Una casa per ricominciare

Siria/Aleppo

CONTESTO & OBIETTIVO

Aleppo è una delle città più colpite dal conflitto siriano e ancora oggi il 70% degli edifici rimane distrutto. La città, infatti, è stata per quasi due anni al centro degli scontri tra le forze governative e l’opposizione. Fino a dicembre 2016 il fronte attraversava il centro della Aleppo che diventò inevitabilmente l’obiettivo più colpito durante i bombardamenti. Le conseguenze sono state devastanti e ancora oggi la maggior parte dei quartieri è sommersa dai detriti, scollegata dall’acqua e dall’energia elettrica e gli edifici rimasti sono pericolanti. Migliaia di famiglie dunque sono rimaste senza casa, primo segno concreto per tornare alla normalità. Ristrutturare le case è stato uno dei primi progetti avviati dall’Associazione pro Terra Sancta ad Aleppo, nel gennaio 2017, in modo da permettere alle famiglie di aver un luogo sicuro dove vivere e poter immaginare un nuovo inizio.

ATTIVITA’

  • Supporto alla ristrutturazione di case distrutte dalla guerra.
  • Formazione di operai e tecnici.

BENEFICIARI

  • Le famiglie giovani e più numerose.
  • Ingegneri, architetti, operai coinvolti nei lavori.

Il destino di Riad e Sara

Riad lavorava in laboratorio a Idlib dove ogni giorno faceva prelievi ed esaminava il sangue di centinaia di persone. Quel giorno però accadde qualcosa che avrebbe cambiato la sua vita per sempre: conobbe Sara. Sara arrivò al centro come tutti, era malata e aveva bisogno di un esame del sangue. Era tutto a posto, gli esami non mostravano più nessuna traccia di malessere, ma Riad – colpito immediatamente al cuore dalla fanciulla – la chiamò per dirle che doveva assolutamente tornare a farsi vedere. Non era vero, ma lui doveva assolutamente vederla di nuovo e da allora non si sarebbero mai più lasciati.

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Quest’incontro accadde nel 2008. Se a Riad e a Sara avessero detto allora che nel giro di poco sarebbero stati tramortiti da un conflitto di proporzioni indescrivibili, non ci avrebbero mai creduto. E invece accadde. Accadde che Idlib fu invasa dai jihadisti di Al-Nusra. Accadde che il padre di lui fu rapito dai ribelli e poi rilasciato in seguito ad un riscatto salatissimo. E accadde che Riad e Sara dovettero scappare da Idlib perché cristiani. Si spostarono ad Aleppo e avrebbero voluto sposarsi, ma non era ancora il momento. Lui fu chiamato a prestare servizio militare a Damasco. Non voleva andare a combattere, nessuno vorrebbe, ma fu costretto. L’esperienza non durò molto però perché il destino voleva che lui e Sara stessero insieme: fu ferito gravemente dalle schegge di un mortaio e una volta guarito fu congedato per lesioni gravi. Col corpo pieno di cicatrici e il cuore colmo di sofferenza per la tragedia in corso, Riad tornò quindi dalla sua Sara con la speranza di potersi finalmente sposare. Serviva trovare una casa però e né lui né la fidanzata avevano modo di comprarla. E poi, in quell’Aleppo squarciata dai mortai, era difficile trovarne una intatta. Ma anche qui accadde l’inaspettato. La casa di George era mezza distrutta. Non ne poteva più George di quella guerra assurda, senza confini, non ne poteva più di stare sempre sul “chi va là”. Ogni mattina si svegliava col rumore delle bombe, ogni giorno le guardava cadere come pioggia sperando di non venire mai colpito. Anche quel giorno lo stesso pensiero, solo che quel giorno aveva deciso di uscire e stare fuori tutto il giorno. Si rivolse a fra Ibrahim, il parroco francescano, e all’Associazione pro Terra Sancta. “Me ne vado – disse al parroco – sono stufo”. Aveva infatti trovato il modo di andare all’estero. Quindi aggiunse: “La mia casa è mezza distrutta, ma si può riparare. Io non la uso, ve la lascio in consegna fino al mio ritorno. Potete ripararla e farne ciò che volete, darla a chi volete. Se tornerò ve la richiederò indietro, altrimenti potete tenerla”. La casa fu restaurata e oggi ci abitano Riad e Sara. Si sono sposati da poco più di un mese e hanno accolto con loro anche la sorella minore di lei che frequenta l’università. Quando li incontriamo continuano a sorridere. “Nonostante tutto – ci dice Riad – siamo stati graziati. Se dopo tutto questo siamo ancora insieme, vuol dire che è il nostro destino. Siamo veramente fortunati e non vediamo l’ora di impegnarci al massimo per ricostruire questa città”.

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