Ottobre 2016

Viaggio tra i profughi di Rodi: l’impegno di padre Luke e il sostegno di ATS pro Terra Sancta

Aspettano. Tutto il giorno, senza fare niente“. Alcuni da pochi giorni, altri da settimane, in certi casi da mesi. Sono i profughi sbarcati sull’isola di Rodi, dalla Siria, Iraq, Afghanistan. Quando andiamo a trovarli stanno guardando un vecchio di film di Charlie Chaplin, con un vecchio proiettore che trasmette le immagini su un muro sporco e incrostato. Ammazzano il tempo per come possono, e sperano che l’Unione Europea decida in fretta sulle loro sorti.

“Sono un’ottantina in tutto – ci racconta l’anziano signore greco che gestisce il centro – e sono tutti fuggiti dalle tragedie del proprio paese d’origine. Troviamo cristiani di Erbil, e musulmani di Aleppo, profughi iracheni e libici. Adulti e bambini, in alcuni casi intere famiglie. “Quando i tanti turisti si sono accorti della situazione in cui vivono queste persone, hanno cominciato a portare il cibo alle messe domenicali. Sono stati davvero generosi“. A raccontarci questa straordinaria catena di solidarietà è fra Luke Gregory, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco di Rodi.

“Questi ultimi mesi però sono stati molto impegnativi. Mancavano le infrastrutture per accogliere tutti, e all’inizio alcuni profughi dormivano in tenda. Non c’erano bagni e cibo caldo. Fortunatamente i sindaci e gli alberghi hanno dimostrato una grande solidarietà per rispondere ai primi bisogni”. Anche la disponibilità greca però conosce bene i suoi limiti.

L’isola di Rodi infatti “vive” solo durante la stagione estiva, quando i turisti arrivano a frotte e mettono in marcia l’economia, mentre in inverno le difficoltà si fanno sentire, e la gente campa con quello che ha guadagnato in estate. “A parte poca agricoltura non c’è molto altro qui”, confida padre Luke.

I panni stesi su un pezzo di spago e i muri rovinati dalla muffa di questo vecchio mattatoio fanno da cornice a questo improvvisato campo profughi. “Desidero ringraziare Associazione pro Terra Sancta che ha risposto subito all’emergenza inviando alcune risorse finanziare – ci ha detto padre Luke – ma i bisogni sono tanti”. Beni di prima necessità, certo, ma occorre anche puntare sull’educazione. “Mi preoccupo tanto per i bambini: vado lì con cioccolata, biscotti e giochi. Però alcuni non vanno a scuola da due anni, ed è veramente drammatico”.

Guardando negli occhi questi ragazzini che tirano calci a un pallone sgonfio si capisce subito che la sfida più importante è quella di dargli prima di tutto un futuro. E senza educazione non c’è futuro. “Vogliamo andare a scuola,  ci siamo stufati di giocare tutto il giorno”. I bambini dicono così al francescano inglese da 12 anni a custodia di quest’isola toccata da san Paolo.

Associazione pro Terra Sancta risponde da anni a questa emergenza, sostenendo con le donazioni arrivate l’instancabile attività di padre Luke a fianco degli ultimi. Goccia nell’oceano di bisogni. “La gente purtroppo non dona più tanto perché pensa che il problema dei profughi a rodi sia risolto. Purtroppo non è così – racconta ancora fra Luke – semplicemente non si vedono più, perché sono stati messi lontani dagli occhi dei turisti”.

Come quei due uomini che – mentre lasciamo  il centro – ci salutano, distesi e annoiati sulle loro brandine. Fumano. Anche loro aspettano quella barca che possa portarli verso lidi più sicuri. O qualcosa da mangiare, per arrivare al giorno dopo e sincerarsi di essere ancora vivi.

Aiutaci a sostenere l’attività di padre Luke coi profughi!

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