Storia di Ruwaida, ceramista di Nisf Jubeil

Sin da bambina, Ruwaida Jelal Khalil sognava di diventare un’artista. “L’arte” racconta lei, “mi ha sempre dato energia, mi ha sempre tirato su nei momenti di profonda tristezza”.

Siamo a Nisf Jubeil, un paesino di circa trecento abitanti, arroccato sulle colline della Samaria (Nisf, in arabo “metà/mezzo”, Jubeil da Jabal  cioè “montagna”, “A metà della montagna”). Qui, all’interno di un progetto più vasto di sostegno alla popolazione della vicina cittadina di Sabastiya, luogo di presunta sepoltura di Giovanni Battista, Associazione pro Terra Sancta e il Mosaic Centre Jericho, con il sostegno del FAI (Fondation Assistance Internationale) di Lugano, hanno avviato un centro di produzione di ceramiche.

“Quando ho saputo del centro nuovo ho subito pensato che era perfetto!” Esclama Ruwaida, “Sono autodidatta, non ho mai avuto la possibilità di studiare arte. Nonostante questo, dentro di me sapevo che la mia occasione sarebbe arrivata... Prima o poi”. Sì, prima o poi, perché fino ad allora la vita non è stata tanto clemente con Rowaida Jelal Khalil.

“Mi sono sposata giovane e sono partita per la Giordania”, spiega. “Ho avuto quattro figli, tre maschi e una bamina, tutti bellissimi!” “Ma la mia vita non era vita: dovevo chiedere il permesso per tutto e non potevo praticamente uscire di casa”. Poi, il divorzio, e un doloroso ritorno a casa dove ora vive con la famiglia. Lo sguardo di Ruwaida si abbassa sul magnifico piatto che stava ornando con forme e colori, prima della nostra visita. “Penso ai miei figli” dice sospirando, lo sguardo sempre basso. “Quando ho lasciato mio marito sono riuscita a portare con me solo la piccola Lujain, ma gli altri… Non li vedo da anni!”.  Quindi prende il telefono e ci mostra la foto di un ragazzotto sui 17 anni. “Lui è Omar”, spiega, “l’unico tra i miei figli che sento via Whatsapp”.

Per questo il Ceramic Centre di Nisf Jubeil è una benedizione per Ruwaida. “L’arte mi rende contenta” ripete in continuazione, “mi permette di esprimermi. Ricordo che nei momenti peggiori, mi mettevo a disegnare e stavo meglio. Poterlo fare di lavoro poi, per far conoscere non solo me stessa, ma anche la mia identità, la cultura del mio popolo, è una grande soddisfazione”. Inoltre ha la possibilità di incontrare un mondo di persone che passano a visitare il centro. In più sta imparando lingue nuove, come l’inglese e l’italiano.

“Sono davvero molto grata al Mosaic Centre Jericho e Associazione pro Terra Sancta per questa opportunità che mi permette di crescere professionalmente e nella conoscenza di me stessa”. E poi c’è la piccola Lujain: “Significa oro”, conclude, “che è quello che desidero per lei in futuro, quello che io non ho potuto avere. Un presente e un futuro dorato, cioè bello e pieno. Questo lavoro mi permette anche di poterglielo offrire, quindi grazie di cuore!”

Scopri di più sul progetto di Sabastiya!