Betlemme: la Casa dei Re Magi un luogo di incontro tra culture.

email whatsapp telegram facebook twitter

Si prospetta un Natale particolarmente difficile quello che la città di Betlemme si appresta a vivere. La mancanza dei tantissimi pellegrini e visitatori, che specialmente in questo periodo dell’anno visitavano la città di Gesù, sta danneggiando moltissimo le famiglie di Betlemme. La città inizia ad aggiungere le decorazioni, si montano le luci lungo le vie del paese, ma si percepisce un’atmosfera diversa da quella vissuta negli ultimi anni.

Vincenzo Bellomo, project manager di Pro Terra Sancta a Betlemme, spiega molto bene le difficoltà che la città sta vivendo: “Betlemme all’ 80-85%  viveva di turismo, di pellegrini. Tantissima gente si è trovata improvvisamente senza stipendio in un luogo dove lo stato praticamente non esiste. Di conseguenza mandare i figli a scuola, pagare le rette scolastiche, fino anche ad accedere ai beni di prima necessità è diventato un dramma in molte famiglie”. 

La situazione ha reso ancor più evidente per Pro Terra Sancta che il lavoro ha un ruolo fondamentale. Lavoro, educazione e assistenza sanitaria, i tre pilastri su cui si è sempre fondato l’intervento di Pro Terra Sancta sul territorio betlemita, saranno quindi le fondamenta da cui parte il nuovo progetto di Dar Al Majus Community Home – La casa dei Re Magi. Lo spiega chiaramente Bellomo: “La Casa dei Re Magi è casa di cultura, casa di assistenza e casa di promozione con al centro il lavoro. Finalmente abbiamo trovo un luogo che racchiuda la nostra storia, la storia della nostra presenza a Betlemme a servizio degli altri”. A pochi metri dalla Basilica della Natività si trova questo edificio antico e stupendo che Pro Terra Sancta, grazie al sostegno della Conferenza Episcopale Italiana, sta ristrutturando. “È un progetto che è nato sul campo,  con la gente – spiega Vincenzo –  frutto della nostra attenzione quotidiana, sia delle pietre vive, ovvero i cittadini e giovani più bisognosi di Betlemme, sia pietre vere e proprie perché le pietre sono quelle che raccontano la storia, che marcano la presenza millenaria delle persone come custodi in questo luogo”.

La scelta del nome ricade su questa tre misteriose figure del Presepe: i Re Magi, tre saggi che seguirono la stella in direzione della grotta in cui nacque Gesù. Come spiega Bellomo, “nessun’opera o edificio era mai stato intitolato ai  Re Magi prima d’ora, sebbene l’arrivo dei Magi sia una festività molto sentita dalla comunità locale di Betlemme”. Ogni anno il 5 e 6 di gennaio il Custode di Terra Santa, accompagnato dalla parata degli scout, fa ingresso in città e tutta la gente festeggia animatamente l’evento che rappresenta in qualche modo la conclusione del periodo natalizio per i cattolici.

Intitolare questa casa ai Re Magi significa richiamare questa grandissima storia, ma soprattutto focalizzare l’attenzione sull’incontro e sul dono. “I Re Magi sono persone come noi, come migliaia di pellegrini, che sono milioni di persone in Terra Santa, venuti da lontano per cercare qualcosa, per cercare quel messaggio e quella grotta”, afferma Vincenzo. Ma soprattutto: “Ognuno di loro ha portato la sua arte, il suo dono più prezioso ed è quello che noi cerchiamo di fare ogni giorno con la gente nel nostro lavoro: cerchiamo di metterci la nostra arte, le nostre capacità, le nostre debolezze, i nostri problemi. Cerchiamo di portare noi stessi, quello di più prezioso che abbiamo”.

La Casa dei Re Magi è luogo che vuole mettere insieme Occidente e Oriente, un luogo per i palestinesi, per la gente locale, ma vuole essere e sarà una casa per tutte quelle persone che a Betlemme hanno trovato un mondo di bellezza come accadde per i Magi 2000 anni fa.