Striscia di Gaza

I volti e le sfide della Striscia di Gaza

Veronica Brocca16 Settembre 2022

Dopo un anno di relativa pace, i raid aerei sono tornati a martoriare la Striscia di Gaza, un fazzoletto di territorio costiero bagnato dal Mediterraneo e che confina con Israele ed Egitto.

La Striscia è lunga 40 km e larga 10km ed è tra i territori più popolati al mondo: vi abitano più di due milioni di persone, quasi tutti palestinesi e il 65% di loro ha meno di 24 anni. Seicento mila persone abitano nella sola città di Gaza. Per questa ragione gli attacchi israeliani nella Striscia causano sempre numerose vittime e una vasta distruzione di case, ospedali, scuole e negozi. 

Ma come mai Gaza non trova la pace? E perché viene chiamata “la più grande prigione a cielo aperto”?

Per comprendere la Gaza di oggi è necessario tornare al maggio del 1948, subito dopo la proclamazione dello Stato d’Israele.

Nel tentativo di bloccare la nascita di Israele, gli eserciti di Egitto, Giordania e Siria invasero la Palestina. Lo stato egiziano governa la Striscia di Gaza dal 1948 fino al 1967, anno in cui viene occupata dallo stato di Israele dopo la Guerra dei sei giorni. La Striscia di Gaza è il regno di Hamas, il movimento islamico politico e paramilitare palestinese nato a ridosso della prima Intifada (1987-1993).

Hamas ha posizioni radicali sui rapporti tra Israele e la Striscia di Gaza tra cui scoppiano regolarmente violenze. Bombe e attentati mietono vittime su entrambi i lati del confine.

Questa situazione fa sì che la Striscia di Gaza sia diventata il simbolo della difficoltà alla pace tra i due popoli.

Nel 2005 il premier israeliano Ariel Sharon ordina l’eliminazione dei 21 insediamenti e l’evacuazione di tutti i coloni e militari israeliani presenti nella Striscia. Alle elezioni del 2006 Hamas infligge una cocente sconfitta al partito laico e moderato di Yasser Arafat, al-Fatah. La vittoria di Hamas è dovuta alla vicinanza dei suoi membri alla popolazione stremata. La loro strategia è offrire cibo, visite mediche, materiale scolastico e istruzione in cambio della lealtà al partito considerato terrorista da Israele e Stati Uniti.

I kamikaze di Hamas avevano seminato morte e paura durante la Seconda Intifada (2000-2005) nelle città israeliane, ma i primi attentati risalgono al 1994, anno in cui i paesi arabi rivendicano la Striscia di Gaza come parte del futuro Stato di Palestina.

L’egemonia di Hamas e il lungo embargo

Dopo una sanguinosa guerra civile, Hamas caccia al-Fatah dalla Striscia, dividendo di fatto la Palestina in due: “Fatah Land”, ovvero la Cisgiordania guidata dall’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen e “Hamastan” che comandata la Striscia. Due nemici giurati.

La forte presenza del movimento di Hamas ha aumentato l’isolamento della Striscia di Gaza da parte di Israele a discapito della popolazione. Israele, infatti, ha sempre mantenuto il controllo militare dello spazio navale, terrestre e aereo della Striscia di Gaza. Filo spinato ed eserciti israeliani ed egiziani delimitano oggi i confini della Striscia.

L’embargo voluto da Israele continua a decimare la popolazione. A Gaza non entra niente. Gli scambi tra la Striscia e il mondo avvengono attraverso centinaia di sofisticati tunnel adibiti al contrabbando. I livelli di disoccupazione sono altissimi. Le condizioni di vita sono oggi peggiori rispetto a 20 anni fa e circa otto persone su dieci sopravvivono grazie agli aiuti umanitari.

Inoltre, la popolazione è spesso priva di acqua ed elettricità per diverse ore durante il giorno. Oggi, sia in Israele che in Palestina la politica è molto debole: Israele conta cinque lezioni politiche in due anni e in Palestina le ultime elezioni politiche risalgono al 2005.

È evidente una mancanza di leadership politica e di visione, mentre le disparità economiche sono sempre più grandi tra israeliani e palestinesi.

Le parole di mons. Pierbattista Pizzaballa

Sua Eccellenza mons. Pierbattista Pizzaballa ha portato al Meeting di Rimini di quest’anno la testimonianza della comunità cattolica della Striscia di Gaza. Le sue parole ci aiutano a conoscere una realtà piccola ma fondamentale, viva testimonianza di fede per tutti i gazawi: «Voglio portare la testimonianza della mia piccola comunità di Gaza.

Poche centinaia di persone in mezzo a un mare di due milioni di personeche ha tutti i diritti di sentirsi oppressa per tantissime ragioni.

Eppure, è una comunità attiva in tante attività sociali, caritative, per i poveri, disabili e non ho mai sentito da loro, che ne avrebbero tutti i diritti, una sola parola di rancore o di rabbia nei confronti di alcuno.

Sempre attivi nel fare qualcosa per gli altri. Soprattutto per i poveri, loro che sono già poveri che si danno da fare per cose banali, come portare il frigorifero in case che sono tuguri fatti di lamiera o scarpe per i bambini. Sono sciocchezze, gocce in un oceano, ma testimonianza di una comunità che non è ripiegata su di sé, che ha voglia di fare qualcosa per l’altro, che scommette per il futuro anche là a Gaza dove tutti dicono che non c’è futuro.

È questa è una grande consolazione. Soprattutto è stato bellissimo sentire da questi giovani che si danno da fare dire che la cosa più importante per loro non è portare le scarpe, o il frigorifero, ma dare il loro tempo a queste persone e ascoltarli.

Questo dice lo stile con cui questa comunità si muove. La testimonianza di Ghada, ad esempio, che dice che lei vuole la giustizia e la libertà per il suo popolo, ma chiede ogni giorno al Signore di avere la forza del perdono. Non sono testimonianze scontate per chi vive dentro una situazione di gravissima povertà e oppressione».

Nella Parrocchia del Sacra Famiglia, Gaza
Gaza City

Storia dei bambini farfalla

Pro Terra Sancta è attiva nella Striscia di Gaza per aiutare le famiglie cristiane attraverso l’assistenza alla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia di Gaza City, guidata con passione da padre Gabriel Romanelli.

Oltre alla distribuzione di alimenti, medicine e spese per l’istruzione dei bambini, l’Associazione è impegnata dal novembre del 2020 nella cura e nell’accoglienza dei Bambini Farfalla. Si tratta di bambini affetti dall’E.B. “Epidermiolisi bollosa”, una grave e rara malattia causata da fattori ereditari che rende la pelle del neonato fragile come le ali di una farfalla. Un abbraccio o una carezza causano sofferenze paragonabili alle ustioni di terzo grado. Il contatto è la loro più grande paura.  

Il progetto rappresenta oggi per la Striscia di Gaza l’unica risposta concreta per i bambini affetti da E.B. e si struttura intorno alle competenze del giovane Ishaq. Anche il parroco della parrocchia di Gaza, padre Gabriel Romanelli ha reso disponibili degli uffici per organizzare al meglio il progetto. Sul parroco di Gaza non perdetevi la puntata del nostro podcast “Voci di Terra Santa”.

I bambini affetti da questa malattia incurabile hanno bisogno di costante assistenza medica, di fisioterapia e di comprare creme specifiche, antibiotici e bende. In casi gravi, le vesciche possono manifestarsi anche all’interno del corpo, come nella bocca o nelle membrane che rivestono lo stomaco. Ma l’embargo rende difficilissimo far arrivare i medicinali e i permessi che rilascia Israele arrivano spesso tardi o non arrivano proprio.

A volte qualcuno riesce a entrare con un permesso speciale e porta le medicine anche per i bambini farfalla.

Le vesciche sul corpo dei bambini prudono, ma non possono grattarsi altrimenti le bolle scoppiano e causano un dolore atroce.

Fare un bagno caldo allevierebbe molto le piaghe, ma l’acqua pulita qui è troppo preziosa e non può essere sprecata.

I bambini farfalla non possono frequentare luoghi troppo affollati per evitare di cadere o essere urtati.

Oggi a Gaza ci sono circa 60 bambini che soffrono di Epidermolisi Bollosa e il numero è in costante aumento.

Un bambino farfalla

Nella terra simbolo della lotta tra Palestina e Israele, la sopravvivenza dei più poveri è costantemente minacciata, giorno e notte.

Aiutaci a sostenere la testimonianza dei cristiani attorno alle piccole parrocchie di Gaza e scopri come fare per sostenere i bambini farfalla di Gaza.