Marzo 2011

L’intervento del Custode di Terra Santa alla mostra su Sebastia

custos02Terrazza“Io non sono archeologo, capisco poco di archeologia, e credo pertanto che di fronte a una spiegazione così completa mi resti poco da aggiungere: per quanto riguarda Sabastia, vorrei solo fare un saluto conclusivo spiegando perché siamo arrivati lì come francescani di Terra Santa.

Anche se Carla Benelli ha detto che dopo la scomparsa di Padre Michele la Custodia ha subito entusiasticamente continuato questa iniziativa, ad essere sincero, all’inizio eravamo un po’ perplessi perché era  un progetto cominciato in quegli anni e sapevamo poco del villaggio, esattamente come gli stessi abitanti: sapevamo che ai tempi d’oro i pellegrini passavano di lì e andavano soprattutto al pozzo di Giacobbe. Poi, peró, studiando, quella che era l’iniziale perplessità è diventata un entusiasmo e una convinzione radicata perché abbiamo visto che non si trattava di una cosa estemporanea, fuori dal nostro contesto e dalla nostra missione, ma diventava proprio, fino in fondo, il cuore della nostra missione francescana in Terra Santa.

Noi abbiamo iniziato a scavare alla fine del XIX secolo- inizio XX secolo quando oramai, e già da tempo, in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente c’erano già tante campagne di scavo e importanti scuole archeologiche soprattutto occidentali. Avevano iniziato le loro missioni e inoltre era un momento in cui c’era un po’ la tendenza a scartare quella che era la storia e la missione dei francescani: queste scuole archeologiche, soprattutto anglosassoni, ma non solo, volevano portare l’aspetto scientifico, quello vero, in Medio Oriente; quella dei francescani era considerata soltanto una loro azione, una loro missione.

Un poco alla volta la scuola francescana si è sviluppata diventando una seria e importante scuola archeologica legata non solo ai luoghi santi e alla tradizione cristiana, ma anche al patrimonio culturale di diverse ed antiche tradizioni presenti in Terra Santa. Pensiamo a Cafarnao: non solo per i cristiani Cafarnao è un luogo archeologico – storico molto importante, ma anche per altre tradizioni perché intorno a Cafarnao si sono sviluppate e raggruppate anche altre conoscenze archeologiche e logiche, discussioni che sono aperte ancora oggi; pensiamo a Nazareth, pensiamo anche ad altri luoghi come l’Erodion , Ein karem  che adesso sono studiati da altre scuole ma all’inizio hanno visto come protagonisti i francescani. E così, tantissimi altri luoghi che i francescani hanno studiato con uno scopo ben preciso: far vedere come la tradizione della chiesa, la devozione popolare, le tradizioni tramandate non solo dai cristiani, ma spesso e soprattutto dai musulmani, e questa è anche una cosa molto bella, e di cui Sabastiya è un esempio molto concreto.

L’archeologia, le pietre lo manifestano e le pietre studiate sono intrise di fondamenti letterali e storici antichi: era importante per i francescani presentare questo concetto.

Abbiamo un patrimonio enorme di conoscenza ma anche di materiale che vogliamo fare conoscere, e che è importante far conoscere. La nostra missione di francescani in Terra Santa è proprio questa: far conoscere il legame profondo che tutta la chiesa e il mondo cristiano deve avere con quella terra. Il cristianesimo non è un messaggio di pace, come dico sempre, non è una teoria, non è una fede astratta, è anche tutto questo se volete, ma è innanzitutto Incarnazione. C’è una storia, come ricordiamo sempre, della Salvezza, ma c’è anche una geografia della Salvezza. E per noi è fondamentale: se c’è un evento c’è anche un luogo dove l’evento è avvenuto. Custodire quel luogo e fare memoria di quel luogo significa anche tenere viva la memoria di quell’evento, di quella storia di Rivelazione di cui tutta la Terra Santa è testimone; e questi luoghi particolari ne sono un momento importante.

Quindi ora è importante per noi francescani di Terra Santa continuare a raccontare la Terra Santa, raccontarla attraverso la storia dei pellegrinaggi, ma anche attraverso le conoscenze scientifiche, archeologiche e mostrare il progetto che ATS pro Terra Sancta, la nostra ONG, sta preparando, che è proprio quello di preparare una sorta di percorso museale  attuale e moderno in modo tale da far conoscere ai pellegrini, ma non solo, il patrimonio enorme di storia, di cultura, di tradizioni che la Terra Santa ancora custodisce e che merita di essere conosciuto perché appartiene a ciascuno di noi. Ciò che accade, ciò che è radicato é un patrimonio, come è stato detto, che non appartiene solo ai cristiani, non appartiene solo ai musulmani o agli ebrei: è di tutti, ed è nostro dovere, per chi è in Terra Santa, e  in modo particolare i francescani, farlo conoscere nelle maniere adeguate, anche moderne, come è giusto.

Un aspetto importante della missione francescana è quello di assistere i pellegrini: la Samaria era nel passato oggetto di visite: oggi lo è molto meno, ma la situazione attuale consente di poter tornare come pellegrini in Samaria. Ed è quindi importante non fermarsi soltanto a Nablus, l’antico sito dove c’è il pozzo di Giacobbe o andare sul monte Garizim, i quali richiamano un po’ la nostra memoria perché li abbiamo sentito nei Vangeli. È quindi importante tornare lì, in quei luoghi perché sono luoghi che ci parlano sia del patrimonio antico che di quello moderno. Il patrimonio non è soltanto passato ma è anche presente, e ciò che stanno facendo Carla e Osama è molto importante: far riappropriare alla gente del luogo quella storia e quella tradizione creando un senso di appartenenza, di radici, che è anche parte della propria identità, che è bellissima. E’ anche importante essere molto concreti, tornare come pellegrini visitando questi luoghi ritornati alla luce e riportare il sorriso a molte famiglie che adesso non hanno di che vivere; questo è il progetto che la Custodia ha fatto proprio.

San Giovanni Battista è un personaggio di cui si parla un po’ nei vangeli, non si conosce molto, ma ciò nonostante è importante, è un personaggio molto significativo: è colui che noi cristiani chiamiamo, nella nostra terminologia, il legame tra l’ Antico e il Nuovo Testamento. Il canone biblico, l’ultimo libro di Malachia, finisce con un’invocazione, un richiamo al ritorno al profeta Elia, e il primo libro del Nuovo Testamento, dopo Matteo, comincia con Giovanni Battista che è indicato nel Nuovo Testamento come nuovo Elia: quindi Giovanni Battista è il legame che è sempre stato sentito, fin dalla prima comunità cristiana fino ad oggi, tra l’Antico e il Nuovo testamento.

Gli episodi evangelici legati a Sabastia, Nablus, monte Garezin, il pozzo della samaritana, sono discussioni, episodi che parlano proprio del legame tra l’ Antico e il Nuovo testamento: la Salvezza da dove viene? La salvezza viene dal Monte Garezin come dicono in Samaria o viene dal tempio? Ecco, la risposta, il legame tra l’Antico e il Nuovo Testamento, tra il Giudaismo e Gesù. Quel luogo è importante anche per questo, ci parla anche di questo. Giovanni Battista è diventato anche un po’ il simbolo di questo legame e quindi ha un ruolo molto importante che merita di essere conosciuto. Quando sono in Terra Santa se vado sulle orme cristiane, vado sulle orme di Gesù sicuramente, ma Gesù non è caduto dal cielo così. È figlio di una storia, di una terra, di una cultura, e quindi per entrare come pellegrini in quei luoghi bisogna anche introdurre in maniera unica, toccando con mano, in maniera molto concreta ed anche accessibile, una realtà che invece spesso i teologi rendono così astrusa e lontana che fa spaventare, non soltanto i pellegrini semplici o i fedeli semplici ma anche noi francescani.

La Custodia di Terra Santa a Sabastia non ha nulla, anche questo è un aspetto molto importante da tenere presente; noi non abbiamo una proprietà lì, fisica, concreta, legale, abbiamo solo un legame morale. Compito dei francescani oggi in Terra Santa è far conoscere la Terra Santa non come un feticcio ma come l’ottavo Sacramento, cioè come quel luogo, quella realtà, quella terra che ci parla della storia della rivelazione e di Gesù, che è la pienezza della storia della Rivelazione. Quindi tutto ciò che noi possiamo fare, che sia nostro o di altri non ha importanza, è far conoscere questa realtà, la quale alla fine per noi si chiama Gesù.

Un altro aspetto molto bello è il fatto che questa tradizione è tenuta viva dai musulmani: infatti a Sabastia non ci sono cristiani, c’è solo qualche rudere che appartiene alla chiesa greca- ortodossa, ma per il resto ci sono i musulmani, c’è la moschea, c’è il profeta Iachia, che  poi è Giovanni. Nonostante siano lì sempre a litigare, l’uno contro l’altro, queste tradizioni si intersecano, si intrecciano, si conservano  e questo fatto ci ha attratto come Custodia perché ci ha fatto rendere conto che ci apparteniamo a vicenda. Noi tutti apparteniamo a quella terra, a quelle tradizioni. Era però importante come Custodia compiere un passaggio ulteriore, non subire soltanto questa tradizione e questa appartenenza, ma, anzi, entrarci dentro, con un atteggiamento sia critico che positivo. Questa era la visione di Padre Piccirillo che noi abbiamo fatto nostra, che abbiamo accolto come nostra. Vogliamo rimanere lì perché forse possiamo esprimere in maniera nuova e diversa quella missione che ci appartiene, che fa parte del nostro DNA: stare in Terra Santa da frati, sottomessi da un’umana creatura, come diceva San Francesco, ma con la passione che ci caratterizza da sempre, passione per quella terra e soprattutto per chi in quella terra ci ha legati, Gesù.

Operiamo a Sebastia non direttamente come Custodia ma attraverso un ente laico che ci consente in maniera molto concreta di attingere più facilmente a fondi, i quali permettono di esprimerci con una certa libertà e anche e con una certa tranquillità:  questo ente si chiama ATS, Associazione di Terra Santa, ed è un ente non governativo, che di fatto appartiene alla Custodia di Terra Santa.

Un ulteriore aspetto che a noi sta molto a cuore è quello di creare lavoro. Uno dei compiti della Custodia di Terra Santa è sostenere la presenza cristiana in Terra Santa sicuramente attraverso i luoghi Santi e la loro conservazione ma anche attraverso la creazione di opportunità di lavoro.

A Sebastia ci sono soprattutto musulmani e i cristiani, essendo proprio una piccola minoranza, hanno un bisogno indispensabile di creare relazioni con ebrei e musulmani, con Israeliani e Palestinesi. Occorre superare un confine, e ció avviene anche perché Sebastia é un luogo libero, selvatico, anche se temiamo che lo sviluppo, sicuramente necessario, porterà al deterioramento delle tradizioni. Lì, adesso, nascono relazioni, amicizie legate al territorio, alla conservazione, al senso di appartenenza della terra e tutto questo va oltre alle appartenenze religiose, oltre a quei confini che in Terra Santa sono a volte così impenetrabili.

E’ stato dunque necessario ‘istituzionalizzare’ la visione di Piccirillo, almeno come Custodia di Terra Santa, e credo che grazie all’apporto di Carla Benelli e di Osama Hamdan e grazie a queste realtà già nominate siamo riusciti a farla diventare iniziativa propria della Custodia.

La Custodia di Terra Santa mette il suo nome, le sue energie, parte del suo contributo, delle sue risorse economiche, ma gran parte delle risorse provengono dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo, dalla regione Lombardia, dalla Fondazione Cariplo. Queste realtà hanno dato e continuano a dare gran parte delle loro risorse per questo progetto, il quale non sconvolgerà sicuramente le realtà del Medio  Oriente né della Terra Santa, ma è un esempio piccolo ma molto bello e significativo, perché fa vedere come, nonostante tutto, una realtà antica, radicata, con una forte cultura e identità come la custodia di Terra Santa, con un po’ di sacrificio, possa coinvolgere tante realtà. E far vedere che, nonostante la Terra Santa sia considerata la madre di tutti i conflitti, essa è e continua ad essere la terra dove cristiani, ebrei, musulmani, tradizioni antiche e nuove, possono comunque dare vita a nuove forme di collaborazione, di coesistenza e di convivenza.

 

 

 

 

 

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