Diario di viaggio – Libano #2


Libano. I volti e la storia di una crisi che ha distrutto un paese. 


di Giacomo Pizzi


Le origini della crisi economica e sanitaria che ha colpito il Libano mi sono state spiegate da chi la sta vivendo in prima persona: parlando con i miei colleghi, i volontari e i beneficiari dei nostri progetti a Beirut è emerso un quadro inquietante

Mi devo sbrigare a scrivere questo report sulle cause della crisi in Libano: ancora qualche minuto e poi non ci sarà più la corrente o il Wi-Fi. 

La terra dei cedri: dai riflettori al buio più totale 

Ricordo bene com’era il Libano tre anni fa: sfrontato, moderno, ricchissimo. Vedo ancora i grattacieli e i palazzi lussuosi svettare su Beirut, ancora illuminati sì, ma non più simbolo della modernità: ora ricordano un passato dorato. 

Tutto inizia il 17 ottobre 2019, quando il governo libanese annuncia nuove tasse su tabacco, petrolio e sulle chiamate nei servizi di chat come whatsapp in modo da recuperare parte del debito pubblico accumulato. 

A partire dalla notte di quello stesso giorno, scoppiano violente proteste nei confronti dell’élite libanese, che si protrarranno per i 5 mesi successivi. 

E’ l’inizio della crisi economica di un Paese all’apparenza prosperoso, ma che – costretto ad importare gran parte dei beni da altri Paesi esteri – dipende totalmente dal confronto tra moneta locale e dollaro. 

Le cause della crisi: rifugiati, corruzione e crollo della valuta 

Tra le cause principali della crisi ci sono il numero crescente di rifugiati, soprattutto dalla Siria, che devono essere mantenuti in gran parte dai sussidi statali e un sistema di governo fragile e corrotto, dove gli accordi tra le parti si basano su concessioni e favori. Nulla viene deciso se non si trova un accordo vantaggioso per tutte le parti. 

Con il rapido crollo della lira libanese e l’alzarsi dei prezzi, le banche interrompono prelievi o trasferimenti di dollari, negando ai libanesi di accedere ai propri risparmi nella speranza di una ripresa del valore della lira e un ritorno di un cambio vantaggioso. 

Ciò che impedisce al Paese di dichiarare il default è un tesoretto dello stato in oro depositato all’estero. 

Non c’è mai fine al peggio: la pandemia e lo scoppio del porto di Beirut 

A febbraio 2020 l’emergenza COVID e il lockdown portano a una maggiore crisi economica, rivelano un sistema di assistenza sociale completamente inadeguato e costringono migliaia di aziende a licenziare i propri dipendenti. 

Il 4 agosto le due potenti esplosioni al porto di Beirut smascherano definitivamente le dinamiche di governo, lasciando 300.000 persone senza casa e distruggendo il 15% delle riserve di grano dello stato. 

Fra le conseguenze delle esplosioni anche la chiusura di numerose attività con conseguente crescita della disoccupazione. A ottobre il primo ministro Hariri viene incaricato di formare un nuovo governo, che non vedrà mai la luce. 

Cosa succede quando il tuo stipendio cala del 92% 

Nel frattempo i prezzi si sono alzati del 200% e la lira libanese ha perso il suo valore di 14 volte negli ultimi 18 mesi. Prima della crisi, 1 dollaro equivaleva a 1.500 lire libanesi, oggi ne vale circa 22.000. 

Per questo, chi arriva dall’estero, i tanti Libanesi che hanno scelto di vivere e lavorare in Europa e America, sarà avvantaggiato, ma chi percepisce uno stipendio libanese vive nella miseria. 

Dato che gli stipendi non sono aumentati, un libanese che percepiva l’equivalente di 1.000 dollari al mese prima della crisi, oggi percepisce l’equivalente di 75 dollari: il 92,5% in meno! È difficile persino comprenderlo.

Una vita capovolta 

Data la situazione, dalla fine di giugno la banca centrale libanese non può più sovvenzionare beni come petrolio e medicinali che quindi dovrebbero essere comprati a prezzi elevatissimi e sarebbero totalmente inaccessibili alla popolazione. 

Lo scorso venerdì i farmacisti hanno indetto uno sciopero nazionale perché si rifiutano di comprare medicinali al mercato nero. 

Poiché non ci sono alternative, si è interrotta la fornitura dei beni primari (benzina, gas, farmaci) con conseguente razionamento di carburante per auto e energia elettrica. 

La vita dei Libanesi è stata letteralmente capovolta. Non c’è luce, acqua, farmaci… non c’è un Governo. Ma qui a Beirut, qui nel convento, il nostro centro di emergenza, ho visto tenacia e solidarietà fra le persone. Manca tutto tranne l’umanità.