Novembre 2016

La seconda resurrezione di Betania: un progetto per far rinascere il paese tanto caro a Gesù

“Immaginati una bambina di dieci anni che ha l’opportunità per la prima volta di venire qui e scoprire una parte della sua storia, o anche solo di vedere un modo di lavoro, un metodo, un sito pulito e ordinato mentre fuori c’è il caos. Noi non lo sappiamo, ma una gita così può cambiare la vita di una ragazzina. Questo però si vede con gli anni, lo abbiamo visto negli anni… Noi intanto continuiamo ad offrire l’opportunità di crescere. La novità sta in questo”.

Parla così l’architetto Osama Hamdam, responsabile dei lavori a Betania, dove “tre anni fa era pieno di bottiglie di birra, immondizia…i ragazzini venivano tra le rovine a nascondersi… Era il degrado totale! E poi c’erano gli scavi clandestini per cui alcuni pezzi del muro stavano crollando…” Mentre ci accompagna a fare un giro del sito archeologico, il direttore del Mosaic Centre Jericho ci racconta delle novità, “Ora finalmente… questo!” dice poi con soddisfazione indicando il cantiere. Ci sono voluti tempo e fatica, ma ora lavoriamo in condizioni invidiabili e i nostri ragazzi sono molto ordinati. Sfido a trovare un cantiere così in ordine nei dintorni!”

Betania, oggi el-‛Āzariyyeh, è una cittadina della Cisgiordania che sorge sul lato orientale del Monte degli Ulivi. Nel Vangelo compare più volte come luogo estremamente caro a Gesù per la presenza di alcuni dei suoi amici più intimi; tra questi vi sono soprattutto Marta e Maria e il loro fratello Lazzaro. Collocata sulla strada che da Gerico porta a Gerusalemme e a pochi chilometri da quest’ultima, Betania era anche sosta obbligata dei pellegrinaggi.

Anche oggi” spiega Osama, “molti pellegrini e turisti vengono in visita, ma si fermano per pochi minuti. Visitano il santuario dei francescani, la tomba di Lazzaro e poi ripartono. Perché non sanno che qui c’è molto di più…E una cittadina – un tempo tanto fiorente – ora è povera e degradata”. Infatti nel terreno di proprietà dei francescani vi è anche un sito archeologico con resti di grandissima importanza, totalmente abbandonato.

“Poi tre anni fa il Custode di Terra Santa è venuto in visita e si è spaventato delle condizioni in cui versava!” Da lì l’idea del progetto di pulizia e restauro del sito. “Abbiamo iniziato alcune campagne di scavo con pochissimi fondi, quelli della Custodia di Terra Santa e un contributo prezioso della Fondazione Cariplo. L’idea era soprattutto catalogare i reperti e tracciare una storia del sito, per creare le condizioni di uno sviluppo in futuro”. Poi il sostegno di Associazione pro Terra Sancta.

Il progetto “Betania” è diventato molto più di questo. “Il Custode mi ha chiesto di occuparmi degli scavi” continua Hamdam, “ma siccome qui vicino c’è l’università Al-Quds, con una facoltà di archeologia, io ho pensato subito al loro coinvolgimento. Questa fu una novità: nè gli studenti, nè i professori conoscevano il sito archeologico, così importante per la loro storia. Ed è stata anche una grandissima opportunità, per gli studenti soprattutto, di fare ricerca e iniziare a fare esperienza di scavi archeologici”.

E sono moltissime le iniziative che poi sono nate intorno al sito, affinché tutta l’area circostante possa beneficiarne: il coinvolgimento delle donne dell’associazione Shorouq, per la produzione di prodotti locali e poi le visite organizzate per le scuole. Il coinvolgimento delle donne era in un certo senso “dovuto”. “Questa è la città di Marta e Maria” spiega Osama “e per questo abbiamo pensato di farle partecipare alla produzione di prodotti locali tra cui, speriamo un giorno, anche l’olio di nardo”.

Mentre concludiamo la visita al sito l’architetto si ferma di nuovo davanti alla serie di reperti di epoca crociata, tutti ripuliti e catalogati, e sorride. “Abbiamo coinvolto anche tanti professori ed esperti da università italiane. Siamo un pò chiusi qui, ma io ho sempre cercato il confronto con ‘gente che sa’, per crescere, capire nuovi metodi o approcci alla materia. E siamo riusciti ad arrivare a questo”.

La soddisfazione di Osama è davvero grande, anche se è solo una goccia nascosta, “mentre tutti parlano di conflitto e sono presi dal conflitto, noi qui costruiamo. Ci vorrà molto tempo, ma io vedo che tante cose stanno cambiando”.

Ci accompagna verso l’uscita, passando attraverso il giardino del santuario dei francescani della Custodia di Terra Santa. “Le coppie vengono qui a fare le foto il giorno del loro matrimonio” dice, “è il luogo più bello di Betania. La speranza è che tutto il paese diventi come questo giardino”.

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