Il dramma delle scuole chiuse nel Paese dei Cedri

Veronica Brocca9 Settembre 2022

I tempi in cui il Libano era il simbolo di eccellente e avanzata istruzione in Medio Oriente sono ormai lontani. Il Paese dei Cedri sta tristemente perdendo un’intera generazione di studenti e professori.

L’istruzione negata

A settembre tutti i ragazzi e le ragazze del mondo dovrebbero finire gli ultimi compiti, comprare astucci e diari, rientrare in classe e affrontare un nuovo anno scolastico con compagni e insegnanti. In Libano tutto questo non accadrà. Secondo le agenzie umanitarie per l’istruzione, l’anno scorso, almeno 700.000 dei 2 milioni di giovani in età scolare non sono potuti andare a scuola. Questo è il secondo anno consecutivo che nega il diritto all’istruzione a molti ragazzi.   

In passato le famiglie ricorrevano a soluzioni alternative quando si trovavano in difficoltà economiche, per esempio trasferendo i figli dalle scuole private a quelle pubbliche. Oggi questa soluzione non è più praticabile, dal momento che le scuole pubbliche non sono ancora in grado di garantire l’apertura. Dopo tre anni di scarsa scolarizzazione, il Ministero dell’Istruzione e dell’Educazione ad oggi non ha presentato i piani di recupero scolastico.

Tra il 60 e il 70% degli studenti libanesi frequenta scuole private, che apriranno la settimana prossima. Tuttavia, anch’esse sono sempre più impotenti e si vedono costrette ad aumentare le rette per pagare lo stipendio di insegnanti e dipendenti scolastici in dollari (contanti).

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Una crisi senza precedenti

Non è facile dare dati ufficiali sull’abbandono scolastico in Libano, ma è certo che il tasso non è mai stato così alto come quest’anno. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, circa il 12% di tutte le famiglie libanesi ha dovuto ritirare i figli da scuola per mandarli a lavorare. Per i tanti ragazzi rifugiati la questione è ancora più spinosa, dal momento che le barriere burocratiche rendono l’istruzione più inaccessibile.

Ogni parte coinvolta si accusa a vicenda: i genitori incolpano le scuole, gli insegnanti incolpano l’amministrazione, l’amministrazione accusa il ministero e il ministero incolpa l’ignoto. Ma è il futuro degli studenti quello a rischio.  

Nell’ultimo anno accademico, le iscrizioni agli istituti scolastici sono scese al 43% e le cause di questo collasso sono numerose: le molteplici crisi che caratterizzano il Paese da almeno 5 anni, la pandemia di Covid-19, l’esplosione al porto dell’agosto 2020, e una corruzione dilagante presente in ogni strato del governo. Ogni aspetto della vita dei libanesi è affetto dalle crisi, ma quella dell’istruzione è senza precedenti.

Gli effetti sulle scuole pubbliche

In alcuni quartieri il tasso del lavoro minorile è salito al 45%. E pensare che l’istruzione primaria è obbligatoria secondo la legge libanese, che proibisce inoltre l’impiego di bambini al di sotto dei 16 anni. Ma nessuno la fa rispettare e le famiglie hanno bisogno di più entrate possibili.

L’impatto è clamoroso soprattutto nelle scuole pubbliche, colpite da innumerevoli scioperi da parte di insegnanti che reclamano i proprio diritti. Questi scioperi hanno causato la sospensione del 50% delle lezioni nell’anno accademico 2021-2022 e le scuole pubbliche sono rimaste aperte per soli 34 giorni fino al 31 marzo.

I professori sono esausti e cercano altri lavori per poter provvedere alle loro famiglie.

Recentemente lo Stato ha confermato l’impossibilità di pagare loro gli stupendi e il Ministero dell’Istruzione sta cercando di trovare i fondi necessari per l’avvio dell’anno scolastico con i paesi donatori. Tuttavia, questi ultimi non hanno più fiducia nel governo libanese per via dei livelli di corruzione noti in tutto il mondo.  

Come ogni cosa nel Paese, l’istruzione nelle scuole private è diventata un lusso di cui possono godere solo i più abbienti.

Abbandono di studenti e professori

Anche le scuole che erano state classificate come quasi gratuite non hanno altra scelta che aumentare le rette. Per fare un paragone, la maggior parte degli insegnanti delle scuole pubbliche lavora con contratti temporanei per 1,50-2,50 dollari (40.000-68.000 sterline libanesi) all’ora, mentre gli insegnanti con contratti a tempo indeterminato guadagnano in genere da 45 a 95 dollari (1,5-2,5 milioni di sterline) al mese nelle scuole primarie e secondarie. A questo vanno aggiunti i continui ritardi nei pagamenti.  

Risulta evidente che i redditi di professori e insegnati non sono più sufficienti, specialmente in un periodo in cui la crisi finanziaria è al suo apice. L’ennesimo problema da affrontare è proprio l’emigrazione dei professori, che quest’anno ha toccato quota 30%.

Per adeguarsi alla situazione generale e avere più dollari per pagare gli insegnanti e le spese generali, le scuole devono aumentare le tasse scolastiche.

Ora, in Libano l’80% degli abitanti vive al di sotto della soglia di povertà e le famiglie non sono più in grado di sostenere i costi relativi all’istruzione. Costi che non fanno riferimento soltanto alla retta, ma anche ai trasporti, internet, zaini e abiti puliti. Parallelamente molti istituti non possono permettersi l’elettricità, il riscaldamento, i materiali scolastici basilari e gli stipendi dei bidelli.  Anche le famiglie appartenenti alla classe media devono fare i conti con una retta superiore all’entrata mensile.

Gli sforzi di Pro Terra Sancta

Pro Terra Sancta è a fianco del popolo libanese a Beirut, Tripoli, Tiro e Deir Mimas nella distribuzione di cibo, acqua, medicine, vestiti e materiale scolastico. A queste distribuzioni si sono aggiunte quelle di voucher per il gasolio, fondamentale per ottenere riscaldamento ed elettricità, e medicinali a un prezzo simbolico.