La crisi in Siria: il ruolo della Turchia e la situazione nel nord del Paese

Veronica17 Giugno 2022

«Never let a good crisis go to waste», (“Mai lasciare che una buona crisi vada sprecata”).

Questo celebre “insegnamento” promosso dall’ex Primo Ministro inglese Winston Churchill alla fine della Seconda Guerra Mondiale ha trovato nell’attuale Presidente della Turchia, Recep Tayyep Erdoğan, un fedele discepolo.

La Turchia come mediatore a livello internazionale

In nome dei buoni rapporti esistenti sia con Mosca che con Kiev, Erdoğan si è imposto come principale mediatore a livello internazionale nella crisi ucraina. Per questo suo ruolo ha ricevuto il plauso dei partner della NATO, di cui la Turchia fa parte dal 1952, nonostante il suo netto rifiuto netto di accettare la richiesta di Finlandia e Svezia a entrare nell’Alleanza Atlantica.

Non è ancora chiaro come e se Erdoğan riuscirà a gestire tutte le sue poliedriche “amicizie” e, soprattutto, se le sue intenzioni nel cercare una risposta alla crisi tra Russia o Ucraina siano serie e reali.  

Al momento, nonostante i vari contatti diretti tra Mosca e Ankara, non risultano soluzioni concrete che suggeriscano una pace. Ciò che risulta evidente, d’altra parte, sono le crescenti (e massicce) operazioni militari dell’esercito turco nelle aree a nord-ovest della Siria.

Putin deve aver dato il via libera a Erdoğan per lanciare un’offensiva contro i “terroristi curdi”.

La spartizione della Siria

Come è noto, la Repubblica Siriana è per l’80% circa sotto il controllo del governo del contestato presidente Bashar al-Assad, che gode del sostegno di Russia e Iran. È il Nord del Paese l’area calda. I territori sulla sponda ovest del fiume Eufrate, infatti, sono controllati dall’esercito e da milizie vicine alla Turchia; sulla sponda est una lunga fascia di territorio è controllata dalle Forze Democratiche Siriane, guidate dal PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Quest’ultimo è considerata un’organizzazione terroristica da Turchia, USA e Unione Europea. Erdoğan la vuole annientare da sempre.

A fine maggio, Ankara ha dichiarato di voler creare e militarizzare una “safe zone” di 30 chilometri lungo il confine meridionale. «Ripuliremo Manbij e Tal Rifaat dai terroristi» ha affermato il dittatore turco due settimane fa. I terroristi in questione sono le milizie curde, accusate dal governo turco di destabilizzare la Turchia.

Tuttavia, questa operazione militare si scontra con gli interessi degli Stati Uniti.

Il segretario di Stato USA Antony Blinken ha affermato l’1 giugno che un’offensiva turca in Siria «minerebbe la stabilità della regione». L’amministrazione Biden sta facendo pressione sul presidente turco affinché abbandoni l’offensiva contro i curdi in Siria, stanziati nel Rojava.

Latakia, nord-est della Siria

L’Unità di Protezione popolare

Le milizie curde in Siria prendono il nome di Unità di Protezione popolare (YPG) e sono la spina dorsale delle Forze Democratiche Siriane citate in precedenza. L’YPG è considerato il ramo siriano del PKK.

Gli Stati Uniti forniscono da diversi anni supporto militare, logistico ed economico alle milizie dell’Unità di protezione popolare per via del loro fondamentale sostegno nella sconfitta dello Stato islamico in Siria.  

Il nord-est della Siria è dunque costellato di presenze straniere dai molteplici e discordanti interessi. Continuano a crescere le basi statunitensi, russe, turche, curde. Al momento, da parte del presidente Bashar al-Assad vi è solo una dichiarazione del 10 giugno in cui afferma: “Se la Turchia attacca la Siria, ci sarà un confronto diretto con l’esercito di Damasco».

Lo stesso giorno, l’Esercito Siriano Libero, sostenuto dalla Turchia, ha terminato le operazioni militari promosse da Erdoğan contro i curdi nel nord della Siria.

La crisi valutaria in Turchia

Due giorni fa, sono stati visti sfilare nel nord di Aleppo diversi mezzi militari e soldati dell’esercito di Bashar al-Assad. Il quotidiano panarabo “Al-Arabi al-Jadid” scrive che tra le città di Tal Rifaat e Manbij ci sarebbero più di 2.000 militari di Damasco in assetto da guerra. 

È ancora troppo presto sapere come andrà a finire e quali alleanze si formeranno in un’eventuale offensiva turca in Siria.  C’è chi ipotizza un’intesa tra l’esercito di Assad e le Forze Democratiche Siriane.

In questa situazione esplosiva, va ricordato che la Turchia sta vivendo una crisi valutaria senza precedenti. A febbraio un gruppo di economisti indipendenti turchi ha calcolato un’inflazione pari all’82,81%. I dati dell’istituto di statistica nazionale la attestano al 69.97%.

I prezzi di generi alimentari e dei trasporti sono aumentati vertiginosamente e il “sultano” deve correre ai ripari in vista delle elezioni presidenziali nel 2023, anno che coincide con il centenario della fondazione della Repubblica di Turchia.

I progetti di Pro Terra Sancta a Knaye e Yacoubieh

Pro Terra Sancta è presente in due villaggi nel nord della Siria al confine con la Turchia: Knaye e Yacoubieh. Prima dell’arrivo e dell’occupazione delle forze islamiste del fronte al-Nusra erano abitate da famiglie cristiane. Oggi i pochi cristiani rimasti si affidano alla parrocchia del padre francescano Hannah Jallouf.

A Knaye e Yacoubiyeh Pro Terra Sancta ha istituito un centro d’emergenza che distribuisce beni di prima necessità, assistenza sanitaria e supporto psicologico. L’Associazione distribuisce anche vouchers per l’acquisto di gasolio, necessario per produrre energia elettrica e medicine.

Pro Terra Sancta copre le spese d’istruzione per molti bambini e gli stipendi per gli insegnanti della scuola locale nei due villaggi. Spesso, infatti, mancano insegnanti e materiale didattico per via delle conseguenze della guerra civile. Inoltre, in Siria una scuola su tre è inagibile perché distrutta dalle bombe o confiscata per scopi militari.

Pro Terra Sancta finanzia anche l’unico asilo della zona, a Darkoush, attraverso l’acquisto di armadietti, giocattoli e materiali didattici e la riverniciatura di aule e mense.

Ne approfittiamo per ringraziarvi del vostro costante e prezioso sostegno in Siria. Per conoscere i nostri progetti nel Paese e desidera sostenerli questo è il link: I NOSTRI PROGETTI.

Grazie di cuore.

La scuola a Knayeh – A lezione di speranza