Yar viene dal Sud Sudan, ma non ci è mai stata. La sua vita è al Cairo, dove è cresciuta. Del Paese dei genitori non ha ricordi, solo un nome e una direzione, quel posto lontano dove un giorno, quando avrà i soldi, vorrebbe costruire una casa.
Per ora la realtà è questa: una città grande, una famiglia che lavora ogni giorno in un caffè, una scuola che le piace davvero. Il suo argomento preferito è religione, perché parla di Dio. Poi viene la matematica. Poi tutto il resto.

Il Cairo, Febbraio 2026 - scuola parrocchiale nell'area di Sakakini sostenuta da Pro Terra Sancta
La prima cosa che colpisce di Yar è il sorriso. Non è un sorriso di circostanza, è quello di chi è abituato a guardare il mondo senza abbassare gli occhi. Ha undici anni, capelli cortissimi, e uno sguardo che non chiede niente ma dice molto. Quando la fotografi, non si gira dall’altra parte. Ti guarda dritto, con una calma che sorprende, come se stesse già misurando la distanza tra quello che è e quello che vuole diventare. Indossa una felpa scura, consumata ma pulita, quell’ordine che le famiglie povere tengono come forma di dignità, perché non costa niente e vale tutto.

Quando le chiedono cosa vuole fare da grande, risponde senza esitare: psichiatra. Non è una risposta vaga. Sa già perché. Nella sua famiglia vede persone che parlano da sole, e capisce da dove viene quel peso, i pensieri che non danno tregua, quelli che tornano ogni giorno uguali: cosa mangeremo domani, come pago la scuola ai figli, come compro i vestiti. È l’elenco della povertà, che lei a undici anni sa già leggere. Vorrebbe fare qualcosa, anche piccola, per rendere quelle persone un po’ più felici.
La sorella maggiore voleva studiare. Non ci sono soldi, così lavora come domestica. Yar lo dice senza dramma, come un fatto. Ma è lì, in quella frase, che si capisce tutto: l’istruzione non è scontata. Per molte famiglie come la sua è un lusso che si sfiora e poi si lascia andare, perché c’è altro a cui pensare. C’è da mangiare, da pagare, da sopravvivere. Il futuro è un pensiero che si rimanda, finché non diventa impossibile da rimandare ancora.
Yar, per ora, studia. E tiene ferma la sua idea. Non è un caso isolato. È la storia di migliaia di bambini e ragazzi che vivono nei luoghi dove lavoriamo.

Non basta aprire le porte di una scuola. Bisogna anche aiutare le famiglie a tenerle aperte. Dietro ogni numero c’è qualcuno come Yar, una ragazza che sa già cosa vuole fare da grande, che guarda l’obiettivo senza paura, e ha bisogno solo che qualcuno non le chiuda la porta in faccia.











