Febbraio 2014

Getsemani: conclusione di un progetto importante per Gerusalemme e per i suoi giovani

Era il 2011 quando è iniziata la collaborazione, nel segno dell’amicizia e della pace, tra Gerusalemme e il comune di Rovereto per il progetto “Getsemani, conservare il passato e formare il futuro”. Lo scopo era il restauro musivo della Chiesa delle Nazioni (detta anche Getsemani), ma con una particolare attenzione al coinvolgimento della comunità locale: sei giovani di Gerusalemme sono stati infatti formati al restauro dei mosaici, e 1500 bambine sono state portate in visita alla Basilica e al cantiere.

In questo modo si è cercato di accrescere il legame dei giovani con il proprio territorio e di insegnar loro a valorizzare le ricchezze storiche e artistiche di questa città. Un obiettivo ampiamente raggiunto che, il 31 gennaio 2014, ha visto il suo coronamento con la consegna dei certificati ai sei ragazzi palestinesi – tre ragazzi e tre ragazze -, alla presenza dell’ambasciatore palestinese della Santa Sede Aissa Kassissieh, del Console Italiano Elena Clemente, del sindaco di Rovereto Andrea Miorandi, del Vicereggente dell’Associazione Campana dei Caduti Lorenzo Saiani, dell’economo della Custodia di Terra Santa fra Ibrahim Faltas, del sindaco di Bronzolo Benedetto Zito e di Carla Benelli e Osama Hamdan, coordinatori del progetto per ATS pro Terra Sancta e per il Mosaic Centre Jericho.

La cerimonia si è svolta al Ma’mal, centro culturale palestinese in Città Vecchia a Gerusalemme. Tutte le autorità presenti hanno sottolineato lo storico legame tra l’Italia e la Terra Santa, nel segno della cooperazione, con lo sguardo rivolto sia al passato, per la tutela dei beni artistici, sia al futuro, formando e sensibilizzando i giovani palestinesi alla cultura del bello, come educazione alla pace.

Carla Benelli ed Osama Hamdan hanno descritto questa esperienza, durata un anno e mezzo, con i ragazzi, supportati ed educati ad affrontare una proposta affascinante ma allo stesso tempo faticosa. Dieci milioni sono le tessere che i giovani restauratori e provetti mosaicisti hanno ripulito, per restituire all’antico splendore mosaici di qualità elevata, con dettagli di altissima precisione, risalenti agli anni ’20 dello scorso secolo. I giovani hanno restaurato anche lacerti bizantini, a cui fa riferimento la famosa pellegrina Egeria, del IV secolo, nel suo Itinerarium. Una bellezza che rischiava di andare perduta, come ha sottolineato Osama Hamdan, a seguito dell’infiltrazione di acqua dal tetto (riparato da esperti artigiani trentini), con particolare danno alla base delle volte ma non solo.

La formazione impartita a questi giovani palestinesi è stata “a tutto tondo”, insegnando loro non solo le tecniche ma proponendo loro lezioni teoriche di storia dell’arte e visite guidate con docenti esperti. Grazie a questo progetto i ragazzi – Anas, Salam, Esra’, Muntasser, Raed e Dana – hanno sviluppato dunque talento e competenze specifiche, così poco diffuse in un territorio, viceversa, così ricco di mosaici. E hanno ora davanti a sé una prospettiva lavorativa come restauratori e artigiani del mosaico.

Il progetto prevede una nuova fase di svolgimento, che riguarderà nei prossimi mesi la chiesa del Dominus Flevit, e che vedrà la partecipazione del comune di Bronzolo. Bellezza, cultura e lavoro come strada per la pace, di cui segno sono le tracce, nei mosaici della facciata del Getsemani, dei proiettili della guerra del 1967, lasciti lì ad affermare che l’odio non ha mai l’ultima parola ma che la pace è un bene da costruire insieme.

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