Ad Aleppo Est, la scuola offre un rifugio sicuro a chi ha conosciuto solo la guerra. Nel centro di Shaar, Mohammad e Ghina riprendono gli studi.
Il diritto allo studio ad Aleppo
In Siria la situazione resta drammatica. Lo testimonia la guerra scoppiata a inizio gennaio che, nonostante il cessate il fuoco raggiunto dopo pochi giorni tra tra i combattenti curdi e le forze governative, ha causato una nuova ondata di sfollati. In un paese in cui oltre 2,5 milioni di bambini non vanno a scuola, i nostri centri educativi di Aleppo Est — Karm Dodoa, Shaar e Myasser — garantiscono la continuità educativa necessaria a evitare l'abbandono definitivo.
Infatti, nonostante la crisi economica e la chiusura di molte realtà internazionali, i nostri centri continuano ad accogliere circa 4.500 giovani all'anno, offrendo un modello integrato che unisce alfabetizzazione e supporto psicologico.
Qui le attività di scuola e dopo-scuola sottraggono bambini e giovani allo sfruttamento lavorativo e ai rischi del conflitto.
A scuola per diventare veterinario
Dietro i numeri di questa crisi ci sono i volti di chi si è visto negare l'infanzia. Mohammad ha 13 anni e la sua testimonianza è quella di migliaia di altri bambini costretti a scappare dalla guerra.
“Siamo scappati dal nostro villaggio sotto i bombardamenti. Una bomba mi ha ferito e sono dovuto restare in ospedale per due mesi. Quando finalmente siamo arrivati ad Aleppo, abbiamo trovato questo centro"
Mohammad, 12 anni
Al riparo dal conflitto, tra i banchi di Shaar, Mohammad ha ritrovato il coraggio di essere curioso. Se nelle scuole pubbliche sovraffollate è difficile anche solo farsi ascoltare, qui ha riscoperto la libertà di fare domande. Studia con la determinazione di chi ha un obiettivo preciso: vuole diventare veterinario, per curare gli animali come faceva suo padre nel loro villaggio e per prendersi cura, un giorno, della terra che ha dovuto lasciare.
La scuola di Ghina: una nuova normalità
Anche per sua sorella Ghina, il centro di Aleppo Est ha rappresentato un nuovo inizio. Accolta subito insieme alla famiglia, ha ritrovato la normalità tra i banchi di scuola: un luogo dove le difficoltà dei mesi passati hanno ceduto il passo a una ritrovata serenità. Per lei, tornare a studiare è stato il segno concreto di un cambiamento profondo.
"Soffrivamo molto, ma ora sappiamo di essere entrati in una nuova fase: i terribili momenti che abbiamo vissuto non ci perseguitano più: oggi non fanno più male come prima"
Ghina, 13 anni











