Beirut, una settimana dopo: “Negli occhi dei cittadini la voglia di rinascere”

email whatsapp telegram facebook twitter

A poco più di una settimana dalle terribili esplosioni che hanno distrutto Beirut, l’aggiornamento sulla situazione di padre Firas Lutfi, Ministro francescano della Regione San Paolo, di rientro da un viaggio in visita alle comunità in Siria.

Beirut, una settimana dopo. Raggiungiamo di nuovo al telefono padre Firas Lutfi, Ministro francescano della Regione San Paolo, che si trova ancora in Siria, dove si era recato in visita alle comunità e ora cerca in tutti i modi di raggiungere i confratelli in Libano, ma è bloccato a Damasco in attesa dei risultati del tampone COVID-19. “Il virus qui – ci dice – si sta diffondendo in fretta da poco abbiamo ricevuto la notizia della morte di un nostro confratello di Aleppo e di altri tre che hanno contratto il virus, purtroppo la situazione peggiora continuamente”.

Da Beirut intanto arrivano aggiornamenti in tempo reale dai confratelli che dal giorno dopo l’esplosione lavorano incessantemente per liberare i locali del convento distrutto e assistere la comunità nei bisogni di prima necessità. “Da subito – racconta – i frati da tutto il Libano si sono uniti ai confratelli del convento colpito per aiutare in qualsiasi modo. Ma la testimonianza più bella arriva dai giovani e dai cittadini di Beirut. Come mi raccontava un frate ieri, ‘nei volti e nei cittadini di Beirut vedo una grande voglia di ripartire”.

Sono moltissimi infatti i volontari che in questi giorni aiutano ovunque e in qualsiasi modo a recuperare persone e beni da sotto le macerie o nella pulizia delle strade. “Ci sono state varie manifestazioni di popolo – ci dice ancora padre Firas – perché si cercano i responsabili, manifestazioni che hanno portato alle dimissioni del governo. Ma allo stesso tempo, nessuno è rimasto immobile, gli uomini e le donne di Beirut si sono mossi subito per la loro città”. C’è tanto dolore, per le centinaia di morti e per i feriti la maggior parte dei quali porterà i segni di questa tragedia per tutta la vita e ci vorrà molto per ricostruire, ma Beirut vuole rinascere, rinascere dal basso.

Tempestivo è stato anche l’intervento della comunità internazionale; oltre all’invio di personale e beni di prima necessità sono moltissime le iniziative di solidarietà e raccolta fondi sorte nel giro di poco tempo. Tra queste la nostra raccolta fondi: in una settimana sono stati raccolti più di 50.000 euro che saranno impiegati per portare aiuto alla comunità tramite distribuzione di beni di prima necessità e ricostruire il convento.

“Purtroppo la struttura è molto antica – ci dice padre Firas –  e in gran parte è totalmente inagibile al momento. Si tratta di un edificio molto antico, il primo teatro di Beiurt; qui venne ospitata 200 anni fa la prima rappresentazione teatrale del Paese, dunque per effettuare i lavori abbiamo dovuto contattare degli esperti di antichità per delle valutazioni e al momento quello che possiamo fare è poco, solo mettere in sicurezza almeno due stanze per ospitare i frati più giovani, in modo che almeno loro possano stare di fianco alla comunità”. La chiesa di San Giuseppe invece ha riportato meno danni e si sta provvedendo alla rapida riparazione di finestre e porte rotti e alla pulizia del locale.

Intanto, sempre con l’aiuto dei giovani, vengono procurati beni di prima necessità alle famiglie e si valutano i danni nella comunità per capire dove e come intervenire con la ristrutturazione e i costi.

Grati per il prezioso e tempestivo aiuto arrivato da ciascuno di voi, continuiamo la raccolta fondi per poter provvedere al più presto a tutte le necessità che si delineeranno man mano. Non possiamo abbandonare il popolo Libanese che vuole ripartire subito.