Novembre 2017
servizio civile terra santa

Un servizio per tutta la vita. In Terra Santa con i ragazzi del Servizio Civile Nazionale

Un anno di crescita e di formazione civica, sociale, culturale e professionale. Ma soprattutto, un anno di grande crescita umana e personale. Questa l’esperienza dei ragazzi italiani del Servizio Civile Nazionale, partiti a novembre 2016 come volontari in Terra Santa, grazie a un progetto dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro in collaborazione con Associazione pro Terra Sancta.

Le diverse esperienze sul campo, in una terra unica al mondo, ricca di storia e di fede e in città complesse e affascinanti come Gerusalemme e Betlemme, hanno lasciato un segno indelebile nell’animo dei ragazzi provenienti da varie regioni d’Italia, impegnanti a collaborare nei vari progetti dell’associazione a sostegno dei francescani della Custodia di Terra Santa.

Al termine del loro servizio, ci raccontano la loro esperienza.

Ines ha vissuto per un anno tra i libri della Biblioteca Generale della Custodia, presso il Convento di San Salvatore. “Mi piace lavorare con i libri” ci dice con una forte cadenza veneta, “nel lungo lavoro di sistemazione e catalogazione di un enorme patrimonio librario, nel toccare alcuni antichi preziosi libri, nell’accogliere frati, importanti studiosi o semplici visitatori, ho capito che Qui in Terra Santa, come in nessun’altro luogo è fondamentale conoscere. Conoscere il passato soprattutto, da cui trarre esempi che potrebbero aiutare oggi nella convivenza. Per questo credo che i libri possano davvero essere dei ponti di pace, come si propone un progetto sostenuto da Associazione pro Terra Sancta e dal (CRELEB) dell’Università Cattolica che intende valorizzare il patrimonio librario delle biblioteche francescane di Gerusalemme e delle altre sedi della Custodia di Terra Santa”.

“Ogni giorno mi passava la storia tra le mani” racconta Corrado, che ha prestato servizio per il Terra Sancta Museum. “E Non una qualunque storia. Non solo ho toccato monete romane, utensili del tempo di Gesù o preziosi oggetti d’arte sacra, ma come un pellegrino proveniente dalle sponde della mia Puglia ho toccato una storia millenaria che qui trova il suo centro. Proprio Qui in questa terra, la ricerca storica, la catalogazione di oggetti d’arte, le mostre allestite e la comunicazione di questo prezioso patrimonio per un museo ancora in costruzione e che ha bisogno di molti fondi, serve da un lato a far riscoprire le origini cristiane nella Terra di Dio e dall’altro a promuovere il dialogo di pace tra le diverse fedi e culture purtroppo spesso in conflitto”.

Per Vincenzo e Francesca, rispettivamente architetto e ingegnere, l’esperienza all’Ufficio tecnico della Custodia è stata professionalmente molto formativa. “Lavorando in grandi progetti come sul cantiere del Terra Sancta Museum, o nella conservazione dei Luoghi Santi come il santuario di S. Giovanni ad Ein Karem ho trovato la piena realizzazione dei miei anni di studio. Sono progetti di grandissimo valore e io tutte le volte non potevo crederci!”, riferisce Vincenzo. “Nel progetto di restauro delle case dei cristiani della città vecchia di Gerusalemme”, dice Francesca che ora si trova a Mantova, dove ha già trovato un nuovo lavoro, “mi sentivo orgogliosa per aver sostenuto con il mio servizio la fragile comunità cristiana di Terra Santa”.

Melania e Maria invece, hanno vissuto un anno a Betlemme, immerse nel mondo arabo, prestando servizio per la sede dell’Associazione pro Terra Sancta che in collaborazione con Il Franciscan Social Service Office (FSSO), aiuta ogni giorno la comunità cristiana locale. “L’esperienza più bella è stata incontrare la gente nel quotidiano, servire gli ultimi, curando progetti per le scuole o per il sostegno a distanza, ma soprattutto vedere il volto della gente e i loro sorrisi. Indimenticabile il volto delle donne dell’ospedale psichiatrico quando le abbiamo regalato un fiore nel giorno della festa delle donne, o quelle delle ragazze del Ceramic Center di Nisf Jubeil in Samaria. Il bisogno di bellezza e di colore che contraddistingue l’essere umano in quanto tale, in qualsiasi situazione di dramma si trovi, è stato il punto di contatto con quelle donne, anziani e bambini”.

Oggi alcuni di loro sono tornati a casa, altri sono rimasti in Terra Santa ancora al servizio dei vari progetti, ma tutti possono affermare che: “Giorno dopo giorno ci siamo confrontati con una realtà troppo diversa, che però ci ha insegnato a conoscere l’altro, senza pregiudizio. Pur nella diversità, ognuno diventa cosciente della propria identità e storia. Ci portiamo a casa un’esperienza veramente particolare. Questo viaggio che è iniziato e non è finito al termine del servizio, continuerà sicuramente nella nostra vita, per tutta la vita”.

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