Giugno 2018

Da Babilonia a Rodi, il viaggio di Ahmed e la sua famiglia

L’università, il lavoro con una compagnia americana e il rifiuto di aderire alla milizia islamica. Quindi la fuga dall’Iraq alla Turchia a Rodi, per la libertà. E poi l’incontro con Fra Luke Gregory, l’aiuto di Associazione pro Terra Sancta e il cammino verso la conversione insieme ai francescani della Custodia di Terra Santa. La storia di Ahmed e della sua bellissima famiglia.

Ahmed è nato nella provincia di Babilonia in Iraq, nel 1984. Dal 2006 ha studiato matematica all’università dove ha conosciuto Ameena, la sua futura moglie. L’anno dopo si sono sposati e sono arrivati i primi due figli Fatma e Hassan.

Sin dai tempi dell’università Ahmed, musulmano dalla nascita, ha sempre sentito una forte attrazione per il cristianesimo. Il dialogo libero e sincero con alcuni amici cristiani in università e con il vicino cattolico, non hanno che accresciuto in lui questo grande desiderio, un desiderio che anche sua moglie e la sua famiglia hanno sempre condiviso.  La sua grande apertura e il suo lavoro presso una compagnia petrolifera americana sono però tra i motivi principali per cui lui sarà poi costretto a fuggire. Inoltre da subito, Ahmed rifiuta di aderire a Hezbollah e questo infastidisce parecchio i fanatici islamici della zona che, sapendo del suo lavoro per la compagnia americana, chiedono l’assurda somma di 50.000 dollari.

Nel giro di pochi mesi le pressioni e le minacce aumentano: spesso Ahmed e sua moglie si sentono seguiti e osservati. Lui è costretto a scappare verso Samawah, una città situata a metà strada tra Baghdad e Bassora, a circa 150 chilometri dalla sua città natale. Sua moglie invece si rifugia a casa dei genitori. Intanto lui contatta l’ambasciata americana per chiedere un visto per lasciare il Paese, ma non può ottenerlo prima delle dovute verifiche e il tempo a disposizione è poco. Anche perché nel 2017 i miliziani tentano di rapire sua figlia.

Sono costretti a lasciare il Paese subito con destinazione Ankara, Turchia. Da qui si spostano in uno dei moltissimi campi di rifugiati delle Nazioni Unite nel Paese, dove rimanere tranquilli per un po’ e decidere con calma gli spostamenti futuri. Nel frattempo però le condizioni fisiche di sua moglie, già affetta da ipertensione endocranica, peggiorano.  Ahmed vorrebbe portarla in un ospedale decente a Izmir, ma per farlo gli occorrono fondi. Si rivolge alla community di Facebook dove oltre alla richiesta di aiuto, manifesta ance le sue perplessità sull’Islam. Gli risponde Waleed che offre 300 lire turche, l’equivalente di 100 Euro, ma è una trappola. Waleed infatti è anche lui sostenitore di Hezbollah e, dopo il loro incontro, lo segue insieme ad altri fino al campo profughi per interrogarlo e per indurlo a pentirsi delle sue dichiarazioni. Ma Ahmed rifiuta ed è costretto ad organizzare un’altra fuga.

Fugge su un barcone verso l’Europa insieme ad altre 32 persone e alla sua famiglia. Sbarcano sull’isola greca di Rodi per essere poi trasferiti nel centro temporaneo per rifugiati dell’isola, un vecchio mattatoio in condizioni pessime.

Qui avviene l’incontro con fra Luke Gregory, francescano della Custodia di Terra Santa che con il supporto di ATS pro Terra Sancta porta assistenza e beni di prima necessità ai rifugiati del centro. Un incontro che porta Ahmed e la famiglia alla conversione e al battesimo il 24 gennaio 2018. Oggi vivono a Creta dove la moglie può ricevere le cure necessarie, ma ci scrivono spesso. Ringraziando sempre per l’aiuto e l’accoglienza al termine di un lungo e travagliato viaggio, da Babilonia a Rodi, dall’Islam al Cristianesimo.

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