Interrogare la storia per costruire il futuro: al via la XXII edizione del Master in Servizi Educativi della Cattolica.
Educazione e diplomazia attiva
L’8 gennaio, presso la sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si è aperta ufficialmente la XXII edizione del Master in "Servizi educativi per i musei e i patrimoni culturali: saperi, pratiche e innovazione". Il tema scelto per l’anno accademico 2025/26, “Interrogate la vostra storia. Il patrimonio culturale nella cooperazione internazionale”, pone l’accento su una funzione della cultura oggi più che mai vitale: la sua capacità di essere strumento di pace e di diplomazia attiva.
Patrimonio culturale come ponte di pace
Dopo l'introduzione di Cecilia De Carli, Presidente del Comitato scientifico del CREA (Centro di ricerca per l'educazione attraverso l'arte e la mediazione del patrimonio culturale sul territorio e nei musei), la parola è passata a Sara Cibin, responsabile dei programmi di educazione al patrimonio per Pro Terra Sancta.
Il suo intervento ha preso le mosse da una frase di Padre Michele Piccirillo, l'archeologo francescano della Custodia di Terrasanta: "L’arte è pace, l’intelligenza è dialogo”

Il valore sociale del patrimonio
In un contesto globale segnato da conflitti profondi, come quello in Terra Santa, l'educazione al patrimonio non è un esercizio accademico, ma un atto politico e antropologico. Secondo Cibin, il patrimonio culturale è fondamento dell’identità della persona: permette di guardare "l'altro" non come una minaccia, ma come parte di una stratificazione storica comune.
L’arte e l’archeologia, lungi dall'essere divisive, diventano ponti che aprono al confronto invece di chiudere nei confini. Di più: la relazione innescata è una cura bidirezionale. Il valore di un bene culturale non è intrinseco o statico; deve essere riconosciuto e stimato affinché sopravviva. Se una comunità locale non "adotta" il proprio patrimonio, quest'ultimo è destinato a perdersi. Quando iniziamo a stimare un opera o un sito, nasce un legame affettivo che ci spinge a prendercene cura. Compito dell’educazione è aiutare a generare questa relazione.
Il museo come presidio di benessere
Cibin ha descritto alcuni dei frutti del suo lavoro in Terrasanta, portando come primo esempio quello dei bambini. L’approccio con i più piccoli dimostra infatti che il senso della bellezza è innato; essi hanno apprezzato la cura e l’ordine trovato negli spazi del museo — il Museo Archeologico della Flagellazione a Gerusalemme — e nei luoghi dei laboratori, invitando poi i genitori a tornare. Di conseguenza, renderli partecipi significa permettere loro di sentire il patrimonio come proprio, trasformandoli nei custodi di domani.
Inoltre, il Museo può, in questa reciproca relazione, diventare un presidio di benessere sociale, come abbiamo sperimentato. Le iniziative rivolte a soggetti fragili — dai bambini in contesti difficili ai non vedenti, fino alle donne e alle mamme che hanno partecipato magari su invito dei loro figli — dimostrano che l'attività culturale genera un benessere psicofisico misurabile. Pertanto, in una società ad alto tasso di stress, il museo si configura come un luogo di decompressione e cura di sé, diventando un servizio essenziale per la salute pubblica.
Un esempio virtuoso è "Vivo di comunità": è il titolo emblematico del progetto presso il Museo di Gerusalemme, citato come testimonianza di come la storia possa essere interrogata per ridare vita a un tessuto sociale lacerato.
"Interrogate la vostra storia": l'invito al dialogo
Il titolo dell'intervento di Sara Cibin, "Interrogate la vostra storia", riprende un celebre invito di Papa Leone XIII in Libano, terra simbolo di convivenza tra fedi diverse. In questo solco, il Master dell'Università Cattolica si propone di formare professionisti che non siano solo gestori di collezioni, ma facilitatori di dialogo e architetti di pace.











