Emergenza libano. Dobbiamo intervenire subito!

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Sono passati quattro giorni dalla terribile esplosione che ha colpito la città di Beirut il 4 agosto. Il numero delle vittime è salito a 137, tra esse una donna italo-libanese di 92 anni e una bambina di soli tre anni. 5000 i feriti di cui 120 in gravi condizioni. Il Libano, già piegato da una crisi economica che sta attraversando senza precendenti ha bisogno di tutto l’aiuto possibile. la città è in ginocchio e non sarà facile per la popolazione rialzarsi. Lo scoppio, dovuto probabilmente a ingenti quantità di nitrato di ammonio mal custodito, ha devastato la zona del porto e le aree circostanti nel raggio di 24km. Tra i quartieri colpiti anche Gemmayzeh dove si trova anche il convento dei Francescani della Custodia di Terra Santa; per questo Pro Terra Sancta ha dato il via a una raccolta fondi per mettere in sicurezza il convento e permettere di offrire immediatamente tutto il sostegno possibile. Il racconto di Padre Firas Lufti a poche ore dall’incidente.

A un chilometro e mezzo dal centro dello scoppio, il convento dei frati francescani a Beirut ha subito ingenti danni, ma grazie a Dio tutti i frati stanno bene. “La stanza di Fra Angelico affacciata sul porto è andata distrutta, lui era in chiesa per fortuna, se fosse stato lì avrebbe subito gravi ferite, invece si è salvato. Anche Padre Maroun e Roger stanno bene, coperti dalla polvere delle macerie, ma stanno bene”, così padre Firas Lufti, guardiano del convento e Ministro della Regione San Paolo della Custodia di Terra Santa, ci racconta in una telefonata.

Al momento dello scoppio, avvenuto a Beriut intorno alle 17 (ora italiana), padre Firas non era nel Paese: “Io mi trovo ad Aleppo in una visita alle fraternità per assicurarmi della salute dei frati e delle comunità. I contagi da COVID in Siria aumentato giornalmente e 4 frati hanno contratto in virus”. 

“Verso le 18 ho ricevuto la telefonata da Padre Maourn che con la videocamera mi ha mostrato i danni al convento – prosegue Abuna Firas –  All’inizio non sapevamo quale fosse la motivazione non sapevamo se fosse stato un missile o un’autobomba, invece poco dopo abbiamo saputo che l’enorme danno che ha subito il nostro convento è stato causato da una grave esplosione al porto di Beirut che ha causato un danno terribile e catastrofico a tutta la città”.

Impressionanti le immagini che sono arrivate repentine sulle televisione e i social media, dal porto si vede elevarsi una colonna di fumo ed improvvisamente un secondo scoppio che si alza da terra come un fungo atomico e investe la città. Uno scenario apocalittico terrificante che distrutto e danneggiato buona parte della città. Oltre 137 i morti mentre ancora si scava sotto le macerie, più di 5000 i feriti. La Crose Rossa libanese conferma questi numeri, ma i dati sono ancora parziali e gli ospedali del paese al collasso. Lo scoppio ha generato un tremore di magnitudo 4.5. L’onda d’urto si è sentita fino a Larnaka (Cipro) e i danni causati dall’energia rilasciata coprono un’area di 24 km dal punto di detonazione. Le cause dell’esplosione devo essere ancora indagate, ma sembra che sia esploso un deposito di materiale chimico esplosivo. Il presidente libanese Michel Aoun ha confermato questa versione dicendo che più di 2700 tonnellate erano state sequestrate dalle autorità sei anni fa e poi lasciate nel porto senza le attenzioni necessarie.

Il convento francescano nel quartiere di Gemmayzeh si trova vicinissimo al molo 12 da dove è partita l’esplosione. “Il convento sorgeva in un edificio antico, un patrimonio culturale e artistico della città. Era la sede del primo teatro in Beirut – ci spiega padre Firas – L’edificio non è abitabile, le stanze sono state tutte colpite e i frati si sono spostati nel convento di Harissa (altro convento francescano più a nord). Le porte non ci sono più, le finestre sono esplose. In questi momenti in cui vige il caos, padre Roger è rimasto per controllare il convento”.

Con un fondo di tristezza nella voce Abuna Firas guarda al da farsi: “Adesso ci sarà bisogno per ricostruire e mettere in sicurezza gli ambienti. L’esplosione ha causato non solo moltissime vittime, ma ha messo intere famiglie per la strada, tante case distrutte, 100 i morti 4000 i feriti. L’emergenza è aperta in modo tragico”.

Il Libano, già colpito da una crisi economica molto molto forte, stava affrontando a fatica il problema del Covid “ e adesso, con questo grave e pericolosa esplosione siamo ancora più in ginocchio”, ammette con preoccupazione padre Firas “ Spero di riuscire a rientrare a breve. MI renderò presente appena sarà possibile muoversi dalla Siria al Libano ( i confini sono chiusi per via del virus). Sto seguendo momento per momento la situazione in contatto con i miei confratelli”.

Appena saputa la tragica notizia Pro Terra Sancta che opera in libano sostenendo i rifugiati e le famiglie libanesi si è mossa per aiutare i francescani attivando una raccolta fondi in questa fase di profonda