La crisi umanitaria a Gaza continua a compromettere gravemente i diritti umani in Terra Santa, colpendo in particolare bambini, donne e persone con disabilità.
A Gaza il conflitto non è mai terminato e la povertà della popolazione si diffonde a macchia d’olio. Per questo, continuiamo a garantire assistenza immediata e programmi a lungo termine che supportano le famiglie in difficoltà, forniscono assistenza sanitaria e psicosociale a bambini e adolescenti e tutelano le persone con disabilità. Tra i progetti più recenti, il nostro sostegno a Gaza si è concentrato sulla necessità più impellente di tutte: la difesa dei diritti umani fondamentali, che ha a che fare in primis con il reperimento delle risorse essenziali per sopravvivere.
Continua a sostenere l’emergenza a Gaza.
I diritti umani in Palestina
La situazione dei diritti umani in Palestina continua ad aggravarsi, inserendosi in una crisi umanitaria che coinvolge l’intera regione. I rapporti delle Nazioni Unite pubblicati nel 2026, tra cui quello dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) del febbraio 2026, descrivono un’escalation di violenze e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. I bombardamenti su infrastrutture civili e aree residenziali non si sono fermati:
Il rapporto ha registrato, dal 1º novembre 2024 al 31 ottobre 2025, oltre 1.993 attacchi contro edifici residenziali, che hanno causato 4.528 morti, tra cui 1.493 donne e bambini.
A rendere ancora più drammatica la situazione è la forte limitazione all’ingresso degli aiuti umanitari, che compromette la possibilità di fornire soccorso immediato alle famiglie colpite dal conflitto. Come si legge dal rapporto delle Nazioni Unite:
I palestinesi si sono trovati di fronte alla scelta disumana tra morire di fame oppure rischiare di essere uccisi mentre cercavano di procurarsi del cibo.
In questo contesto, la difesa dei diritti umani fondamentali, sia a Gaza come in altri contesti colpiti dalla guerra, resta una delle sfide più urgenti per la comunità internazionale e per le organizzazioni umanitarie che operano sul territorio.

Cosa significa difendere i diritti umani
Difendere i diritti umani non si limita a riconoscerli sulla carta: significa tradurre principi universali in azioni concrete che permettano a ogni persona di vivere con dignità.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1984 sancisce all'Art 3 che:
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Questo articolo costituisce la base per tutti gli altri , perché senza vita, libertà e sicurezza nessun altro diritto può essere esercitato. Riconoscere i diritti, però, non basta; spesso, infatti, barriere economiche, sociali o culturali ne impediscono l’effettivo esercizio.
Qui entra in gioco la distinzione tra uguaglianza formale e sostanziale: la prima dichiara che tutti hanno gli stessi diritti, la seconda interviene concretamente per rimuovere ostacoli e disuguaglianze, affinché ogni persona possa vivere davvero quei diritti nella quotidianità.
Emergenza Gaza: la nostra risposta
Difendere i diritti umani in Terra Santa significa quindi tradurre l’uguaglianza sostanziale in interventi che abbiano come obiettivo il miglioramento concreto della vita delle persone.
Per rispondere alla grave emergenza umanitaria in corso a Gaza, le nostre attività di assistenza si sono concentrate infatti sui bisogni più urgenti della popolazione: accesso al cibo, sostegno economico e protezione dal freddo. In soli due mesi di attività abbiamo raggiunto oltre 900 persone tra famiglie e bambini.
In particolare:
- 202 famiglie hanno ricevuto buoni per l’acquisto di beni di prima necessità, per garantire accesso immediato a cibo e prodotti essenziali.
- 191 famiglie hanno beneficiato di assistenza economica diretta, utile per affrontare le spese più urgenti come alimenti, medicinali e bisogni domestici di base.
- 565 persone hanno ricevuto scarpe invernali, riducendo i rischi sanitari legati all’esposizione al freddo e all’umidità.
- 147 bambini sono stati sostenuti con la distribuzione di giacche invernali, fondamentali per proteggere la loro salute durante i mesi più rigidi.
Accanto agli interventi di assistenza di base, un altro progetto realizzato in collaborazione con Caritas e i partner locali e l’Artificial Limbs and Polio Centre (ALPC) ha affrontato una delle conseguenze più drammatiche del conflitto: l’aumento delle amputazioni e delle disabilità motorie.
ll progetto nasce con una missione precisa: restituire dignità, autonomia e una nuova prospettiva di vita a chi è stato segnato indelebilmente dal conflitto. L’intervento ha generato un cambiamento concreto per 284 persone appartenenti alle fasce più fragili della popolazione. Tra queste, 274 bambini che convivevano con disturbi dello sviluppo e gravi complicazioni muscoloscheletriche, acuite da una cronica malnutrizione. Grazie a cure mirate, i pazienti hanno registrato progressi straordinari nella postura, nella forza muscolare e nella capacità di compiere i primi passi verso una reale indipendenza fisica e sociale.

I diritti umani negati: la disabilità in Palestina
In Palestina, la disabilità non è solo una condizione medica, ma una sfida di sopravvivenza che riguarda circa il 7% della popolazione, con un dato allarmante: un terzo dei casi coinvolge bambini sotto i 15 anni. In questo contesto, la vulnerabilità è amplificata da un sistema al collasso, dove la povertà colpisce il 40% delle famiglie e le restrizioni ai movimenti soffocano ogni tentativo di assistenza costante. Secondo l'OMS, la carenza di farmaci essenziali (che a Gaza ha toccato picchi del 43%) e l'assenza di infrastrutture accessibili rendono la vita quotidiana una barriera insormontabile per chi soffre di disabilità fisiche o cognitive.
A ciò si aggiunge un forte stigma culturale, che considera la disabilità una “punizione divina”, determinando esclusione sociale, analfabetismo, disoccupazione elevata e scarso accesso all’istruzione, con il 37,6% degli adulti over 15 che non ha mai frequentato la scuola.
A Betlemme, città che registra la terza incidenza più alta di disabilità nel Paese, molti bambini nati con paralisi cerebrale, sindrome di Down o malformazioni congenite crescono senza il necessario supporto medico o familiare.

Effetà e Hogar Niño Dios: presidi di accoglienza
È proprio a Betlemme che realtà come la scuola Effetà, dedicata a bambini con disabilità uditive, e la Casa d’Accoglienza Hogar Niño Dios, che accoglie bambini con disabilità orfani o in stato di abbandono, rappresentano dei presidi fondamentali. Questi centri offrono percorsi educativi mirati, attività di arte e musicoterapia e un sostegno quotidiano che va oltre la semplice cura.
Anna, volontaria arrivata a Betlemme per dare un senso sociale al suo far musica, racconta:
Vedo i bambini che mi abbracciano, che sono felici. La musica per loro è magia pura. Lavorare qui mi ha fatto capire che alla fine basta veramente poco per farli ritornare a sorridere.
Khader invece ha 13 anni e da quando è entrato nella Casa d’Accoglienza Hogar ha iniziato a sperimentare un autonomia prima sconosciuta:
Vado a scuola, suono la chitarra e mi diverto con tanti amici. Qui ho imparato a sognare di nuovo.
L’obiettivo di questi centri è, infatti, offrire ai bambini con disabilità nei contesti di guerra una realtà quotidiana che non sia più definita dal dolore, ma dalle proprie possibilità.
I diritti umani delle donne in Palestina
Anche i diritti umani in Terra Santa delle donne e delle ragazze adolescenti sono in grave pericolo. Non è solo una questione di sopravvivenza fisica, ma di una sistematica erosione dei diritti fondamentali. Secondo il Gender Alert di UN Women (2024), lo spostamento forzato ha travolto oltre 1,9 milioni di persone — l'85% della popolazione — lasciando quasi un milione di donne e ragazze in un limbo privo di istruzione, assistenza sanitaria e beni igienici essenziali. In questo scenario, le donne restano esposte a rischi estremi: dalla violenza di genere alla detenzione arbitraria, fino alla piaga dei matrimoni precoci forzati, spesso considerati come un presunto “strumento di protezione” in assenza di una sicurezza reale.
Proprio per rispondere a queste necessità nasce EmpowerHer, in collaborazione con il partner AftaLuna: È un progetto dedicat all'emancipazione di 100 ragazze adolescenti (dai 10 ai 18 anni) a Gaza. Non una semplice iniziativa di assistenza, ma un percorso che, in due mesi di attività intensiva, mira a offrire a giovani donne gli strumenti per elaborare il trauma della guerra. Attraverso la terapia del linguaggio e il supporto psicosociale (PSS), viene insegnato loro come ricostruire la propria autostima, contrastando lo stigma sociale che troppo spesso le vorrebbe invisibili e recluse.

Parlare di diritti umani in Terra Santa non è solo una questione politica o diplomatica: è una responsabilità morale. Ogni pasto, ogni sostegno psicologico rappresenta un atto di resistenza civile contro la disumanizzazione del conflitto. Difendere i diritti umani significa ricordare che, anche nella guerra, la dignità della persona resta il confine più importante da proteggere.











