Le tombe del Monte degli Ulivi. Una tradizione sepolcrale che accomuna ebrei, cristiani e musulmani.

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C’è un luogo a Gerusalemme in cui la spiritualità e la fede delle tre religioni abramitiche si incontra e confronta pacificamente. Tra le pendici della valle del Cedron e il Monte degli Ulivi sono localizzati sin dall’antichità un cimitero ebraico, cristiano e musulmano.

Il cimitero ebraico suscita, certamente, meraviglia e stupore nel visitatore che per la prima volta giunge a Gerusalemme: una miriade di rettangoli bianchi, un labirinto di tombe si estende sul lato del Monte degli Ulivi che guarda Gerusalemme. Sul lato opposto al cimitero ebraico, abbarbicate sotto le mura della Città Santa, si trovano le tombe musulmane, rivolte idealmente verso La Mecca. In fondo alla valle, il cimitero cristiano, le tombe rivolte in direzione della Gerusalemme Celeste, che anche i cristiani aspettano alla fine dei giorni. La tradizione individua la valle del Cedron come la valle di Giosafat, in ebraico “il Giudizio di Dio”, il luogo dove Dio giudicherà tutto il suo popolo alla fine dei tempi, nel giorno della risurrezione. Per questo motivo, ancora oggi, molti facoltosi ebrei chiedono di poter essere sepolti in questo cimitero, con l’auspicio che alla fine dei tempi, nel giorno del giudizio posanno risorgere prima rispetto a quelli che sono sepolti altrove. Secondo la tradizione ebraica, il Messia giungerà dalla Porta d’Oro, oggi l’unica delle otto porte delle mura della città ad essere serrata, per risuscitare i morti.

Per tutti questi motivi, la valle e il monte sono costellati da tombe. Partendo dal basso, di fronte al pinnacolo del Tempio, si incontrano i sepolcri attribuiti ad Assalonne, Giosafat, dei figli di Chezir e di Zaccaria e il più piccolo di Sadoc. Ciò che accumuna queste tombe è l’incertezza del proprietario. Sono tombe e mausolei antichi datati tra i due secoli a cavallo della nascita di Cristo che per la loro monumentalità hanno colpito e interessato studiosi e pellegrini. Risalendo la valle, si arriva alle pendici del Getsemani e luogo in cui la tradizione gerosolimitana situa la tomba di Maria, madre di Gesù, a partire dal 450 d.C. Il ritrovamento in una zona da parte dai francescani della Custodia di Terra Santa di una necropoli romano-bizantina del I sec d.C. con ossuari cristiani avvalora la tesi delle sepolture cristiane sul Monte.

Salendo ancora oltre la Dominus Flevit sulla destra, ci si imbatte nelle tombe dei profeti, un complesso sepolcrale scavato nella roccia con 36 tombe suddivise in due semicerchi concentrici. Alcune iscrizioni in greco fanno presupporre anche qui la sepoltura di primi cristiani, e dal XVII secolo la tradizione islamica le indica come le tombe di tre profeti biblici: Aggeo, Zaccaria e Malachia.

Meno conosciuto è l’ultimo sepolcro di cui vogliamo raccontarvi in questa scalata del Monte degli Ulivi. Accanto alla chiesa dell’Ascensione, si trova un sepolcro singolare che le tre religioni attribuiscono curiosamente a tre donne diverse. Per gli ebrei si tratta della profetessa Hulda, ricordata nell’Antico Testamento al tempo di re Giosa. Per i musulmani, è la tomba di Rabi’a al Adawiyya, colei che introdusse nel sufismo ascetico del VII secolo l’elemento dell’assoluto amore divino, madre dello spiritualismo islamico. Secondo la tradizione cristiana, qui è sepolta Pelagia, prostituta, attrice e danzatrice di Antiochia, convertita al cristianesimo dal vescovo di Edessa, che si recò a Gerusalemme, vestita in abiti da uomo, per vivere da monaco asceta sul Monte degli Ulivi fino alla sua morte, quando fu scoperta la sua vera identità.