Fuga

Fuga dal Paese dei Cedri … una realtà allarmante

Veronica20 Maggio 2022

Lasciare il proprio paese, la casa, famiglia, amici e i propri affetti è una delle decisioni più difficili che un uomo o una donna possano mai prendere.

Certo, la maggior parte delle persone lascia la sua casa d’infanzia, ma giusto per trasferirsi nel villaggio o in una città vicina.

Tuttavia, alcune persone sono invece costrette a lasciare il proprio paese, a volte per un periodo di tempo provvisorio, ma in altri casi la situazione è permanente.

La storia dell’emigrazione libanese ha inizio con la storia stessa del Libano.

L’idea di fuggire dal paese è da sempre molto comune tra i giovani, ed è sempre la soluzione favorita quando le cose vanno male.

E non è perché questi ragazzi non amino il loro paese, ma è così difficile sopravvivere che cercare una vita migliore all’estero risulta l’idea migliore per garantirsi un futuro dignitoso per sé e per la propria famiglia.

Tripoli, 2020

Le prime ondate

Le prime ondate di emigrazione libanese cominciarono all’epoca dei Fenici, che si affidavano al mare per il trasporto e i viaggi.

Col passare dei secoli è diventata una partenza piuttosto lunga dal luogo d’origine e crebbe durante il Medioevo.

Anche le guerre giocarono un ruolo decisivo quando il Libano divenne il terreno di scontri, di eventi particolari, rivolte e rivoluzioni, molti dei quali scaturiti dall’esterno.

Gli abitanti di questo bellissimo paese hanno subìto pressioni e torture, oltre a difficoltà morali ed economiche, soprattutto i cristiani. Di conseguenza, scelsero l’emigrazione per allontanarsi da un’esistenza deprimente e avvilente.

L’emigrazione su vasta scala iniziò nel 1860 e continuò fino al 1920, che è l’anno in cui venne istituito lo Stato del Grande Libano.

In seguito a ciò, l’emigrazione diminuì per poi riemergere a metà degli anni Settanta, soprattutto con l’inizio della guerra in Libano, fino allo stato attuale.

L’aumento vertiginoso negli ultimi 5 anni

Nel corso degli anni, l’emigrazione è aumentata a seconda della sicurezza e delle condizioni politiche ed economiche del Libano.

Dopo la rivoluzione del 17 ottobre 2019, un numero crescente di persone ha iniziato a lasciare il Libano, raggiungendo i 17.720 migranti all’inizio del 2020.

Gli studi hanno inoltre mostrato un aumento di circa 65.000 persone entro la fine dell’anno, in particolare dopo l’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020. A questo tragico evento vanno aggiunte le successive crisi economiche, la disoccupazione, povertà e fame, la svalutazione della sterlina libanese e il crollo della situazione politica.

Tra il 2020 e il 2021, il numero di migranti dal Libano è aumentato di 4,5 volte, per un totale di 215.653 persone che hanno lasciato il paese tra il 2017 e il 2021. Inoltre, sono molti i giovani che non hanno un lavoro o che non sono tutelati, come ci racconta il giovane Nadim.

L’Information International, un centro di ricerca con base a Beirut, ha evidenziato come questo tasso di emigrazione sia il più alto mai visto in Libano in cinque anni.

Beirut, 2018

La “fuga terminale di cervelli”

Storicamente si tratta della terza ondata di migrazione di massa. L’Osservatorio sulla crisi dell’Università Americana di Beirut ha avvertito che questa ondata di migrazione sarà difficile da superare, dato che il paese sta assistendo al drenaggio del suo capitale umano e giovanile, come anche a un esodo di massa tra professionisti e specialisti.

Il Libano sta affrontando una “fuga terminale di cervelli” come descritto in “Politica Estera”.

Questo fenomeno è stato avvertito in molte industrie, in particolare nel campo medico. Secondo alcune statistiche, il 20% dei medici libanesi ha lasciato o ha in programma di lasciare il paese; centinaia di farmacie hanno chiuso a causa delle elevate spese di gestione e la perdita di sussidi medici.

Nessuna azione che fermi l’esodo

Alla fine del 2020 abbiamo iniziato ad assistere a un esodo significativo di medici esperti; sarebbero emigrati nel Golfo in cerca di un lavoro e di condizioni di vita migliori. Stesso discorso vale per altri professionisti che forniscono servizi essenziali come ingegneri, accademici e imprenditori.

Il governo libanese ha fatto ben poco per porre fine alla fuga dei cervelli. Si è detto a lungo che il problema stava diventando una priorità e che erano stati messi in atto progetti di sviluppo per porvi fine. Ma non si è vista nessuna azione concreta.

Sono le responsabilità familiari e sociali che costringono molti libanesi a rimanere qui, lo stile di vita cui sono abituati, le feste alla sera, le gite nei weekend con gli amici e le regole infrante. Ma i rifiuti dei visti, l’incertezza in cui si vive quotidianamente e il peggioramento delle condizioni di vita stanno rendendo le cose molto difficili per i libanesi che vogliono rimanere.

Infine, si prevede che tutti i numeri esposti sopra aumentino in maniera significativa per la fine del 2022 e continueranno a crescere. Proprio come in Siria.

Deir Mimas, 2021