Bombardamenti e restrizioni intrappolano i civili nei quartieri curdi di Aleppo. La mensa rimane chiusa, lasciando famiglie senza sostegno, mentre le nostre strutture sul campo offrono rifugio e speranza nel mezzo del conflitto.
L'instabilità cresce da Damasco ad Aleppo
La Siria, da Damasco ad Aleppo, attraversa una fase di profonda instabilità. A un anno dalla caduta del regime di Bashar al-Assad, la situazione sul campo non solo non è migliorata, ma presenta oggi sviluppi sempre più drammatici.
Jean-François Thiry, responsabile dei progetti di Pro Terra Sancta in Siria, racconta che tra settembre e ottobre si erano già registrati numerosi scontri, seguiti, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, da una tregua temporanea e da annunci politici poco chiari sul futuro delle forze presenti in città.
Gli attriti tra il governo siriano e le Forze Democratiche Siriane (SDF), a guida curda, avevano portato a un cessate-il-fuoco con scadenza al 31 dicembre, previsto per integrare l’esercito curdo nelle forze statali e restituire i quartieri al controllo governativo. L’accordo, però, non ha trovato applicazione. Aleppo si è così ritrovata al centro di una nuova ondata di tensione.

Escalation militare: aggiornamenti dal campo
Storicamente segnata da profonde divisioni etniche e settarie fin dall’inizio della guerra civile nel 2011, Aleppo ha visto i quartieri curdi di Sheikh Maqsood e Ashrafiyeh restare a lungo ai margini del pieno controllo del regime di Assad, che li ha tollerati come zone cuscinetto contro i gruppi islamisti.
Oggi, questi quartieri sono sotto minaccia di un’operazione militare delle forze governative, che hanno fissato alle 15:00 del 7 gennaio un ultimatum per l’evacuazione – proprio a quell’ora la città rischia di sprofondare nel conflitto.
Famiglie, case e attività rischiano di essere travolte dai bombardamenti, mentre la popolazione resta intrappolata tra il timore dei combattimenti e le restrizioni alla mobilità imposte dalle autorità.
Scontri e vittime civili ad Aleppo
Dal campo, Jean-François Thiry descrive una situazione in rapido deterioramento: «Si vede la gente scappare dalle proprie case con le valigie. I bombardamenti continuano. Non so da dove partano i mortai, ma si sentono chiaramente da dove mi trovo».
Secondo Thiry, si registrano già vittime civili nell’ordine delle decine e gravi impatti in aree residenziali, con rischi concreti per le famiglie che vivono a ridosso del fronte urbano. «Non sappiamo come si concluderà questa fase della guerra – avverte – la città è piccola e, se i combattimenti dovessero intensificarsi, il numero delle vittime potrebbe crescere rapidamente. Questa situazione potrebbe durare giorni».

Emergenza umanitaria: mensa chiusa e famiglie in cerca di rifugio
Anche le nostre attività sul territorio siriano sono a rischio. La mensa ad Aleppo oggi è rimasta chiusa, così come altre attività operative, a causa dell’ultimatum imposto dalle autorità governative, che impedisce alla popolazione di uscire di casa e limita fortemente gli spostamenti.
Alcune famiglie hanno già trovato rifugio nel Franciscan Care Center, il primo spazio aperto nel 2018 per offrire assistenza ai bambini colpiti dal conflitto. In un contesto di crescente emergenza, le nostre strutture stanno diventando punti di accoglienza per gli sfollati, rispondendo ai bisogni più urgenti della popolazione. «È fondamentale che siano garantiti corridoi sicuri e protezione per i civili – sottolinea Thiry – la priorità assoluta deve essere la sicurezza della popolazione».











