Luglio 2014

Per non perdere la speranza: un appello a sostenere gli abitanti di Gaza

Mentre si cerca un accordo per fermare i bombardamenti su Gaza e verso Israele, le organizzazioni umanitarie presenti hanno predisposto campi di accoglienza per i feriti e per le famiglie senza più un alloggio. Se la vita nella Striscia prima dello scoppio delle ostilità era difficile ora è diventata insopportabile.

Al momento la striscia (lunga circa 40 chilometri e larga 10) conta circa 1,8 milioni di abitanti di etnia araba palestinese, di cui oltre la metà sono minorenni. Più due terzi della popolazione vive in otto campi profughi ed è una delle zone più problematiche di tutto il Medio Oriente.

Chiusi in una prigione a cielo aperto gli abitanti di Gaza hanno visto distruggere in pochi giorni gran parte delle strutture che lavorano con i giovani, con le famiglie ma anche con gli anziani e i disabili.  Strutture che in questi anni hanno dato un filo di speranza e hanno aiutato diverse famiglie a credere in un futuro migliore per i loro figli.

A Gaza City l’Associazione pro Terra Sancta sostiene da anni la comunità cristiana in un progetto a favore di bambini da 0 a 11 anni e di adolescenti con varie forme di disabilità; sostiene l’attività scolastica e organizza campi estivi in collaborazione con il Parroco padre Jorge Hernandez. Proprio lui ha scritto una lettera di appello, di cui riportiamo il testo integrale.

Sono già passati cinque giorni dall’inizio dell’operazione “margine di protezione” sulla Striscia di Gaza. Il rumore degli aerei, le sirene delle ambulanze, sono già parte della vita quotidiana. Ho notato ieri un’intensità nel bombardamento di aria, terra e mare. Ma notiamo anche la persistenza nel lancio dei razzi che partono da qui. Abbiamo trovato anche l’appello lanciato agli abitanti della zona di Bet Hanoun e Beit Lahia di evacuare immediatamente le loro case. E ci chiediamo con queste persone: dove possono andare? Gaza è piccola. Tutto è vicino. C’è un luogo neutro, un rifugio tranquillo e sicuro per le persone di Gaza?

Quindi, dove andare? La routine tipica della guerra qui è già stata assimilata dalla popolazione: aerei, esplosioni, distruzione e morte. Le persone avevano previsto, da qualche tempo, un possibile attacco militare che sarebbe durato molto. Sono previsioni di saggezza popolare. Quello però che ha destabilizzato tali pronostici è stato il trovarsi di fronte a una resistenza su più vasta scala e meglio preparata, rispetto alle precedenti, da parte dell’autorità locale.

Che i razzi di Hamas siano arrivati a Tel Aviv e a Gerusalemme non è cosa da poco. C’è anche un fondato timore di una reazione all’interno della striscia contro i cristiani. Non ci sorprenderebbe, considerando il modus operandi già visto in altri luoghi. Per questo è ammirevole costatare l’animo pacifico della nostra gente. Non è la prima volta. E non sarà l’ultima. Mi affido totalmente nelle mani di Dio. Quanto dovremo sopportare, solo Dio può saperlo. Per ora stiamo bene, sicuri e sereni. Chiediamo preghiere per porre fine a questa follia. 

Non abbandoniamo la popolazione. Sostenere gli abitanti di questo lembo di terra affacciato sul Mar Mediterraneo vuol dire non perder la speranza che si possa raggiungere una giusta soluzione al conflitto attraverso i negoziati.

Ogni contributo è fondamentale. Con una piccola cifra siamo in grado di far arrivare cibo, medicine e abiti alla popolazione.

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In allegato il Comunicato Stampa dell’appello.

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