A Betlemme non c’è più nessuno: la difficile situazione della Cisgiordania in queste settimane di guerra.

Jacopo Battistini27 Ottobre 2023

A Betlemme è sempre Natale. O almeno così si dice. Dal 7 ottobre la situazione di questa città è radicalmente cambiata. L’offensiva senza precedenti lanciata da Hamas sui territori circostanti alla Striscia di Gaza ha avuto le sue conseguenze anche nella culla della Cristianità.

“Stava per arrivare l’alta stagione del turismo e finalmente quest’anno sembrava fossimo tornati ai livelli di prima del Covid. In una settimana ho ricevuto disdette per tutta la stagione. In una settimana ho perso tre mesi di prenotazioni, e le disdette continuano ad arrivare.” Così ci racconta R. che lavora nella reception di una Guest House a pochi passi dalla Basilica della Natività, deserta ormai da giorni. Continua: “La guerra ha spaventato i turisti, e adesso che tutti i checkpoint sono chiusi chissà fino a quando, non ci sono speranze per questa stagione. E’ la seconda stagione che andata a vuoto nel giro di pochi anni. Non so come faremo.”

Basilica della Natività completamente deserta

Chiunque lavori nell’ambito del turismo, per cui la maggior parte della popolazione di Betlemme, si trova, ancora una volta, in estrema difficoltà. “Lavoravo alla reception di un Hotel, ovviamente non ho un contratto né niente, il mio capo mi ha semplicemente detto di non disturbarmi a venire domani.” Così racconta K., anche lui rimasto a piedi a seguito della chiusura totale di tutti gli Hotel della città che in pochi giorni si sono completamente svuotati.

La città fortunatamente non è stata toccata dalla guerra (lusso che invece non è toccato a Jenin, altra città della Cisgordania colpita recentemente da un pesante raid), ma diversi razzi sono stati intercettati dalla contraerea israeliana sul cielo di Betlemme e le incursioni di soldati israeliani in città, che avvenivano anche prima del 7 ottobre, sono diventate molto più frequenti e pesanti.

“Mio figlio ha otto anni, da quando ha sentito i bombardamenti del giorno in cui Hamas ha attaccato non vuole più dormire da solo, viene da noi nel cuore della notte perché ha paura. La mia figlia più piccola invece ha ricominciato a farsi la pipì addosso per lo shock. Pochi giorni fa sono scoppiati altri razzi su Betlemme, per tranquillizzarla le dicevo che erano i fuochi d’artificio di un matrimonio, e le mia ha detto: ‘Papà perché mi dici le bugie?’. Ha cinque anni, ma ha già capito tutto.” Purtroppo Betlemme non è solo turismo e presepi come a volte finiamo per immaginarla, Betlemme è una città fatta di persone, di famiglie come quella di M. che ci racconta dei traumi che i suoi bambini stanno attraversando in questi giorni. “Sono nato a Betlemme, ho studiato all’estero, ma ho deciso di tornare perché è casa mia e perché voglio che la comunità cristiana di qui continui a sopravvivere. Ma con questa situazione sto pensando di scappare, di trasferirmi all’estero dove so che i miei figli potranno avere un futuro migliore.”

E così ogni anno, ogni guerra che colpisce questa terra travagliati sono centinaia le persone che decidono di scappare, di trovare un luogo migliore dove andare a vivere abbandonando le loro radici. Con la guerra non è solo il turismo a fermarsi ma tantissime attività della città e per qualche giorno si è temuto che Israele tagliasse le forniture di cibo, acqua e carburante anche in West Bank, facendo schizzare i prezzi dei prodotti freschi come frutta e verdura, che per qualche giorno sono costati il quadruplo rispetto a prima della guerra.

È ancora presto per sapere cosa succederà, la situazione è molto incerta. Una cosa è sicura, che questo inverno a vegliare sui luoghi santi di Betlemme ci sarà solamente una comunità cristiana locale in uno dei momenti più difficili degli ultimi anni.