Gli oggetti della Pasqua

Giovanni Caccialanza8 Aprile 2022

È ormai vicina la Pasqua. A Gerusalemme, le comunità cristiane sono in fermento. Fervono i preparativi per le liturgie, le corali stanno ultimando le loro prove, chiese e santuari vengono approntati per ricevere, finalmente, dopo due anni di pandemia, i pellegrini. Perfino i negozi lungo le strade del quartiere cristiano si attrezzano: vengono riempiti di mercanzie, si mettono a lucido le vetrine, si ridipingono le serrande…

Nel mezzo di quella che, a tratti, può apparire una corsa confusionaria, sono in molti quelli che cercano di vivere con profonda attenzione il tempo santo che conduce alla festa della Resurrezione. Ma come si può prepararsi bene alle celebrazioni pasquali? Una via può essere quella di provare ad immaginare in concreto quella che fu la Pasqua di Gesù. I piatti che poté utilizzare durante l’ultima cena, tutti gli oggetti di uso quotidiano di cui poteva essere circondato…

Già, ma come si può immaginare tutto ciò?

Gli oggetti della Pasqua al Terra Sancta Museum

Ci viene in soccorso, per rispondere, il Terra Sancta Museum, situato a Gerusalemme all’inizio della Via Dolorosa, nei pressi della piccola ed elegante chiesa della Flagellazione. Le sale di questo museo sono dedicate proprio all’approfondimento storico-archeologico dell’area in cui si è svolta la vita quotidiana di Gesù e dei suoi discepoli. Qualcosa che ci permette di tornare a respirare l’aria che, duemila anni fa, con buona probabilità soffiava nel Cenacolo.

Entriamo, allora, tra le sale dell’esposizione; attraversiamo il cantiere ancora aperto per l’allestimento della sezione archeologica, lasciamoci alle spalle il rumore di trapani e martelli, i mucchi di calce, e, fra le mura a strapiombo di un’elegante casa mamelucca di XIV secolo, facciamo ingresso nella sezione storica. Una scritta in caratteri rossi e neri centra da subito l’argomento: “New Testament Times”, i tempi del Nuovo Testamento. 

Qui ci si trova immediatamente tra quelli che erano oggetti di vita comune nel primo secolo. Piatti, stoviglie, lampade, monete, scrigni, specchi… Nelle loro teche ben ordinate, queste suppellettili sembrano accavallarsi nel raccontare episodi evangelici ed apostolici. Ciascuno di loro illumina un qualche aspetto della vita della provincia palestinese ai tempi del Signore, ed è bello lasciarsi guidare, complici le didascalie, fra i racconti biblici che si rendono ad un tratto visibili al di là del vetro.

Gli oggetti della Pasqua

Si può così ammirare una bella raccolta di anfore, panciute le une, cilindriche le altre, che venivano utilizzate per lo stoccaggio e la conservazione di alimenti e di bevande. Le anfore avevano un ruolo di grande importanza all’interno delle antiche abitazioni di epoca romana: erano l’unico contenitore adatto a conservare per lungo periodo acqua e liquidi, un bene prezioso in una terra spesso provata da grandi siccità. Pensiamo soltanto alla cura con cui Gesù stesso invitava a conservare questi recipienti, quando stabiliva: “nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti” (Lc 5, 37).

Anfore
Le anfore del Terra Sancta Museum

Accanto alle anfore, alcune stoviglie di primo secolo ci proiettano immediatamente nel Cenacolo, là dove Gesù sedette a mensa fra i suoi, istituendo l’Eucarestia e individuando il traditore. Tra i piatti e gli utensili da cucina, si scorgono i bicchieri e le ciotole di terracotta dell’epoca, che erano adatti ad una mensa povera come poteva essere quella dei discepoli di Gesù, uomini semplici e certo lontani dal lusso.

Lusso che, però, non mancava all’interno della provincia romana di Palestina: accanto alle suppellettili di terracotta, infatti, un’ampia raccolta di ceramiche ci permette di conoscere l’antica e finissima arte della produzione nabatea, destinata alle classi più abbienti. Fanno poi bella mostra di sé alcune coppe di vetro, rare dal punto di vista archeologico e certamente utilizzate dai più ricchi, dato il loro valore. E, da ultimo, si possono ammirare diversi vasi per contenere profumi ed unguenti, come quel “vaso” probabilmente d’alabastro che la peccatrice di cui ci parla Luca (7, 37) portò dal Maestro quando si trovava dal fariseo Simone. 

Le monete del Vangelo

Ma non è soltanto questo spazio privato a trovare posto all’interno del Terra Sancta Museum. Un’esposizione centrale è dedicata tutta agli oggetti utilizzati nello spazio pubblico: strumenti da lavoro, calamai; monete, soprattutto.

E di monete, si sa, nel Vangelo si parla parecchio. In questo tempo di Pasqua, ricordiamo quelle “trenta monete d’argento” che l’evangelista Matteo (26, 15) stabilisce come compenso per il tradimento di Giuda. E sotto i vetri del museo, si possono vedere proprio quei sicli argentei che erano utilizzati dai sacerdoti all’epoca di Gesù. Le stesse monete, dunque, che furono offerte per la consegna del Maestro ai Romani.

E come può non venire in mente, guardando un bell’esemplare di denaro romano, coniato con l’effigie di Augusto e la dicitura Caesar Augustus, la domanda che Gesù pone ai pubblicani, rispondendo alla loro provocazione: “Questa immagine e l’iscrizione di chi sono?” (Mt 22, 20). Ed è nota, dopo questa domanda, la conclusione che trae Gesù per garantire la legittimità del tributo, contro le insinuazioni degli stessi pubblicani, costretti ad ammettere la paternità del principe riguardo alla moneta: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt. 22, 21).

Oppure, come si può non pensare alla vedova che Gesù indicò come modello, quando fra le scroscianti offerte dei ricchi, gettò nel tesoro del tempio “due monetine, tutto quello che aveva per vivere” (cfr. Lc 21, 2.4)? E proprio accanto al denaro, infatti, figurano nel museo due monetine bronzee, due leptà, “che fanno un soldo”, ci dice Marco (12, 42). È leggibile, anche su monete di peso e dimensione così scarsi, l’iscrizione : “di proprietà del re Erode”. Un’altra figura che era ben attiva ai tempi di Gesù, di cui i Vangeli parlano in più di un’occasione.

O ancora, accanto alle monete di conio rotondo, di varia epoca e di varia provenienza, colpisce la presenza di un oggetto metallico squadrato. Alto circa un centimetro, largo quasi cinque, è realizzato interamente in bronzo, e reca sulla faccia la dicitura greca: “mezza mina”. Si tratta di un’unità di misura per il peso, fondamentale per stabilire i prezzi. Sessanta mine attiche arrivavano a valere un talento, che era una quantità di denaro esorbitante per i tempi di Gesù. Ecco che allora si può intuire la natura ancor più esorbitante del messaggio evangelico, quando Gesù afferma che Dio Padre condonerà agli uomini anche i debiti “diecimila talenti” (Mt 18, 24), cioè seicentomila mine.

Qualcosa di davvero sconfinato. È tutto questo che si può vedere e toccare con mano al Terra Sancta Museum di Gerusalemme. E questo, nel festante tumulto di voci che la Pasqua solleva nella Città Santa, aiuta a vivere tutta la concretezza di un avvenimento che qui ebbe casa, circa duemila anni fa.

Venite allora anche voi a scoprire le bellezze della storia di Terra Santa nascoste tra queste sale, vivete la Pasqua con noi!