che in qualsiasi situazione anche negativa, Dio c’è. E scelgo l’amicizia di persone che mi richiamino a questo.

Alba.

L’obiettivo vero

Nel 2011 ho avuto la possibilità di partecipare al pellegrinaggio organizzato dalla Parrocchia SS Pietro e Paolo di Lissone (Italia), guidata dall’allora don Pino Caimi (Custode del Santo Sepolcro). Il pellegrinaggio ha avuto come tema centrale la “storicità” della vita di Cristo, tema da me particolarmente sentito. Il percorso lungo siti noti al mondo ed altri meno conosciuti è stato affascinan te. Israele era per me un mondo sconosciuto e la prima impressione è stato lo stupore di vedere:

– un Stato molto sviluppato, rispetto alla giovane età

– panorami insoliti: il verde seguito dal deserto, il Giordano ed il Mar Morto e… Gerusalemme !

CRISTO: era l’obiettivo mio, io ero venuto in Israele per meglio conoscere la Sua Storia terrena: Ho avuto conferme! Cristo è realmente passato lungo strade e luoghi della Palestina! Ne ero certo prima, ma vedere con i propri occhi che tutto quello che ho letto, sentito in chiesa, da familiari e amici è Storia, mi ha riempito il cuore di gratitudine! L’obiettivo vero è però quello di fare memoria quotidiana di Cristo e mi rendo conto che solo la compagnia della Chiesa, i fratelli, la catechesi e la liturgia  sono in grado di mantenere viva la mia Fede.

Michele.

Un incontro che arricchisce il pellegrinaggio

Grazie ancora per la vostra disponibilità, le parole ricevute durante l’incontro con il gruppo hanno arricchito ulteriormente la bellezza del pellegrinaggio. Vi auguro un proficuo lavoro, a presto, a Dio piacendo.

Fra Salvatore.

A piedi sulle strade di Gesù

Siamo un gruppo di Verona e nell’agosto del 2008, dopo aver rinviato per due anni per i molti dubbi sulla realizzazione e per la sicurezza dei partecipanti, un gruppo composto da 38 soci ha effettuato il pellegrinaggio a piedi in Terrasanta da Akko a Gerusalemme (per ulteriori informazioni vedi www.pellegriniverona.it). Al rientro in Italia una nostra socia ha scritto il seguente resoconto per poter condividere questa nostra esperienza con quanti vorrebbero effettuare il pellegrinaggio in Terrasanta ma sono frenati da tanti dubbi e, come anche a noi era capitato, si continua a posticipare la data per vedere questa terra, complessa ma bellissima.

Sono tornata dal mio pellegrinaggio sulle strade di Gesù, a piedi da Akko a Gerusalemme (Collina del Papa). Un caldo micidiale, ma un entusiasmo superiore, fatica forse, ma determinazione senza discussioni, profondità di sensazioni indelebili, preghiera e canto, solidarietà e amore vissuto, storia e realtà storica attuale, testimoni che assistono e testimoni che danno testimonianza, incontri indelebili e propositi di collaborazione attiva, studio commosso delle pietre reliquie della Storia e incontro commovente con le pietre vive, gli uomini e le donne cristiani in Terra Santa. E vivo accanto a noi, premuroso ed affettuosissimo, Gesù. Questo in “sintetica sintesi” il viaggio.

Incredibile quello che siamo riusciti a fare: a elencare le cose viste, la strada fatta, gli incontri, sembrerebbe impossibile essere riusciti  a concentrare tutto in due sole settimane, e aver trovato anche il tempo per divertirci e fare il bagno nel “Mare” di Tiberiade e nel Mar Morto come “comuni mortali in vacanza”! Eravamo una famiglia di 38 persone. Età media 60 anni. La prima cosa commovente ed istruttiva è proprio scoprire che non si tratta di persone “bioniche”, ma di persone normali, anziane in alcuni casi, con i regolari acciacchi (due con pacemaker al cuore, due con eutirox, molti con i soliti doloretti di artrosi, alcuni con piedi non perfetti, altri con cicatrici di interventi chirurgici ai legamenti, alcuni con problemi circolatori e di pressione..), eppure si sono iscritti a un pellegrinaggio a piedi con 40 gradi e tasso di umidità vertiginoso, a camminare 25 chilometri al giorno sotto il sole, dormire ogni notte in un letto diverso… e ce l’hanno fatta! Volere è potere. Sapere che Dio ti concede un regalo e prenderlo con gratitudine ed impegno è già fede. Sapersi prendere con coraggio le occasioni anche quando sarebbe più comodo assecondare i malanni, è già dare un esempio che dona agli altri forza nei momenti difficili. Anche la comunione, l’amore, la simpatia, la benevolenza che lega pellegrini di età, formazione, esperienze diverse è testimonianza. Magari alla sera la stanchezza e il caldo qualche volta (pur rara) fanno trascendere e battibeccare, ma dopo 5 minuti ci si vuole bene e si scherza come prima senza alcuno strascico. Anche questo è cristianesimo. Come il trovare riposo e forza, a volte vero coraggio, lungo il cammino recitando insieme il Rosario, e il passo si fa subito più spedito, e consola la Madre di Dio compagna di viaggio, e cantando insieme col cuore. Cosi come il dividere il cibo e l’acqua nello zaino quando cominciano a scarseggiare per i più. Cosi come il condividere la gratitudine più gioiosa per la Provvidenza quando allo stremo ti si offre un ristoro inaspettato (un episodio su tutti: già al primo giorno, da Akko a Ib’lin, verso la fine del cammino, verso mezzogiorno, stroncati dal caldo, in crisi, ci si presenta un pergolato d’uva e una famiglia cristiana che ci accoglie all’ombra, taglia tutta l’uva del pergolato per noi, ci lascia uso del rubinetto d’acqua, ci offre una cassetta di pomodori…siamo “resuscitati”!.

Abbiamo visitato cose che nessun pellegrinaggio normale in Terra Santa ha tempo e modo di offrire. A partire dalla città di Akko, agli scavi inediti di Nazaret, alla presunta tomba di Jetro in un santuario druso verso Kfeir Hattin, alla presunta tomba di Mosè vicino a Gerico, alla tomba di Zaccheo a Gerico, al Museo della Barca di Tiberiade a Gennezaret, a Masada, tanto per fare degli esempi. E abbiamo vissuto i “consueti” luoghi santi con un’intensità rara, girando tutta Gerusalemme a piedi.

Abbiamo fatto incontri importanti. Il Patriarca latino di Gerusalemme ci ha parlato dei cristiani di Terra Santa, e ci ha detto che dobbiamo tutti sentirci a casa perchè siamo un’unica chiesa. Ci dicono che in Palestina c’è solo il 2 per cento di cristiani cattolici ma, sottolinea il patriarca, non è vero, i cattolici sono tutti i milioni che sono nel mondo, perchè siamo un’unica Chiesa, un’unica famiglia, e lì in Palestina non si sentono nè pochi nè abbandonati perchè sanno che tutti i cristiani sono con loro e siamo tantissimi! Il grosso problema locale è l’emigrazione. I cristiani palestinesi devono capire che la loro missione è restare, non abbandonare la Terra Santa, ma mantenervi la presenza cristiana. Cosa possiamo fare noi dall’Italia? Il Patriarca ci affida “le tre P”: 1.  Pellegrinaggio. Venire pellegrini in Terra Santa e portare la solidarietà visibile, vedere di persona, incontrare, confortare con la semplice presenza. 2, Pregare. Pregare singolarmente e in gruppo, organizzare veglie: la preghiera tutto ottiene e ci crediamo tantissimo. 3. Progetto. Adottare o avviare un progetto concreto e costante per aiutare i cristiani e i poveri della Terra Santa.

Renata.

25 anni di matrimonio festeggiati con un viaggio a Gerusalemme, e con un gesto di solidarietà verso i cristiani di Terra Santa

Da fidanzati abbiamo fatto molti viaggi ed ancora qualcuno con i primi due figli piccoli. Poi sono arrivati altri tre figli ed insieme nuove responsabilità, il lavoro sempre più impegnativo e quindi meno tempo e meno soldi per svagarsi e viaggiare. Passano gli anni così, velocemente ma intensamente, ed arriviamo ad un bel traguardo: 25 anni dal giorno del nostro “si” di fronte al mondo e al Signore. Un traguardo che merita di essere sottolineato per ringraziare soprattutto il Signore e attingere nuova forza nel rinnovarsi del Sacramento. Un viaggio. Sarebbe bellissimo, anche per stare un po’ soli!  Così, dopo qualche difficoltà organizzativa, impegni di lavoro da sospendere, figli da sistemare, riusciamo a sfruttare il ponte di carnevale per partire per una meta tanto desiderata e degna di tale anniversario: la Terra Santa!

Pochi giorni ma molto intensi, vissuti con amici che già avevano visitato quei luoghi o che ci vivevano da tempo. Ci hanno guidato nei luoghi più importanti col desiderio di testimoniarci una fede che in quella terra trova conferma e diventa come più reale e concreta. Nello stesso tempo si tocca con mano una realtà politica e sociale per cui ci si rende conto di quanto sia importante, e allo stesso tempo difficile, la presenza cristiana in quei luoghi. Quando dobbiamo tornare, giunti all’aeroporto, siamo sottoposti a severi controlli e ad attese esasperanti. Ma siamo consapevoli che non è questa la cosa più difficile per lasciare questi luoghi che ormai ci appartengono e a cui noi apparteniamo per la storia che ci lega a Gesù, a Maria e agli apostoli. Questa Terra, i suoi profumi e le sue contraddizioni sono rimaste dentro di noi. Perciò, una volta tornati, alla festa con amici e parenti per festeggiare il nostro anniversario di matrimonio, abbiamo rivolto a tutti l’invito a non fare regali, ma un’offerta per sostenere la presenza cristiana in Terra Santa. Con nostra grande sorpresa, tutti hanno aderito con grande generosità. Ci uniamo quindi ai nostri amici per inviarvi questa offerta assieme alla nostra preghiera per questa terra e per tutto il popolo cristiano.“

Barbara e Gianni.

Trenta volte a Gerusalemme, per incontrare “il guardiano del giardino”

Il mese prossimo tornerò per la trentesima volta a Gerusalemme. Iniziai alla fine degli anni 80 come pellegrina e volontaria al Romitaggio del Getsemani. Tempi duri, non c’era ancora molta gente, pochi mezzi e un frate pieno di entusiasmo per trasformare una parte del giardino degli ulivi in luogo di preghiera e di pace. Il lavoro era molto pesante ma i tempi di preghiera ci ricaricava, come pure veder cambiato il giardino grazie al nostro lavoro. Ma anche il nostro “interiore” stava cambiando, il “guardiano del giardino” dal cielo ci coltivava, ci cambiava! A distanza di anni ne vedo i frutti, la pace nel cuore pur in gravi circostanze della vita e tanta fiducia. Ora di anni ne ho 78, ma lo spirito è ancora quello che mi incita a tornare, ad aiutare, a lasciarmi “rilavorare” tagliando i tralci secchi che ancora rispuntano qua e la dentro di me. Ora ovviamente ho cambiato tipo di lavoro e anche luogo. Un monastero silenzioso mi si addice di più. Il lavoro di stiro e cucito mi permette tranquillità interiore ed esteriore. Ma mai lontano da Gerusalemme! “mi si attacchi la lingua al palato se mi dimenticassi di te, Gerusalemme”. Grazie Signore, grazie!

Mariangela.

Cafarnao è anche a casa mia

Cafarnao, una delle emozioni più forti. Qui si respira la familiarità con Gesù, ospite nella casa di Pietro. Casa che diventa subito casa-chiesa, segno della Chiesa che diventa la casa di Gesù. Dieci anni fa l’emozione fu grande e dirompente, stavolta è stato come ritornare a casa.  Proprio oggi, in un giro con la moto nelle nostre zone, sono passata davanti al lago dell’Accesa, e il pensiero è andato al Lago di Galilea. Allora ho giocato a trovare le differenze tra le nostre colline e quelle intorno al Lago; erano tante: la vegetazione, gli appoderamenti nel piano e le fattorie padronali sulle sommità, poi guardando il paesaggio ho notato i campi, appena seminati o pronti per la semina del grano, e mi hanno fatto pensare al pane e a Gesù, che con la sua incarnazione ci ha donato la vita; i filari di viti, ormai ingiallite, mi hanno invece ricordato che Gesù ci ha donato la sua morte, perché avessimo la salvezza eterna; le colline tappezzate di olivi mi parlavano di Cristo, l’Unto del Signore e i greggi al pascolo di rammentavano l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo. Allora mi sono resa conto che tanta differenza poi non c’era, perché anche qui è possibile respirare la presenza del Signore e sentirlo accanto. L’emozione è tornata ancora più forte al pensiero che Gesù come è stato ospite di Pietro, è ospite anche nella mia casa, siede alla mia tavola, riposa nel mio letto. Cafarnao è anche a casa mia… e casa mia è Cafarnao.

Ilaria.

Quanta ricchezza in questi giorni passati insieme, in condivisione.

Una volta ancora torniamo da un pellegrinaggio in Terra Santa. Quanta ricchezza in questi dieci giorni passati insieme, in condivisione. Ciascuno di noi assorbe anche un po’ della vita degli altri, la gioia semplice di alcuni, le emozioni di altri, la meraviglia di altri ancora. E questa riscoperta di una fede che sonnecchiava nel fondo di ciascuno di noi! E che si è risvegliata e arricchita man mano che scoprivamo luoghi, che leggevamo testi, che partecipavamo a celebrazioni, a incontri che ci hanno permesso di conoscere la vita di questo paese così complesso. Dieci giorni tagliati fuori dal mondo, e allo stesso tempo, immersi completamente in questo mondo complicato che è la Terra Santa.

Un gruppo di pellegrini di Limoges.

A Betlemme per adorare Gesù Bambino e tutti i nuovi Bambini Gesù di questa terra

Siamo partiti in cinque: Antonio, Maria Grazia, Lucia Samuela, mia moglie Carla ed io. Lo scopo del viaggio era quello di visitare la casa Hogar Nino Dios di Betlemme, un istituto gestito dalle Suore del Verbo Incarnato che assistono bambini palestinesi con gravi handicap, e portare loro un contributo economico, ma soprattutto c’era il desiderio di riabbracciare le suore ed i bambini, renderci conto personalmente dello stato di avanzamento dei lavori di ristrutturazione della Hogar e delle necessità più impellenti. Volevamo inoltre, con la nostra presenza fisica, confermare la nostra vicinanza ai fratelli cristiani che vivono difficili momenti nei territori palestinesi. Abbiamo avuto la fortuna di dormire a Casa Nova, l’alloggio per pellegrini gestito dai francescani della Custodia di Terra Santa contiguo alla Basilica della Natività ed era pertanto agevole poter partecipare alle 6 del mattino alla Messa nella Grotta della Natività.

Dopo aver adorato Gesù bambino veniva spontaneo trasferirci a poco più di cento metri di distanza, alla Hogar per far visita ai nuovi bambini Gesù, i piccoli palestinesi rifiutati da tutti ed accolti ed accuditi amorevolmente dalle giovani suore. Quello che colpisce di più nella Hogar è l’amore con cui vengono assistiti i bambini, il sorriso e la gioia che traspare dal volto delle suore anche tra tante difficoltà e momenti dolorosi. Abbiamo visto la povertà dei paesi palestinesi, con le serrande dei negozi chiusi, i terreni spesso incolti ed aridi per la mancanza di acqua, abbiamo visitato le scuole e gli asili gestiti da frati e suore, che ospitano insieme bambini arabi cristiani e musulmani educandoli al reciproco rispetto.

I cristiani palestinesi sono ormai ridotti ad una piccola percentuale della popolazione, anche a Betlemme dove, fino a qualche decennio fa, erano la maggioranza, perché con le difficoltà sociali e politiche, chi ne ha la possiilità emigra. I cristiani di Betlemme vivono soprattutto di commercio con i pellegrini che, negli ultiimi anni, dopo la costruzione del muro, sono in forte calo. É pertanto importante per la sopravvivenza dei cristiani palestinesi andare in pellegrinaggio in Terra Santa. Ma un vero pellegrinaggio non deve essere una rapida visita ai luoghi sacri, alle pietre calpestate da Gesù, ma si dovrà anche trovare il tempo per far visita alle “pietre vive”, cioè ai cristiani palestinesi, alle parrocchie, agli ospedali, alle scuole, agli istituti  gestiti dai religiosi. É anche importante, per aiutare i cristiani palestinesi e favorire l’economia locale, scegliere di pernottare a Betlemme.

Franco.

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