Diario di viaggio – Libano #4


Aiutare il Libano insieme a Pro Terra Sancta 


di Giacomo Pizzi 


Sono ritornato alla mia scrivania da qualche giorno ma ogni tanto mi scopro a controllare quanta autonomia ha ancora la batteria del mio computer, anche se è attaccato alla presa di corrente elettrica. 

Mentre ero in viaggio il lavoro si è accumulato, sono sempre di corsa e il tempo non basta mai. Eppure il Libano è sempre nei miei pensieri. Ciò che ho visto, le storie delle persone, i numeri di una crisi mai vista prima d’ora. 

I numeri, già 7000 beneficiari, sono una goccia in mezzo al mare quando il 65% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Un debito pubblico che supera del 180% il PIL. 1 dollaro vale 23.000 Lire libanesi. 

Oggi poi è passato esattamente 1 anno dall’esplosione. Il 4 agosto 2020 il porto di Beirut è esploso. I morti sono stati più di 200, ma non si saprà mai il numero esatto. In 300.000 sono rimasti senza casa. 

I nostri centri emergenza sono attivi da allora e non hanno ancora chiuso i battenti: manca il cibo, l’acqua potabile, l’elettricità e i medicinali. Continuiamo a fornire kit igienico-sanitari, beni di prima necessità, aiuti di qualsiasi tipo. 

I progetti di ristrutturazione seguiti dal nostro staff a Beirut sono tanti e richiedono un grande sforzo logistico ed economico. Fadi, Stephanie, Georgina, Nadine e tutti gli altri lavorano instancabilmente. Il mio pensiero va a loro e all’ultimo giro in macchina che abbiamo fatto insieme a Beirut nei quartieri più periferici. 

Ai lati delle strade la povertà era evidente, ma ciò che mi ha colpito particolarmente, erano i numerosi ragazzini che lavorano nei negozi e nei mercati di frutta e verdura. 

Nadine, intuendo il mio stupore, mi ha spiegato che una delle conseguenze più tragiche della crisi è l’abbandono scolastico di molti minori che sono costretti ad aiutare la famiglia e a lavorare. “Per noi è una novità perché i libanesi tengono molto all’educazione e fino ad oggi non era mai successo che rinunciassero a mandare a scuola i figli. Questo è indice di una situazione disperata”, ha aggiunto. 

Secondo una recente indagine condotta da Unicef in Libano, almeno il 40% dei bambini libanesi viene da una famiglia dove nessuno dei componenti ha un lavoro stabile e il 30% delle famiglie afferma che più di uno dei propri figli è costretto a saltare un pasto al giorno.

D’altronde, con uno stipendio normale, circa 70 $ al mese, e i prezzi raddoppiati, non ci si può permettere di comprare nemmeno la carne e molti non ne mangiano da almeno due mesi. 

La svalutazione della lira in confronto al dollaro non solo ha causato una forte inflazione, ma impedisce anche l’importazione di alcuni beni quali, ad esempio il carburante, oppure i medicinali che prima erano garantiti dalla banca centrale libanese.  

L’emergenza sanitaria è una tragica realtà. Esistono solo due aziende farmaceutiche nel Paese dei Cedri, dunque la maggior parte delle medicine deve essere importata e per essere importata deve essere pagata in dollari, che non ci sono. O meglio, per poterne garantire l’acquisto, i prezzi diventerebbero totalmente inaccessibili a chiunque. Per questo al momento i medicinali sono razionati e quelli disponibili hanno prezzi esorbitanti

Con il contributo di Stephanie, che è farmacista, Associazione Pro Terra Sancta compra le medicine e le distribuisce, almeno quelle fondamentali per i malati cronici che altrimenti non avrebbero alternative.
Il nostro staff in Libano non si arrende e noi cerchiamo di sostenere loro e la comunità locale con la stessa forza che mettono nell’aiutare i più bisognosi. Comunione e solidarietà: insieme faremo risorgere il Libano!