A lezione di speranza, sostegno ai bambini e ai giovani colpiti dalla guerra

Siria/Knaye e Yacoubieh

CONTESTO & OBIETTIVO

I villaggi di Knaye e Yacoubieh si trovano in una delle zone al centro degli scontri e delle tensioni tra l’esercito siriano, l’opposizione e le forze straniere. Questo territorio è ancora sotto il controllo di milizie jihadiste e la popolazione vive in estrema difficoltà. Oltre al rischio quotidiano di venire rapiti o rimanere uccisi, mancano strutture funzionanti come gli ospedali e le scuole. Il sistema scolastico è collassato: dalla fine del 2013 le scuole private sono state chiuse, l’istruzione cristiana è stata abolita e gli studenti e insegnanti cristiani o non allineati al pensiero jihadista sono stati esclusi dalle scuole pubbliche rimaste. Da quel momento, vengono gestite due scuole all’interno dei conventi di Knaye e Yacoubieh che rappresentano per 70 studenti l’unica opportunità di ricevere un’istruzione scolastica e per 11 insegnanti cristiani di avere un lavoro. All’interno delle due scuole, gli insegnanti seguono il programma imposto dalle autorità islamiste in cambio dell’opportunità di insegnare oltre ad arabo, Corano, inglese e matematica, alcune materie come religione, arte e musica.

Queste scuole sono essenziali per i bambini, sia per continuare i loro studi sia per avere una vita quotidiana abbastanza normale. Per la maggior parte di loro infatti, frequentare la scuola ha un impatto psicosociale positivo in quanto è uno dei rari luoghi in cui i bambini possono concentrarsi sul loro percorso di crescita, sulle proprie passioni e abilità, lontano dalla continua esposizione a bombardamenti, distruzione e morte.

ATTIVITA’

  • Supporto alla gestione delle due scuole.
  • Acquisto materiale scolastico per gli studenti

BENEFICIARI

  • Bambini e studenti
  • Docenti delle scuole aperte all’interno dei conventi
  • Le famiglie delle comunità locali

TESTIMONIANZA DI PADRE HANNA

 

“Siamo agnelli in mezzo ai lupi. Letteralmente. Ogni sera ci addormentiamo affidando al Signore la nostra vita, perché potremmo essere assaliti sempre. Il mattino dopo ci svegliamo e vediamo che le nostre preghiere sono state esaudite. Allo stesso modo sentiamo la potenza delle vostre preghiere per noi. Il Signore non ci esaudisce facendo scomparire i lupi, quelli ci sono sempre, ma incredibilmente i lupi sono mansueti. Certo ci hanno costretto a togliere tutti i simboli cristiani e non possiamo manifestare la nostra fede pubblicamente; ci minacciano, mandano i ragazzini a lanciare pietre alle porte delle nostre case e delle chiese, ma la nostra vita è salva e continuiamo a vivere la quotidianità con impegno, nella speranza e nella fede”. La voce di padre Hanna Jallouf in questa sera di febbraio (2019) al telefono è serena, limpida, piena di quella speranza di cui ci racconta e che, dice, “vince su tutti i soprusi e le violenze che subiamo ogni giorno”.

Padre Hanna è francescano della Custodia di Terra Santa, uno degli unici due religiosi rimasti insieme alle comunità cristiane di Knaye e Yacoubieh nella provincia di Idlib, dove si sono rifugiati circa 30.000 ribelli oppositori del governo di Bashar Al Assad.

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Nei mesi scorsi si era parlato molto di Idlib, l’ultima zona di resistenza dei Jihadisti governati da Jahbat Al-Nusra; inizialmente sembrava non vi fosse altra soluzione per il governo e gli alleati russi, se non quella di invadere l’area causando una carneficina di civili, poi invece si era parlato di un accordo tra Russia e Turchia, per la demilitarizzazione dell’area e il ritiro di tutti i combattenti; a quel punto pareva si fosse giunti ad una decisione condivisa e si era smesso di parlarne. Ma la questione è tutt’altro che risolta, la provincia di Idlib è ancora sotto Al-Nusra e le condizioni in cui vivono padre Hanna con il confratello Luai Bsharat e le comunità di Knaye e Yacoubieh sono precarie. Qui noi di Associazione pro Terra Sancta continuiamo le attività di assistenza, di distribuzione di pacchi alimentari e beni di prima necessità e di accoglienza presso il convento di alcune famiglie senza casa. Queste attività sono “un aiuto fondamentale – ci dice ancora padre Hanna – per la comunità cristiana che senza di noi e senza il vostro sostegno non esisterebbe più qui. Per questo rimaniamo, la gente ha bisogno e guarda costantemente a noi”. Non ha dubbi su questo padre Hanna, vuole rimanere con la sua comunità, nonostante le cose potrebbero peggiorare ancora.

DONA PER KNAYE E YACOUBIEH

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