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Palestina: il castello nel deserto

03 Febbraio 2026
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Palestina: il castello nel deserto
Palestina: il castello nel deserto

La rinascita del più celebre 'castello nel deserto' a Gerico passa per il sodalizio tra Michele Piccirillo e Osama Hamdan: un’amicizia che ha trasformato il restauro dei mosaici in un potente strumento di emancipazione per i giovani della Palestina.

Il “Castello nel deserto”: un crocevia di storia

Costruito nell'VIII secolo d.C. dal califfo Hishām della dinastia Omayyade, il palazzo segnò la prima grande conquista islamica in Palestina. Gli omayyadi scelsero, infatti, di presidiare il territorio attraverso i cosiddetti "castelli nel deserto": non vere fortezze militari, ma residenze extraurbane nate per gestire le terre agricole e, soprattutto, per mantenere i contatti politici con le tribù nomadi della zona.

Palazzo Hisham era il fulcro di questo sistema. Nato intorno al 720 d.C. come dimora del califfo, si trasformò presto in un centro di potere dove si tenevano udienze e incontri con i capi tribali.

“Ma il destino del palazzo mutò nel corso dei secoli: durante gli ultimi lavori di implementazione della struttura venne distrutto da un devastante terremoto nel 749 d.C", spiega Carla Benelli, responsabile dei nostri progetti in Palestina. "Del palazzo non rimase praticamente più nulla, eccetto i suoi celebri mosaici.”

La nostra responsabile progetti Carla Benelli nel Palazzo Hisham

L’eredità di Picirillo e Hamdan

Proprio quei mosaici, oggi, raccontano una storia di rinascita che va oltre l’archeologia. Infatti, il Palazzo di Hishām a Gerico venne restaurato grazie alla visione condivisa da Padre Michele Piccirillo e dall'architetto Osama Hamdan: un’intesa che ha trasformato le rovine in un motore di riscatto per l’intera comunità locale. È una storia di emancipazione sociale che abbiamo scelto di raccontare nel documentario “In viaggio verso casa”, dedicato proprio al percorso di vita di Osama in Palestina.

Eppure, questa sinergia tra i due è stata la risposta a decenni di incertezza: il recupero dei mosaici di Hishām è infatti strettamente intrecciato alle turbolente vicende politiche del XX secolo.

Dal mandato britannico alla restituzione alla Palestina

Le prime indagini archeologiche sistematiche iniziarono durante il Mandato Britannico, riportando alla luce il palazzo tra il 1930 e il 1948. Tuttavia, con lo scoppio della prima guerra arabo-israeliana, la gestione del sito passò sotto l'amministrazione della Giordania, che ne curò la tutela, ma avviò i primi veri interventi di restauro solo nel 1965.

Questa fase ebbe vita breve: appena due anni dopo scoppiò la Guerra dei Sei Giorni, che segnò una svolta drammatica nell’occupazione israeliana della Palestina e, di conseguenza, nel destino del palazzo stesso. 

Le cose cambiarono negli durante i primi anni ‘90. Come ricorda Carla Benelli: “Dopo essere rimasto sotto il controllo israeliano per quasi trent'anni, il sito e tutta la città di Gerico furono tra i primi luoghi nel 1994 a essere riconsegnati ai Palestinesi”, permettendo finalmente alla popolazione locale di riappropriarsi di uno dei suoi tesori più identitari.

Piccirillo in Palestina

In quegli anni di profonda transizione, l'Autorità Palestinese individuò in Padre Michele Piccirillo l'interlocutore ideale per il recupero dei mosaici di Hishām. Francescano e archeologo di grande fama, Piccirillo non era un semplice tecnico: “Era capace di valorizzare anche il patrimonio più sconosciuto”, prosegue Carla. La sua forza risiedeva in un legame viscerale con il territorio e nella convinzione che il patrimonio culturale avesse il potere di trasformare l'intera società.

Accettando la sfida, Piccirillo ottenne dei finanziamenti dall'UNESCO, ma la sua intuizione andò ben oltre la conservazione scientifica. Per lui, il reperto non doveva restare un "oggetto inerte", ma trasformarsi in un motore di identità e riscatto economico per le comunità locali. Carla Benelli pone l'accento proprio su questo aspetto: “Piccirillo comprese che non bastava scavare o restaurare: occorreva formare”.

Fu così che avviò una collaborazione strategica con il mondo delle ONG  per dare vita a un progetto d'avanguardia incentrato sulla trasmissione delle competenze. L'idea era rivoluzionaria per l'epoca: dotare i giovani del posto degli strumenti tecnici necessari per conservare le proprie radici. Il patrimonio, dunque, smetteva di essere un'esclusiva degli studiosi stranieri per essere restituito a chi lo viveva quotidianamente.

“In questo processo di empowerment locale, l'incontro con l'architetto Osama Hamdan fu la scintilla decisiva.”, spiega Carla

Dal 2021, è possibile visitare il Palazzo e i suoi mosaici

Osama Hamdan: il “ponte necessario” 

Grazie al talento e alla sensibilità di Osama Hamdan, il restauro del Palazzo di Hishām si trasformò in qualcosa di più di un semplice cantiere: divenne un atto di riappropriazione culturale

L’incontro tra lui e Padre Michele Piccirillo avvenne nel 1997, direttamente "sul campo", tra le tessere del zirdab, il raffinato bagno privato del palazzo. Fu proprio in quel contesto che Piccirillo, intuendo immediatamente lo spessore scientifico e l'integrità umana dell'architetto, decise di affidargli i primi delicati interventi di conservazione.

In quegli anni, l'Autorità Palestinese cercava faticosamente il proprio riscatto dopo decenni di oppressione. In questo clima, l'intervento di un esperto straniero, per quanto autorevole come Piccirillo, poteva essere percepito con ambivalenza. Da un lato c'era il bisogno della sua expertise scientifica, dall'altro il timore che un progetto guidato da un "esterno" potesse ricalcare vecchi schemi paternalistici.  

Se questo rapporto non scivolò mai in un conflitto di competenze, il merito fu della sensibilità di Osama. Palestinese, figlio di profughi ma formato alla grande scuola di restauro italiana, egli rappresentò il ponte necessario. Secondo Carla Benelli, la sua mediazione ha permesso che il progetto non fosse vissuto come un'imposizione, ma come un'opportunità di crescita, trasformando un potenziale scontro burocratico in un dialogo formativo.

Questa sintonia si consolidò nel 1999 con la nascita del laboratorio di formazione. Per Piccirillo fu naturale nominarne Osama direttore: sotto la sua guida, i primi sei ragazzi palestinesi iniziarono un percorso che andava ben oltre l'apprendimento tecnico, maturando una nuova consapevolezza delle proprie radici e trasformandosi in professionisti d’eccellenza

Insieme, hanno gettato le basi per una scuola di restauro che oggi è il vanto dell’intera regione”, sottolinea Carla. A trent'anni di distanza, quel gruppo di pionieri resta l'unico punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia operare sui mosaici in Palestina, dimostrando che la tutela del patrimonio è, prima di tutto, un atto di libertà.ù

La costruzione di una tettoia permette di riparare i mosaici tutto l'anno

Un debito di bellezza verso le nuove generazioni

“Osama sentiva l'urgenza di non tenere per sé l'opportunità che aveva ricevuto studiando in Italia. Anch'io, nata a Roma da una famiglia contadina e arrivata a studiare grazie a un'opportunità simile, ho sentito lo stesso debito”, conclude Carla. “In un luogo dove a molti viene vietato l'accesso alla bellezza e alla crescita, mettere la propria conoscenza a disposizione di tutti  è un atto di giustizia”

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