Ottobre 2017
Damasco asilo

Oasi di carità a Damasco. Prima tappa del nostro viaggio in Siria

Arriviamo a Damasco dopo il tramonto e lo spettacolo è sorprendente: quello di una città illuminata. Solo sei mesi fa sembrava impossibile, ma da luglio l’elettricità non sembra essere più un grande problema. Mentre ci avviciniamo al convento dei francescani, la cauta impressione avuta all’inizio trova sempre maggiori conferme: la città è tornata finalmente a vivere e le speranze che la guerra finisca in fretta sono palpabili tra le persone che affollano i suq di questa città straordinaria.

Al mercato davanti alla grande moschea si fatica a camminare: i turisti non ci sono, certo, ma i commercianti sono indaffarati ad ascoltare le richieste di chi ha finalmente qualche soldo per comprare una sciarpa, qualche spezia, o solo un pezzo di sapone.

“Dopo la liberazione di Aleppo abbiamo cominciato a sperare – ci racconta padre Bahjat, guardiano del convento francaccoglienza Siriaescano di Damasco a Bab Touma – ed è decisamente un’altra vita”. Non è ottimismo ingenuo, e al memoriale di san Paolo (dove secondo la tradizione Saulo di Tarso incontrò Gesù) suor Yola ce lo conferma, mentre ci accompagna a vedere l’asilo che non ha mai smesso di accogliere bambini in questi anni di guerra.

Dentro la scuola materna le sale completamente rinnovate accolgono in tutto 140 bambini, dai 3 ai 5 anni.  Ma solo un anno fa era un edificio fatiscente. “Grazie ai fondi che ci ha inviato l’Associazione pro Terra Sancta abbiamo fatto un lavoro bellissimo. E possiamo accogliere chiunque, anche chi non ha i soldi per pagare la retta già ridotta al minimo”. Questo miracolo della carità è stato reso possibile grazie ai tanti sostenitori che in questi anni non hanno abbandonato il popolo siriano. La riconoscenza di suor Yola e delle maestre è per loro, “per voi che in questi anni non ci avete lasciato soli”, ci dice raggiante.

Nelle classi però si fanno i conti con un’umanità straziata dal dolore. Come Maryam che ha solo cinque anni e ha perso la madre da pochi mesi. È timida, risponde appena. Ci guarda con quei piccoli occhi azzurri ma non si avvicina, anche se suor Yola continua a chiamarla. “Taali, taali!”, che significa “vieni, vieni!”. Niente da fare. Maryam si nasconde tra le sue compagne, un sorriso appena accennato. “Ha perso sua madre il 26 marzo scorso”.

Per lei e sua sorella è stato un colpo terribile. “Da allora parla poco, pochissimo”. Ogni tanto, le sue mani tremano, e il suo sguardo si perde nel vuoto. “Pochi giorni dopo, la domenica di Pasqua, il padre si è suicidato. Prima di ammazzarsi ha chiamato tutti i figli e ha detto a Stefano, il fratello maggiore: “il papà ora starà via per un po’, mi raccomando: abbi cura delle tue sorelle”. Quella fu l’ultima volta che lo videro.

Stefano, quando ha capito che il padre non sarebbe più tornato, per vendicarsi ha smesso di vedere le sorelle. Non voleva obbedire al suo papà, che lo aveva tradito. “Di notte lo sentiamo piangere e urlare”, raccontano gli zii che lo ospitano: “accusa il padre di essere un bugiardo, di averlo deluso. Qualche volta, minaccia anche lui di suicidarsi”. Le cicatrici che la guerra ha lasciato e sta lasciando dureranno ancora chissà quanti anni. “L’unica speranza è che possano sentirsi davvero amati, dopo essere stati abbandonati da tutti”.

È vero per Stefano, per Maryam, ma anche per tutti quei piccolini che la mattina entrano, ordinati, in quelle stanze pulite e sistemate, espressione di una bellezza che la guerra non è riuscita a deturpare fino in fondo. È questo il desiderio di Suor Yola per la sua grande famiglia. Dove, tra i volti timidi e spesso sofferenti, si nasconde la Siria di questi anni, fatta di paure e violenza, ma anche di insospettabile letizia e miracolosa speranza.

È questa speranza che vogliamo sostenere, anche – e soprattutto – con il vostro aiuto. Perché, come san Paolo, possano ancora convertirsi tanti cuori nella Siria dilaniata dal conflitto e che oggi – dopo tanto, troppo tempo – sta tornando a vivere.

Sostieni anche tu i piccoli miracoli di carità in Siria!

asilo damasco
asilo Damasco
soeur yole
WhatsApp Image 2017-10-30 at 10.51.15
école damas
WhatsApp Image 2017-10-30 at 10.52.07
condividi facebook twitter google pinterest stampa invia
Notizie correlate:

Fede, speranza e carità ad Aleppo. Ultima tappa del nostro viaggio in Siria (Novembre 2017)

Una casa per Aleppo (Ottobre 2017)

Aggiornamenti dalla Siria: “Torniamo a casa, ma non è ancora finita!” (Luglio 2017)

GREST 2017: con la parrocchia, ancora vicini alla Siria (Giugno 2017)

Testimonianze dalla Siria: Suor Iole, la missionaria di speranza a Damasco (Maggio 2017)

Sei anni di guerra in Siria e l’instancabile impegno di ATS pro Terra Sancta a fianco della popolazione (Marzo 2017)

A lezione con l’Arab Institute di Betlemme: “Non basta conoscersi e interessarsi, ma si deve anche valorizzare l’altro” (Febbraio 2017)

Aleppo si rialza (Febbraio 2017)

Aleppo libera, ma la pace è ancora lontana (Dicembre 2016)

Colpita la chiesa francescana di Damasco. Associazione pro Terra Sancta a fianco della Custodia di Terra Santa (Novembre 2016)

Con i nostri occhi il dramma di Aleppo (Ottobre 2016)

Siria: Associazione pro Terra Sancta rilancia l’appello per la pace dell’ordine francescano (Ottobre 2016)

“Non voglio che siate tristi per la guerra”: gli oratori italiani a sostegno di Aleppo (Agosto 2016)

“La carità è il primo comandamento”: la testimonianza dei Centri Estivi di Aleppo (Luglio 2016)

Bombe sul collegio Terre Sainte! (Maggio 2016)

Aleppo, la guerra e la speranza. Voci dalla città che non conosce tregua (Maggio 2016)

Vi raccontiamo il nostro viaggio in Siria (Aprile 2016)

Dal Vangelo secondo Damasco: “la battaglia che non conosce tregua” (Marzo 2016)

La vittoria di Aleppo: accoglienza, carità e unità (Marzo 2016)

Il Custode di Terra Santa in visita ai progetti di Betlemme (Gennaio 2016)