Novembre 2017
Campo dei pastori

Al Campo dei Pastori con fra Josè Maria. Per essere “un po’ pastori e un po’ angeli”

“Si vive in mano alla Provvidenza” così, da buon francescano, esordisce padre José Maria Falo Espés, descrivendo la sua esperienza come guardiano del Campo dei Pastori.

Spagnolo di Saragoza, per anni ha abitato a Valencia guidando gruppi di pellegrini verso la Terra Santa, finché, come racconta il frate “ho capito che qualcosa mi attirava sempre sui Luoghi di Gesù”. Da due anni si è trasferito in Terra Santa dove, insieme ad un altro frate, custodisce il famoso santuario di Beit Sahour.

“Il Campo dei Pastori è un luogo molto significativo. Proprio Qui è avvenuto il primo annuncio della nascita di Gesù, Figlio di Dio – afferma fra Josè -. ‘Gloria a Dio nell’alto dei cieli’ hanno cantato gli Angeli su queste colline, annunciando ai pastori la nascita del Salvatore. Molti pellegrini vengono per fede e bisogna essere sempre disposti a dare una parola per accoglierli”.

Parlando poi dell’importanza storica e biblica del luogo, il francescano afferma: “C’è una tradizione molto antica legata a questa area e alle umili origini di Gesù. Sembra quasi che tutto si sia sviluppato qui”. E così, indicando le colline, spiega: “Dove oggi si trovano molte case sorgevano i campi di Booz marito di Rut (Rut 1,1-2); probabilmente qui Davide pascolava il suo gregge, quando fu chiamato da Samuele a regnare su Israele (1 Sam 16)! Una grande concentrazione di eventi!”.

Campo dei pastori

Della sua vita quotidiana, sorridendo, racconta: “Da 2 anni sono qui a servizio dei pellegrini. La mia è un’esperienza gratificante, anche se non siamo soli a custodire questo luogo, soprattutto ora che è stata appena inaugurata la nuova fraternità”.

“Immerso in questa natura, sento vivo il mio spirito francescano – continua, indicando gli alberi e le grotte -. Ad esempio nella tranquillità delle sere d’estate quando si chiude il santuario, alzo lo sguardo, guardo le stelle e penso a quei pastori di 2000 anni fa”.

Fra Josè Maria rivela che si sta pensando a restaurare la bellissima chiesetta di Barluzzi, che ricorda la tenda dei pastori e, insieme all’Associazione pro Terra Sancta, lavorare per la riqualificazione del sito archeologico. Passando poi alla grande comunità cristiana di Beit Sahour fra José spiega che più dell’80% della popolazione è cristiana e questa ormai è una grande eccezione per la Terra Santa. La domenica ad esempio tutti i negozi sono chiusi, ma la comunità cristiana locale necessita di un sostegno, non solo materiale. A causa della situazione politica e sociale, dell’assenza di prospettiva e spesso anche dell’assenza di acqua, c’è un forte disagio psicologico.

“Molti hanno l’acqua solo due volte a settimana! – afferma il frate con molta amarezza -. Ma c’è anche tanta speranza. In questo periodo è aumentato il numero di pellegrini e gran parte della popolazione vive grazie a loro, soprattutto ora che si avvicina il Natale”.

Gli chiediamo cosa sia il Natale nei luoghi di Gesù. fra Josè risponde: “È un grande periodo di festa e di fede. È un momento ecumenico per tutti. Lo scorso anno tra il 24 e il 25 dicembre abbiamo celebrato 93 messe per i cattolici e 95 per i protestanti! E a Betlemme ci sono moltissimi musulmani che festeggiano insieme ai fratelli cristiani”.

“Sento che il nostro servizio è un contributo grandissimo. Nei secoli la Spagna, da cui provengo, ha dato molto per la Terra Santa, ma oggi le vocazioni sono poche. Per questo penso che la nostra presenza sia una missione di tutto l’Ordine e deve essere permanente. Come ci ha recentemente augurato padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, speriamo di essere ‘un po’ pastori e un po’ angeli’”.

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