Siria: teniamo accesa la speranza

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«Prego il Signore che tocchi i cuori di tutti perché, cercando unicamente il maggior bene del popolo siriano, tanto provato, non risparmino alcuno sforzo per giungere con urgenza alla cessazione della violenza e alla fine del conflitto, che ha causato già troppe sofferenze. Auspico alla cara nazione siriana un cammino deciso di riconciliazione, di concordia e di ricostruzione con la partecipazione di tutti i cittadini, dove ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere a da abbracciare». Con queste parole Papa Francesco ha lanciato l’ennesimo appello per la pace in Siria, in occasione della Conferenza internazionale sulla Siria, che si è svolta a Montreux a fine gennaio.

La situazione in cui versa il paese resta drammatica, come ha messo in evidenza il capo della delegazione della Santa Sede nella Conferenza di Montreux, l’arcivescovo Silvano M. Tomasi: «Milioni di persone sono state dislocate e si trovano in situazioni di pericolo per la loro vita. La vita familiare è stata sconvolta. Le strutture educative e sanitarie sono state distrutte o rese inutilizzabili. La guerra ha portato al crollo economico di molte regioni della Siria».

Seppur nella gravità di questa situazione, con un bilancio di morti che ha raggiunto quota 100mila lo scorso luglio (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha annunciato che per il momento non aggiornerà i numeri, vista la difficoltà di ottenere dati), in Siria la presenza francescana, con i suoi 15 frati della Custodia di Terra Santa, rappresenta una segno concreto di speranza. Una speranza che non sarebbe possibile, se non fosse supportata, oltre che dalla preghiera, dalla carità di tanti benefattori.

Le donazioni hanno permesso ai frati in Siria di creare 4 centri di accoglienza che danno da dormire quotidianamente a circa 1000 persone, provvedendo ai bisogni primari (cibo, vestiti e medicine) di altri 4000 ogni giorno e aiutando ogni mese circa 200 famiglie a cercare nuove case, al posto di quelle distrutte dalla guerra.

Tanto c’è ancora da fare, come ha sottolineato il Custode di Terra Santa, p. Pizzaballa: «Chiedo a chi può, oltre a pregare, di mandare aiuti. Non materie prime – è inutile perché non possono entrare – ma il denaro necessario per comprare (purtroppo anche al mercato nero), ciò che serve per vivere a tantissime famiglie, soprattutto le più povere».

Il tuo aiuto può fare davvero la differenza per la popolazione siriana. Clicca qui per vedere alcuni esempi concreti.

Un gesto di carità a supporto delle attività dei francescani, per aiutarli a mantenere accesa la fiamma della fede in questa Terra Santa.

Per effettuare una donazione a favore della Siria, clicca qui.