RACCONTI DI PACE: BetWomen, ricamando speranza nel cuore di Betlemme

Lucia Borgato29 Dicembre 2023

Attraversare la soglia del Dar al Majus a Betlemme ed entrare nel laboratorio delle BetWomen è stato come immergersi in un mondo tessuto dalla passione per il proprio lavoro e dal desiderio di rinascita. Incuriosita da questa realtà, mi guardo intorno. Alle pareti sono appesi forbici da sarta, gomitoli dai colori vivaci e la mia attenzione viene subito catturata dal rumore della macchine da cucire che danno forma a splendidi ricami. Quattro postazioni da cucito, una maestosa macchina per le ricamature e disegni esposti sui tavoli da lavoro raccontano storie di creatività e impegno. Questo è il laboratorio di sartoria delle “BetWomen” di Betlemme, donne che, con il loro impegno e serietà e grazie al supporto di Pro Terra Sancta, hanno fatto delle difficoltà quotidiane un’occasione di riscatto.

“Durante la pandemia non avevamo soldi, non entrava nessuno stipendio in casa. Quello che guadagnavo io con il progetto delle BetWomen doveva bastare per tutti e sei i componenti della mia famiglia.”

Con queste parole Diana mi racconta delle difficoltà vissute durante il periodo del Covid e di come il progetto l’abbia aiutata a sostenere la sua famiglia. 

Betlemme il contesto

Il progetto “BetWomen” nasce durante l’emergenza causata dal Covid-19, per rispondere ai bisogni della comunità locale a Betlemme. Cinque donne hanno ricevuto una formazione professionale nel campo della sartoria e sono state dotate di macchinari professionali. Il tutto nell’ottica di creare le condizioni affinché il lavoro di queste donne potesse trovare stabilità, autonomia e costituirsi in una forma strutturata in modo tale da inserirsi nel mercato locale.

In un contesto come quello palestinese, segnato da decenni di conflitti e da una profonda crisi sociale ed economica, “BetWomen” sorge come un faro di speranza per le donne di Betlemme. Un’oasi di creatività e solidarietà in un panorama spesso offuscato dalle ombre della guerra e delle difficoltà quotidiane. Con il muro di separazione e i check-point che delineano il loro quotidiano, queste donne trovano nella sartoria un rifugio per esprimere la loro unicità e intraprendenza.

Mi avvicino a una donna, Hanna, la cui passione per il lavoro e l’impegno sono palpabili, le chiedo come mai abbia deciso di aderire a questo progetto.

“Il Covid ha colpito duramente la mia famiglia, mio marito che lavorava nel turismo aveva perso il lavoro. C’erano molti bisogni da coprire in famiglia per cui quando mi si è presentata questa opportunità ho accettato subito. Mi è sempre piaciuto questo tipo di lavoro, ma soprattutto, le persone qui erano alla mano e fin da subito mi sono sentita accolta.”

Il laboratorio diventa uno spazio di narrazione, un luogo in cui le storie si intrecciano con fili di speranza. Anche Amal mi si avvicina e vuole raccontarmi la sua storia.

“Ho imparato nuove abilità e scoperto una passione che non sapevo di avere. Adesso ho persino il mio marchio personale. BetWomen non è solo un lavoro, ma una parte di me.”

La guerra e le sue conseguenze

Il progetto “BetWomen” continua ad essere un faro di speranza per la comunità locale. Per molti versi il contesto in cui oggi vive Betlemme è molto simile al periodo della pandemia. Le città sono chiuse a causa della guerra, i turisti hanno cancellato i viaggi e Betlemme è di nuovo vuota. Un’atmosfera surreale in questa città solitamente gremita di pellegrini provenienti da tutto il mondo, specialmente nel periodo natalizio. Il Natale a Betlemme sarà diverso quest’anno. La piazza di fronte alla Basilica della Natività non ospiterà la tradizionale accensione dell’albero. A tutto questo si aggiunge il dramma sociale che questa situazione comporta. I negozi sono chiusi. Betlemme che vive principalmente di turismo si prepara ad affrontare una crisi economica pari se non peggiore a quella vissuta durante il periodo del Covid-19.

Diana aggiunge: “Mio marito perderà il lavoro a causa della guerra. Quello che guadagno con le BetWomen sarà nuovamente l’unica entrata in famiglia. Con la guerra in corso non è facile reperire il materiale, ma continuiamo a cucire con cuore e anima, affrontando insieme le sfide economiche.”

Un progetto per ripartire

Il laboratorio risuona di risate, consolazioni reciproche e si respira un senso di comunità molto forte che riscalda il cuore. “BetWomen” è un progetto che passa di madre in figlia come ci racconta Hanna: “Questo progetto mi ha aiutato a sostenere la mia famiglia. Ora persino mia figlia lavora con noi!”

In questo laboratorio di sartoria, le storie non sono solo cucite nei tessuti, ma sono narrate con voce diretta e palpabile. Ogni ricamo racconta queste storie fatte di difficoltà ma anche dal desiderio di non arrendersi. “BetWomen” non è solo un progetto di sartoria, ma è anche un luogo in cui il tessuto sociale di Betlemme è ricucito con determinazione, creatività e solidarietà.