Le Betwomen e il Bazaar solidale con Nadya Hazboun

Veronica Brocca2 Settembre 2022

A pochi passi dalla Basilica della Natività è operativo da quasi tre mesi il Dar al-Majus Community Home di Pro Terra Sancta. Si tratta di un alto edificio di pietra bianca, in perfetta armonia con l’architettura circostante di Betlemme. Dar al-Majus significa letteralmente “Casa dei Magi”, e proprio qui, come accadde duemila anni fa, anche la nostra Associazione vuole portare preziosi doni alla comunità betlemita. All’interno, infatti, la struttura ospita gli uffici e le numerose attività sviluppate secondo un percorso educativo alla bellezza che ci viene dato dalla vicinanza alla Basilica della Natività. Oggi vi raccontiamo due realtà che appartengono alla seconda area, quella imprenditoriale e professionale. Lo faremo affidandoci alle parole di Nadya Hazboun, designer di moda e di gioielli a Betlemme e professoressa di Design alle Università locali di Hebron e Birzeit.

Il progetto delle Betwomen

Nadya Hazboun inizia a lavorare con pro Terra Sancta durante la pandemia da Covid-19 con l’idea di sviluppare un progetto per sostenere le donne di Betlemme. Il progetto prende il nome di Betwomen e nasce dopo che molti lavoratori hanno dovuto fermare o vendere le proprie attività a causa della pandemia. Come in molte altre parti del mondo, anche qui il diffondersi del virus ha arrestato il flusso di visitatori e pellegrini che da decenni riempiono le strade e la grande piazza intorno alla Basilica.

Commercianti, guide, tassisti, ristoratori, artigiani hanno perso il lavoro da un giorno con l’altro. La maggior parte dei betlemiti, infatti, vive di turismo, che qui è la più importante fonte di reddito. Dato che la maggior parte delle donne si dedica alla cura della casa e dei figli ed essendo il lavoro del marito l’unica fonte di guadagno, intere famiglie si sono ritrovate improvvisamente in una grave situazione di crisi economica.

È in questo momento di smarrimento che Pro Terra Sancta decide di proporre un progetto ambizioso e innovativo. È proprio il progetto delle Betwomen, che prevede l’erogazione di corsi di formazione professionali a un gruppo di casalinghe prive di competenze lavorative e in gran parte senza istruzione.

Alcune donne di Betwomen
Nadya Hazboun mostra alcuni prodotti nati dal progetto

Non solo un luogo di lavoro

Nadya Hazboun ripone dal primo istante tutta la sua passione nel progetto e inizia a dirigere corsi di design e di cucito con l’aiuto di un’amica fashion designer.

“I primi prodotti ideati e cuciti dalle Betwomen – racconta Nadya – sono state le mascherine per il Covid-19! Allora venivano prodotte mascherine con design ad hoc e anche noi ci siamo adattati, producendo mascherine con stampe tipiche del design di Betlemme poi distribuite alle varie organizzazioni impegnate nella lotta contro il virus”.

Successivamente si è passati alla creazione di oggetti per la cucina; grembiuli per adulti e bambini, presine e guanti da forno, posate e altri utensili. In breve tempo il progetto riscuote un grande successo. “Le donne – dice – hanno trovato non solo un luogo di formazione professionale ma anche un’importante compagnia. Vedendosi all’opera, hanno scoperto doti personali prima sconosciute e da casalinghe si sono viste imprenditrici”.  L’idea è piaciuta molto anche alla comunità di Betlemme! Anche se da qualche mese gli uomini hanno ripreso le loro attività, le donne non intendono lasciare il laboratorio di cucito.

Il Bazaar solidale

La seconda realtà che ci espone la professoressa Nadya Hazboun è l’ambizioso progetto nato a giugno: il Bazaar solidale. Lo scopo è quello di aiutare donne bisognose, imprenditrici e donne con disabilità. Al piano terra dell’edificio di Dar al-Majus, il visitatore si imbatte in un piccolo e ben curato negozio che accoglie tanti prodotti esposti su tavoli e scaffali. “Questo non è un semplice negozio di souvenir – racconta Nadya che è responsabile anche del Bazaar solidale – ma un progetto che ha un importante impatto sociale”.

Magneti, cuscini, portachiavi, icone, specchi, articoli di cancelleria, gioielli della tradizione palestinese e dai colori vivaci. L’idea di Nadya, sviluppata grazie a Pro Terra Sancta, è quella di aiutare piccole imprese e singoli lavoratori ad allargare il proprio business in un’ottica di collaborazione con la comunità betlemita.

Particolare attenzione è dedicata alle organizzazioni che lavorano con bambini e persone con disabilità fisica e mentale. Gli articoli all’interno del Bazaar sono unici, redditizi e di qualità. E non mancano mai anche i prodotti delle Betwomen.

Interno del Bazaar solidale in Dar al-Majus, Betlemme

L’arte come forma di liberazione

È un Bazaar con impatto sociale. Non solo si vuole creare o incrementare il reddito dell’artigiano, ma ci si impegna anche a valorizzare le doti artistiche e artigianali degli abitanti di Betlemme. “L’arte stessa – conclude Nadya – è una fonte di reddito, una forma di liberazione, creazione, intrattenimento. Ecco perchè diciamo che qui prendiamo due piccioni con una fava. Questa è l’idea del Bazaar”.  

Nel grande e complesso contesto palestinese, Pro Terra Sancta promuove con successo il lavoro della comunità betlemita; grande valore è dato in particolar modo alle donne e ai giovani in cerca di una vita dignitosa. I corsi di formazione professionale uniti all’unicità delle opere d’arte sono un esempio di insolita convivenza di lavoro e di bellezza all’ombra della Natività.

Venite anche voi a scoprire tutto questo al Dar al-Majus Community Home di Betlemme!

Vi aspettiamo!