Un graffito di speranza per la Società Antoniana di Betlemme

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Anche quest’estate diversi giovani dall’Italia attraverso Associazione pro Terra Sancta hanno dedicato settimane delle loro vacanze al Volontariato in Terra Santa. Giovani mossi dal desiderio di conoscere i luoghi delle pietre vive della Cristianità, di incontrare e aiutare le persone che abitano  questa terra. Abbiamo raccolto alcune testimonianze per raccontare come l’esperienza di servizio è diventata per ragazzi e ragazze un modo per donare parte del loro tempo libero alle persone che sono più in difficoltà. Vogliamo raccontare l’esperienza di gruppo di giovani universitari che durante la permanenza per due settimane a Betlemme in Agosto hanno realizzato un murales presso la Società Caritatevole Antoniana nella parte esterna del Centro Diurno per anziani.

Altea ci racconta che con questo graffito hanno voluto rappresentare un itinerario tra la notte e il giorno. La notte, illuminata da una lampadina, introduce a una luce più diffusa che avvolge un paesaggio in cui vi sono melograni, cupole, panni stesi, case dai tetti piatti e spioventi e montagne all’orizzonte. Mettendo in evidenza l’ulivo e la Chiesa della Natività, il disegno prosegue con una panoramica dei campi coltivati per poi terminare con un mare al tramonto.

Altea prosegue spiegandoci che nella fase di progettazione del lavoro in gruppo, avevano capito che sarebbe stato importante coinvolgere gli anziani che vivono nella struttura, inserendo nel murales parole in arabo e aggiungendo una citazione della scrittrice danese Karen Blixen: “Fino ad oggi nessuno ha veduto gli uccelli migratori dirigersi verso sfere più calde che non esistono, perché Dio non crea un desiderio o una speranza senza aver pronta una realtà che la esaudisca.” Altea lo definisce “uno sguardo felice”: da un muro bianco che prende forma a più mani si intrecciano nel colorare piccoli pezzettini di storia da raccontare con gli occhi di anziani che hanno vissuto tanti momenti di difficoltà in questa terra ma che a questi ragazzi hanno sorriso costantemente. Il disegno si conclude con delle rondini che attraversano sia la notte che il giorno, come per riassumere la navigazione di colori in un unico respiro poetico di pace.

Anche Irene ha preso parte alla realizzazione del graffito, e una volta tornata ci ha voluto raccontare cosa può lasciare un’esperienza come questa dove fede, condivisione e tanto altro incontrano diverse realtà e molti volti. “Non c’è bisogno di essere eccezionali, ma di essere semplicemente se stessi, c’è talmente tanto da fare e tante possibilità! per ogni semplice gesto c’è sempre stata una proprietà commutativa gratuita. Intendo dire che qualsiasi azione spontanea e banale ho sempre avuto in cambio il mondo” .

Parole che ci ricordano come il volontariato è un modo per “educarsi” e non essere indifferenti alle cose che anche se distanti chilometri in qualche modo ci riguardano. Un modo per crescere e imparare;  parole che riportano, sentimenti e gesti che una volta tornati nella propria quotidianità iniziano a trovare spazio.