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Radici per Vivere: La rinascita della Valle dei Cristiani dopo gli incendi in Siria

24 luglio 2026
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Radici per Vivere: La rinascita della Valle dei Cristiani dopo gli incendi in Siria
Radici per Vivere: La rinascita della Valle dei Cristiani dopo gli incendi in Siria

Nel cuore antico della Siria, la terra custodisce storie che il tempo e le avversità non sono riusciti a cancellare. Questa profonda connessione tra uomo e territorio si respira in ogni angolo di Wadi al-Nassara, la storica Valle dei Cristiani, un luogo dove le radici culturali e l'identità di un intero popolo affondano nello stesso suolo da secoli.

Situata nell'affascinante cornice collinare della campagna occidentale di Homs, a ridosso del confine con il Libano, questa straordinaria regione siriana racchiude oltre 34 villaggi e cittadine distribuiti su un'area che supera i 300 chilometri quadrati.

Storicamente conosciuta fin dall'epoca bizantina come crocevia strategico tra le rotte commerciali dell'entroterra levantino e le coste del Mediterraneo, la valle ospita tesori di grande valore storico e spirituale. Tra questi svetta l'imponente fortezza crociata del Krak dei Cavalieri e il secolare Monastero di San Giorgio (Deir Mar Georges), fondato originariamente nel VI secolo sotto il regno dell'imperatore Giustiniano I, celebre meta di pellegrinaggio che custodisce una delle più preziose iconostasi in legno d'ebano del Medio Oriente. In questo storico fazzoletto di terra, la convivenza pacifica tra la maggioranza cristiana e le minoranze giunte nel corso degli anni, come quella alawita in cerca di un rifugio sicuro, rappresenta un modello di coesione sociale unico che ha resistito persino ai venti più duri del conflitto siriano iniziato nel 2011 e dopo il 2024.

Oggi, tuttavia, una nuova e altrettanto silenziosa catastrofe minaccia di distruggere questo paradiso di biodiversità ed economia locale: i devastanti incendi boschivi ed agricoli che hanno letteralmente ridotto in cenere il cuore pulsante della vallata.

Il Disastro Ambientale ed Economico a Wadi al-Nassara

Negli ultimi anni, l'interazione distruttiva tra i cambiamenti climatici – manifestatisi attraverso una drastica diminuzione delle piogge, scarsità di precipitazioni e una prolungata, severa siccità – e le criticità strutturali del Paese ha alimentato incendi di proporzioni catastrofiche durante le stagioni estive e autunnali. Le fiamme hanno trovato un veicolo perfetto nelle erbacce secche che infestano i campi; un'aratura preventiva è divenuta purtroppo impossibile per la maggior parte dei contadini a causa dei costi insostenibili del gasolio per i trattori e della mancanza cronica di risorse nell'attuale contesto siriano.

I numeri raccolti sul campo delineano una crisi umanitaria ed economica senza precedenti per una popolazione che trae il proprio sostentamento dai settori interconnessi dell'agricoltura e del turismo locale:

  • Area totale bruciata: Oltre 400 ettari di pregiati terreni agricoli coltivati e foreste naturali.

  • Patrimonio arboreo colpito: Oltre 100.000 alberi totali distrutti o gravemente danneggiati negli ultimi due anni (di cui oltre l'80% è composto da ulivi secolari, seguiti da meli, fichi e agrumi).

  • Impatto economico a lungo termine: Almeno 8.5 milioni di dollari di perdita nei prossimi 5 anni, tempo minimo biologico necessario affinché i nuovi innesti o i giovani alberi riprendano una produzione stabile.

  • Geografia della devastazione: Coinvolti i villaggi orientali di Al-Mouzineh, Blat, Ain Al-Ghara, Bahhour e Muqaabara, e quelli occidentali di Marmarita, Habnemra, Ain Al-Barde e Al-Jawaniyat.

La Voce della Resilienza: La Storia di Mehran

Dietro l'aridità delle cifre si celano i volti di chi quella terra la vive e la lavora ogni giorno. Camminando tra i tronchi neri e contorti di Hab Nemra si incontra Mehran Kanouzi, un giovane di 34 anni con una laurea in Amministrazione Aziendale e Marketing in tasca e le mani segnate dalla fatica dei campi. Mehran ha scelto con orgoglio di non abbandonare la Siria per accudire la terra ereditata dal nonno: un appezzamento di 3.850 metri quadrati che ospitava cinquantadue ulivi storici di quasi cinquant'anni d'età, alberi di fico curati dalla madre Haiat, viti e un piccolo ricovero per il bestiame.

Nell'estate del 2025, un incendio improvviso mosso da un vento orientale caldissimo e secco ha valicato le creste montuose. In meno di un'ora, l'intero patrimonio familiare è andato in fumo. Nel caos soffocante dell'incendio, Mehran è riuscito a trarre in salvo le due mucche di famiglia, ma non il loro piccolo vitello di appena quattro mesi, rimasto ucciso dalle esalazioni. La madre racconta che Mehran ha pianto solo quella notte, prima di rimboccarsi le maniche il mattino seguente per iniziare a ripulire le ceneri.

"Mio nonno diceva sempre che un ulivo non appartiene a chi lo ha piantato. Appartiene ai figli, ai nipoti. Appartiene al futuro. Chi pianta un ulivo sa che non ne vedrà i frutti migliori, per questo piantare un ulivo è un gesto di cura per il futuro". Mehran

Distribuzione fertilizzante 7.png

Mehran Kanouzi

Il Progetto "Radici per Vivere": La Risposta di Pro Terra Sancta

Di fronte all'immensa sfida della ricostruzione e al vuoto istituzionale di un governo locale privo delle risorse necessarie per far fronte a calamità ambientali di tale portata, l'ufficio di Aleppo di Pro Terra Sancta, guidato dal coordinatore Antoine Badrouk a supporto della parrocchia di Al-Mouzineh, ha strutturato il progetto d'intervento emergenziale e preventivo denominato "Radici per Vivere".

L'approccio operativo si fonda su una stretta sinergia con la comunità locale, valorizzando le competenze agronomiche tradizionali e fornendo gli input critici necessari a contrastare lo spopolamento della valle. Negli ultimi due anni, l'azione di Pro Terra Sancta ha già generato un impatto tangibile, raggiungendo più di 400 famiglie rurali colpite attraverso la distribuzione di oltre 40 tonnellate di fertilizzante ecologico ad alto rendimento, il supporto per l'aratura dei campi parzialmente bruciati e il reimpianto controllato di oltre 6.400 alberi d'ulivo.

Curare è più efficace che sostituire

L'attuale seconda fase del progetto capitalizza le lezioni apprese durante i primi mesi d'intervento. I monitoraggi primaverili hanno confermato che il trattamento terapeutico degli alberi parzialmente danneggiati ma dotati di radici ancora vive è più efficiente rispetto alla loro totale sostituzione: queste piante recuperano pienamente la capacità produttiva in soli 2-3 anni, riducendo della metà i tempi di attesa rispetto ad una nuova piantina.

Tuttavia, per garantire la sostenibilità futura della Valle dei Cristiani, Pro Terra Sancta ha introdotto in questa fase una visione preventiva organica volta a rimuovere le cause profonde del disastro:

  • Creazione di linee tagliafuoco: Apertura e pulizia di corridoi strategici nelle aree agricole boscose per arginare l'avanzata del fuoco e facilitare i soccorsi.

  • Formazione per i residenti: Corsi teorici e pratici di prevenzione incendi dedicati ai giovani residenti dei villaggi più colpiti, come Habnemra, Al-Jawaniyat e Muqaabara.

  • Istituzione di una Squadra di Volontari Antincendio: Equipaggiamento e addestramento di una squadra di protezione civile locale a risposta rapida per bloccare i focolai sul nascere.

  • Campagne di afforestazione e sensibilizzazione: Incontri comunitari per diffondere le migliori pratiche di gestione della biomassa secca e cura del suolo.

L’impatto ambientale del progetto e il patto di solidarietà

Da un punto di vista strettamente ambientale, un progetto di riforestazione e cura del territorio come "Radici per Vivere" svolge un ruolo ecologico fondamentale che va ben oltre il semplice ripristino del paesaggio visivo. Le ferite lasciate dal fuoco non sono solo estetiche: la scomparsa della vegetazione espone la terra all'azione distruttiva degli elementi. In questo contesto, il reimpianto e il recupero terapeutico degli alberi colpiti rappresentano una vera e propria cura per il territorio, capace di fermare l’inaridimento del suolo causato dalla prolungata siccità e di ricostituire una barriera naturale cruciale contro l'erosione della terra e il dissesto idrogeologico che tipicamente colpiscono i terreni privati della loro copertura vegetale.  Inoltre, rigenerando un ecosistema vitale di oltre 400 ettari, il progetto favorisce la tutela della biodiversità locale e combatte attivamente il cambiamento climatico a livello locale attraverso la cattura di anidride carbonica. Curare la terra, insomma, diventa il primo passo per curare il futuro dell'intera vallata.

Inoltre, c’è un elemento che rende questo progetto un modello unico di cooperazione. Mentre era in corso la prima fase del progetto, uno dei contadini che ha beneficiato del sostegno ha avanzato una proposta per nulla scontata: “Siamo tutti davvero immensamente grati – ci ha detto – per la seconda occasione che ci offrite, per questo vorrei proporre che ognuno di noi possa contribuire a sua volta per aiutare altri che sono in difficoltà. La cosa più importante che possiamo donarvi è l’olio e vorremmo donarvi una piccola parte del nostro olio per le mense che sostenete”. Questa proposta ha portato ad un patto di solidarietà per cui ogni agricoltore che riceve le piantine e i fertilizzanti si impegna formalmente a piantare e accudire un "albero del dono" per Pro Terra Sancta, promettendo di devolverne l'intera produzione futura di olio d'oliva alle mense e ai programmi di assistenza per le famiglie indigenti della martoriata città di Aleppo.

Si è trattato del dono spontaneo di una comunità che, pur avendo perso quasi tutto, ha voluto condividere la gioia del ricominciare con chi si trova in condizioni ancora più disperate. È la dimostrazione tangibile che le radici della speranza e della solidarietà, non si lasciano strappare da nessun incendio seppur imponente e devastante.

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