Marzo 2015

Mons. Abou-Khazen d’Aleppo: ritrovare la fiducia

[Da custodia.org] La Custodia di Terra Santa, con i suoi frati presenti in Siria e in Libano, s’impegna ogni giorno di più a favore delle vittime dei conflitti che scuotono il Medio Oriente. Sono numerosi i rifugiati e profughi siriani, iracheni, curdi che bussano alle porte di conventi e chiese per trovare un po’ di tregua, un po’ di cibo, per farsi curare, per educare i bambini… A immagine di San Francesco che, ai suoi tempi, pronunciò le seguenti parole: « Comincia facendo il necessario, poi fai quel che è possibile e realizzerai l’impossibile », i francescani han dovuto far fronte alle emergenze causate dalla violenza del conflitto siriano. Sì è iniziato costruendo una piccola rete tra i conventi francescani sparsi in Siria e Libano, poi, a causa delle continue restrizioni di sicurezza, sono stati creati accordi con altre comunità religiose e laiche per affrontare i bisogni (…).

Mons. Georges Abou-Khazen, francescano della Custodia di Terra Santa e Vicario apostolico di Aleppo, (…) ha illustrato la situazione dei cristiani in Medio Oriente: « Una delle principali sfide che, a mio parere, devono affrontare i Cristiani del Medio Oriente è il superamento delle nostre paure e la riscoperta della fiducia, una fiducia che è stata distrutta da ciò che abbiamo vissuto. È questa mancanza di fiducia che ci impedisce di prevedere il futuro. La nostra sfida è di sentirci dire che la nostra presenza in Medio Oriente è una chiamata, una missione ». Mons. Georges Abou-Khazen è ritornato più a lungo sul conflitto siriano e su ciò che l’ha trasformato e rinforzato, nonostante la durezza della vita: l’ecumenismo e il dialogo islamo-cristiano.

« Noi cristiani, siamo una piccola minoranza in Siria, composta da varie Chiese e non siamo mai stati così uniti ». Ogni sabato i vescovi cattolici si riuniscono e, l’ultimo sabato del mese, è organizzato un incontro ecumenico aperto a coloro che lo desiderano. « I giovani rimasti ci sollecitano; fanno volontariato in parrocchia, si sposano; i bambini sono battezzati, si celebrano feste e giornate mondiali… Noi vogliamo rimanere membri della Chiesa universale: la vita continua ».

I quartieri di Aleppo, a maggioranza cristiana, accolgono i numerosi profughi di confessione musulmana; un’esperienza nuova e feconda per Mons. Abou-Khazen. « Durante il conflitto, abbiamo sviluppato nuovi modi d’incontro. Non è stato facile ma continuo a ribadire che è molto importante saper accogliere. Non dobbiamo creare alibi per l’esclusione o il settarismo. Dobbiamo nutrirci di tale convivenza e, credetemi, numerosi musulmani sono sorpresi dalla carità dei cristiani soprattutto verso i bambini, le donne, gli anziani… ». Il Vescovo porta come esempio una sala parrocchiale affidata al Wagf (istituzione islamica di beneficenza) e trasformata in casa d’accoglienza per persone anziane, orfani e handicappati o, ancora, del generatore della Parrocchia che permette agli studenti di studiare quando le interruzioni d’elettricità sono troppo lunghe.

« L’Islam siriano è moderato » dichiara Mons. Abou-Khazen a chi vuole ascoltarlo. « È troppo facile mettere le persone una contro l’altra, o generalizzare ». Riprende poi le parole del Santo Padre nella sua ultima lettera: « La Quaresima è un tempo propizio per far cessare l’indifferenza, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, dobbiamo convertirci all’Uomo, poco importa chi sia e in che cosa crede ».

Nell’oscurità della notte siriana, Mons. Georges dice di vedere la luce e se lui la vede anche altri sono capaci d’intravvederla. Di fronte all’insicurezza e al desiderio di emigrare, Mons Georges afferma al suo piccolo gregge: « Io non parto, rimango e non mi sento solo poiché so che ovunque nel mondo si prega per la Siria; anche i musulmani ci ringraziano, alcuni me le hanno detto ».

Forse una boccata di speranza verrà dai nuovi progetti di Associazione pro Terra Sancta, ONG a servizio della Custodia di Terra Santa. Grazie alle donazioni ricevute, nel 2015 sarà rinnovato un ospedale di Aleppo gestito dai frati (rimessa in funzione di tre sale operatorie, due sale rianimazione, dispensario di medicinali, sostegno delle spese di ricovero per i più poveri…), oltre a centri d’accoglienza per rispondere ai bisogni di prima necessità. Si stima che in Siria, sono oltre 6 milioni i profughi che non possono sostenere l’aumento dei prezzi.

[Nel video in alto a destra, la testimonianza di Mons Abu Khazen a Radio Capital].

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