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Amna, l'ostetrica che a Sfireh ha deciso di restare

2 ottobre 2026
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Amna, l'ostetrica che a Sfireh ha deciso di restare
Amna, l'ostetrica che a Sfireh ha deciso di restare

Il 21 giugno scorso una donna si è presentata alla porta dell'ambulatorio di Sfireh (In Libano) con le doglie ormai avanzate. Non è riuscita a raggiungere il lettino: ha partorito a pochi passi dall'ingresso, tra le mani di Amna, l'ostetrica che gestisce l'unico presidio per le donne incinte del villaggio. «Non c'era tempo per pensare», racconta Amna. «Ho capito subito che il bambino sarebbe nato lì, in quel momento. Se fosse partita per Aleppo, non sarebbe arrivata in tempo.»

La donna viveva in condizioni di estrema povertà e sapeva poco dei rischi del parto. Senza l'ambulatorio avrebbe dovuto affrontare un'ora di strada di montagna verso l'ospedale più vicino. Oggi lei e il bambino stanno bene.

Sfireh si trova a oltre 1.100 metri di altitudine, tra i rilievi del distretto di Dennieh, nel nord del Libano. È una comunità rurale in cui sunniti e maroniti convivono da generazioni, e in cui si vive di frutticoltura di montagna e dei prodotti della terra. La crisi economica che da anni colpisce il Libano assume proporzioni drammatiche: il gasolio per il riscaldamento che d'inverno non si riesce più a pagare, l'elettricità che manca per gran parte della giornata, centri sanitari ridotti al minimo. I giovani se ne vanno. Restano gli anziani e chi non ha alternative.

Amna ha scelto di restare. Per anni ha visto le donne del villaggio fare i conti con una scelta impossibile. «Vedevo donne all'ottavo mese aspettare giorni interi per una visita di controllo», ricorda. «Altre rinunciavano del tutto, perché il viaggio fino ad Aleppo costava troppo. E una donna incinta su queste strade, d'inverno, rischia.» Così ha cominciato ad andare lei nelle case: controlli, piccoli interventi, primo soccorso. Senza uno spazio, senza attrezzature.

La svolta è arrivata con un bando di Pro Terra Sancta. Amna ha presentato la sua candidatura e ha ottenuto i fondi per allestire un ambulatorio attrezzato, dedicato alle donne del territorio. Prima, però, ha seguito il corso di dieci giorni in project management promosso dall'organizzazione. «Sapevo fare il mio lavoro, ma non sapevo gestire un budget», spiega. «Il corso mi ha aiutato a mettere ordine: cosa comprare prima, come organizzare le visite, come far andare avanti l'ambulatorio anche quando il finanziamento sarà finito.» A fine 2024 il suo business plan è stato approvato, e il progetto è diventato realtà.

Da allora l'ambulatorio ha seguito centinaia di donne. Per molte di loro è stata la prima volta che una gravidanza veniva monitorata dall'inizio alla fine.

Amna ci ricorda ogni giorno come la scelta di rimanere in un territorio possa cambiare la vita di molti. La sua storia dà risposta a un’emergenza che rischiava di rimanere invisibile: un bisogno sommerso, schiacciato da drammi in apparenza più pressanti, ma drammaticamente evidente per chi vive sulla propria pelle questa precarietà. «Qualcuno mi chiede perché non me ne vado anch'io», dice Amna. «Ma se me ne vado, queste donne da chi vanno?»

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