Gennaio 2018
Restauri Betania e Venaria

Torino e Betania, insieme per restaurare

“Teacher slowly slowly (piano piano, prof!)” dice Ahmad mentre con camice bianco e una siringa in mano interviene su un vecchio tronco di vite seguendo le indicazioni di Paola. Con lui Ayman sta disegnando il rilievo e Bashar sta pesando su una bilancia un solvente. Loro sono solo alcuni degli operai che lavorano al restauro di un’antica pressa olearia sul sito del monastero crociato di Betania, accanto alla Tomba di Lazzaro. L’attività rientra in uno dei diversi moduli di restauro previsti dal progetto Interdisciplinary training in conservation of cultural heritge e vede la collaborazione tra Mosaic Centre di Jericho, Comune di Torino,  Centro Conservazione e Restauro della Reggia di Venaria Reale, grazie al supporto di Associazione pro Terra Sancta.

“Per me è un’esperienza stimolante, per loro è un’occasione riuscire ad imparare a lavorare su elementi, come il legno, in un modo nuovo e all’avanguardia” afferma Paola Buscaglia, docente e restauratrice del legno del centro di Venaria. Insieme ai ragazzi sta lavorando a questa preziosa pressa, gravemente rovinata da tarli e insetti. “La teoria sul riconoscimento e degrado del legno a volte è difficile ma restauri Betaniac’è voglia di approfondire. Poi quando passiamo alle attività pratiche resto stupita, sono bravissimi”.

Il progetto, infatti, grazie alla presenza di un team di esperti del restauro, ha l’obbiettivo di garantire una formazione, reale, pratica e di alto livello su diversi aspetti.

“Ancor di più, l’interesse e la curiosità sono stati totali quando i ragazzi hanno studiato per la prima volta alcune forme organiche direttamente a un microscopio! Molti di loro non lo avevano mai visto prima!” racconta la biologa Enrica Matteucci (Università di Torino): “Mi ha stupito in particolare – continua l’esperta – la curiosità di tre ragazze quando una mattina mentre studiavo un campione di licheni sui muri mi hanno chiesto con un interesse mai visto cosa fosse e cosa facessi”.

Il progetto, partito a settembre, aveva già visto la partecipazione dei ragazzi già sulla documentazione e analisi dei dati archeologici secondo standard internazionali (Giorgio di Gangi, Chiara Maria Lebole), il restauro degli affreschi (Stefania Dimarcello), lo studio, la composizione delle pietre, il degrado, la loro consolidazione (Alessandra Marengo), lo studio e l’analisi chimica e biologica dei muschi e dei licheni che si formano sulle pareti del sito e sui reperti e i metodi di pulizia.

“Cerchiamo di svilrestauri Betania e Venariauppare forze sul posto per supportare la municipalità e l’intera la comunità di Betania, attraverso la riscoperta e valorizzazione di un sito importantissimo – ha affermato Osama Hamdan, direttore del Mosaic Centre di Jericho – ma abbiamo bisogno dell’aiuto della comunità internazionale, anche attraverso speciali competenze che non abbiamo o non possiamo offrire”. L’equipe, infatti, non è venuta a restaurare, “ma insegnare a restaurare” specifica Maria Bottiglieri (Responsabile cooperazione internazionale della Città di Torino), perché “queste pratiche di cooperazione internazionale – ha aggiunto il vicesindaco del Comune di Torino – avviano delle sinergie tra i nostri enti, le comunità, le imprese di cui vogliamo valorizzare le competenze. L’affinamento specialistico delle conoscenze e pratiche di collaborazione sociale ad esempio attraverso una formazione sono un aiuto soprattutto per una popolazione molto molto in crisi”.

Se nei prossimi mesi i ragazzi del Mosaic Centre impareranno ad affinare altre tecniche di restauro sul mosaico e su altri materiali già studiati, “oggi sanno già riconoscere in modo più preciso l’età di un muro e capire alcuni processi di deterioramento e intervento” dice l’arch. Najati Fitiani, che durante i corsi aiuta a superare il muro linguistico tra l’italiano, l’inglese e l’arabo.
“Noi lavoriamo qui accanto alla Tomba di Lazzaro che per i cristiani è un luogo di speranza – conclude il giovane archeologo Ayman – così imparando a ricostruire il nostro passato impareremo a costruire il nostro futuro”.

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