“DIETRO LE QUINTE” DEL TERRA SANCTA MUSEUM

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“Venite, però state attenti a dove mettete i piedi…”. Chi parla è Sara di Associazione pro Terra Sancta e le persone alle quali si rivolge sono il museologo e un’archeologa che insieme a lei e a padre Eugenio Alliata, direttore del Museo, stanno lavorando all’allestimento delle nuove sale. “Cosa sta succedendo?,” viene subito da chiedersi. Mettendo piede all’interno, il cantiere appare quasi irriconoscibile e occorre qualche secondo per orientarsi. I muri posticci sono stati tolti, le altre pareti messe a nudo, liberate dalla monocromia dello stucco bianco e lasciate allo scoperto con la loro storia millenaria (alcune sale sono antiche cisterne romane). «L’originalità consiste nel tornare alle origini», diceva Antoni Gaudì. E forse nessuna osservazione più di questa riesce ad esprimere il cuore dell’intero progetto che – come un grande cantiere medievale – coinvolge un’intera comunità, sia per le professioni coinvolte sia per la partecipazione locale. E poi, tornare alle origini è il vero cuore della fede, della passione e dell’impegno che hanno mosso San Francesco e poi i francescani ad essere presenti in Terra Santa.

«Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme…» (Mt 2, 1). Chi era Erode? Come mai c’erano Erode, un re, e anche i soldati romani? Una delle prossime sale che sarà inaugurata vuole proprio raccontare la figura di Erode il Grande, del suo regno, della sua discendenza e dei suoi lussuosi palazzi, come quelli scoperti dai francescani nell’area di Betlemme, a Macheronte e a Gerico. Alcuni materiali degli scavi di questi palazzi-fortezza verranno mostrati al pubblico, in uno spazio del Convento della Flagellazione che è tradizionalmente chiamato “Casa di Erode”: in realtà sono strutture di epoca crociata e nulla hanno a che vedere con Erode. La tradizione si giustifica in qualche modo col fatto che esse sorgono sull’area ritenuta essere stata un tempo la Fortezza Antonia, la sede della guarnigione romana di stanza a Gerusalemme, ingrandita da Erode il Grande.

Il tornare alle origini, in un museo dedicato alla Terra Santa, diventerebbe ancora più reale e concreto se si potesse vedere e soffermarsi ad esaminare gli oggetti della vita quotidiana al tempo di Gesù. Come faceva a cucinare la suocera di Pietro? Quali pentole metteva sul fuoco? Quale brocca teneva in mano Marta quando versava da bere ai discepoli nella sua casa di Betania? Che forma aveva la boccetta di profumo infranta dalla Maddalena? Quale moneta Pietro trovò nella bocca del pesce per pagare il tributo? A queste e a molte altre domande il lavoro dell’archeologo aiuta realmente a dare risposta, e così anche piccole lucerne in ceramica, apparentemente insignificanti, aprono una finestra sulla percezione degli spazi notturni, quando si camminava da una stanza all’altra, o sulla luce che rischiarava i volti delle persone dentro la casa e illuminava i rotoli nella sinagoga. I materiali esposti sono selezionati da luoghi come Cafarnao, Magdala, Gerusalemme, l’Herodion a sudest di Betlemme e altri posti legati in qualche modo ai racconti dei Vangeli e che sono fino a oggi “testimoni” silenziosi ma diretti dell’epoca.

È in questi spazi, destinati a farci entrare di più nella esperienza del mondo che avevano Gesù e i suoi contemporanei, che si lavora manualmente fino a oggi: un nuovo ambiente da usare come magazzino è stato ultimato per ospitare alcuni reperti archeologici particolari. Si tratta soprattutto di ossari, cioè contenitori per le ossa dei defunti, risalenti ad almeno 2000 anni fa, ma non solo: capitelli, bassorilievi e frammenti di mosaico, a volte talmente pesanti che occorrono diversi operai per spostarli. In questo grande lavoro ogni passaggio è importante, ogni azione ha un valore immenso perché significa prendersi cura dell’oggetto in sé ma anche del motivo per cui lo si protegge e lo si conserva.

Portare avanti un progetto simile è complesso e allo stesso tempo affascinante: vanno di pari passo il desiderio di verità che muove ciascuno personalmente e la ricerca delle soluzioni migliori da adottare per comunicare a tutti quanto si è già scoperto e quello che, dietro l’angolo, aspetta ancora di essere trovato!

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