Viaggio immaginario nel Deserto di Giuda: cercando un’oasi di pace in tempi d’incertezza

La parola “deserto” evoca in tutti noi l’immaginario dei beduini che viaggiano fra le dune, un luogo inospitale dove il calore è insopportabile e non c’è acqua o riparo, dove pericolo e avventura si rincorrono. Uscendo da Gerusalemme e dirigendosi ad Est, proseguendo verso il fiume Giordano e il Mar Morto, ci si inoltra nel deserto di Giuda, il deserto delle tentazioni di Gesù. Vogliamo raccontarvi di questo luogo arido in estate e lussureggiante il resto dell’anno, un deserto dove sono si svolgono molti racconti biblici ed evangelici ma che, come dimostrano i tanti rinvenimenti archeologici, è stato frequentato da tempi ben più remoti.

 

Le prime tracce umane 

Fra i centri abitati odierni più importanti della zona, Betlemme Gush Etzion, Hebron, vi è anche Gerico. Essa è considerata la più antica città del mondo e sorge al centro del deserto di Giuda sul cosiddetto Tell es-Sultan, a nord-ovest dell’attuale centro abitato. Il primo nucleo dell’insediamento risale al 8000 a.C. (Mesolitico) e le prime fortificazioni al 7000 a.C. (Neolitico). Quest’ultime furono identificate in un primo momento come le bibliche mura distrutte da Giosuè ma, in realtà, risalgono a ben prima. Secondo recenti ipotesi, la più imponente fra le fortificazioni, una torre in pietra alta 9 metri, potrebbe essere stata costruita come osservatorio astrologico.

Tra i reperti più interessanti della prima fase di urbanizzazione, dei teschi umani ricoperti di argilla con inserti di conchiglia inseriti nelle orbite per ricostruire le fattezze del defunto. Si tratta di una forma molto antica di culto degli antenati o di rito di fondazione poiché i teschi/scultura venivano seppelliti sotto le pavimentazioni delle case che, si supponeva, avrebbero protetto. La prima città venne improvvisamente abbandonata nel 4000 a.C., forse per un avvenimento catastrofico e fu ricostruita solo nell’Età del Bronzo. La grande quantità di legname impiegata nelle fortificazioni ci fa intuire che quella che oggi è una zona desertica, un tempo era rigogliosa e piena di alberi.

Un altro evento tragico è all’origine di uno tra i rinvenimenti archeologici più affascinanti e meno conosciuti di Terra Santa: il tesoro del Deserto di Giuda. Il tesoretto data al 3500 a.C. (Età del Rame) ed è stato rinvenuto nel 1961 dentro una stuoia di canne nascosta sotto un masso all’interno di una grotta presso il torrente stagionale di Nahal Mishmar vicino ad Hebron. Conteneva ben 442 oggetti in rame, bronzo, pietra e avorio. Il tesoro annovera ben 240 teste d’ascia, 100 scettri, 5 corone, delle fiasche in corno, vari strumenti e armi spesso finemente decorati con motivi di buoi.

Insieme al tesoro anche i resti di 20 individui morti in modo violento come dimostrano i segni di difesa e le bende sporche di sangue che, grazie al clima desertico, si sono conservate. Alcuni studiosi ipotizzano si tratti di un gruppo di rifugiati che nascose nella grotta il corredo cultuale del contemporaneo Tempio sul Mar Morto di Ein Gedi a seguito di un improvviso attacco. Il tempio dista solo 11 km ed è stato rinvenuto totalmente privo di paramenti. Il tesoro è oggi esposto in una sala dedicata al Museo d’Israele a Gerusalemme. 

 

La dominazione romana: Erode il Grande e i primi monaci anacoreti

Se i centri abitati più antichi come Gerico furono ricostruiti dai nemici giurati degli Egizi, gli Hyksos, e successivamente passarono sotto il dominio persiano, i segni più importanti sul territorio furono lasciati dai romani. Erode il Grande, mandante della strage degli Innocenti (ricordata in Mt 2, 16-18) e personaggio molto odiato sia da vivo che da morto, fece costruire nei pressi di Betlemme sul “Monte del Paradiso” uno sfarzoso palazzo d’inverno con tanto di fortificazioni e mausoleo. La sepoltura di Erode è stata forse identificata nel 2007 in un edificio in marmo già pesantemente vandalizzato in passato posto vicino all’ingresso del palazzo stesso, detto Herodion.

A sud dell’Herodion si estende il Wadi Caritone, chiamato così perchè qui San Caritone eresse nel 345 d.C. la prima “laura”, ossia un piccolo insediamento monastico. Fra i più famosi monasteri sorti in epoca bizantina all’interno delle grotte degli eremiti anacoreti (cioè “che vanno nel deserto”) c’è anche quello del famoso Monte della Quarantena. Oggi associamo immediatamente il termine “quarantena” alla pandemia e ad una sensazione molto negativa, ma richiama più semplicemente i 40 giorni passati da Gesù proprio nel deserto di Giuda. Secondo la tradizione è proprio su questo “monte altissimo” che Gesù venne “condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo” per la prima volta

 

È in questo luogo speciale e durante la prima settimana di Quaresima che vogliamo concludere il nostro immaginario viaggio nel deserto, dove il Vangelo ci conduce proprio questa domenica.