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La Siria oggi: cosa sta succedendo? Come si è arrivati a tanto?

Veronica17 Marzo 2022

Il 15 marzo del 2011, a Dara’a, una città a sud-est della Siria, ha inizio una sanguinosa guerra dalle tragiche conseguenze umanitarie.

È in questa città che insorgono diversi manifestanti con una serie di proteste civili contro il regime siriano, governato in maniera dittatoriale dal presidente della Siria Bashar al-Assad.

Le proteste nascono da una situazione di forte crisi del Paese e si collocano sulla scia delle manifestazioni e sommosse scoppiate tra la fine del 2010 e l’inizio 2011 in molti altri paesi come Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Yemen.

Le manifestazioni sono note come “Primavere arabe” (al-Rabīʿ al-ʿArabī) e non hanno precedenti.

Lo slogan al-sh’ab yurid iskat al-nizam («il popolo vuole la caduta del sistema») è il filo conduttore che lega la piazza di Dara’a alle altre piazze arabe del 2011.

L’episodio che innesca le feroci proteste in Siria è l’arresto e la tortura di alcuni ragazzini, che avevano scritto su un muro «è il tuo turno, dottore».

Il dottore è Bashar al-Assad, rientrato da Londra poco prima della morte di suo padre per succedergli al posto di presidente. 

La famiglia al-Assad è al governo di Damasco dal 1971 e appartiene alla minoranza alawita dello sciismo. Inizialmente, le manifestazioni coinvolsero in particolar modo la comunità musulmana sunnita.

Aleppo contesto emergenza
Aleppo
Siria dati oggi
Damasco case Siria
Damasco

La Siria oggi

L’attuale contesto siriano registra un sostanziale stallo da un punto di vista della lotta armata, ma le condizioni per la popolazione civile restano decisamente gravi e instabili.

Il conflitto ha causato circa 387.000 morti, innumerevoli feriti, sfollamenti di massa e migliaia di distruzioni a infrastrutture civili. Circa 12 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Le infrastrutture civili e i servizi pubblici danneggiati o distrutti comprendono l’approvvigionamento idrico, il sistema sanitario, le scuole. Le condizioni di vita degli sfollati sono tragiche: manca acqua potabile, cibo, assistenza sanitaria e psicologica e una dimora un minimo decente. 

La zona nord-ovest del Paese è ancora controllata da gruppi di opposizione armata, come quello islamista di Hayat Tahrir al-Sham (Hts), coinvolto e attivo nella regione. 

Il 90% circa della popolazione siriana vive sotto la soglia di povertà, spesso in condizioni di miseria. Il salario minimo in Siria corrisponde a 27$ al mese: questo significa che la quasi totalità della popolazione attiva guadagna un reddito non sufficiente a comprare beni di prima necessità.

La grave crisi economica è dovuta a vari fattori, tra cui l’implementazione delle nuove sanzioni statunitensi attraverso il Caesar Syria Civilian Protection Act, le crisi finanziarie regionali e la pandemia da Covid-19.

I rischi quotidiani

Il collasso dell’economia, le sanzioni e lo sfollamento interno hanno determinato un’urgenza di aiuti umanitari per almeno 14 milioni di persone. Per rispondere alla grave crisi economica, molte famiglie siriane sono costrette a ricorrere a pratiche deleterie soprattutto per le bambine e le giovani donne. Queste pratiche, infatti, consistono spesso in matrimoni precoci e forzati e altre forme di violenza di genere.

Circa 11 milioni di persone, inoltre, abitanoin aree a rischio di esplosione. Nel 2020 e 2021, il 23% delle vittime di ordigni inesplosierano bambini, di cui il 42% ucciso o ferito mentre giocava.   

È sempre più difficile accedere a servizi essenziali, a cui si unisce il gravissimo problema che la popolazione affronta soprattutto dall’anno scorso: la mancanza di elettricità e riscaldamento. Per rispondere a questa emergenza, pro Terra Sancta ha intrapreso un progetto di installazione di impianti di pannelli solari in grado di garantire una fornitura cosante e gratuita di energia elettrica e acqua calda.

La stagnazione economica e il deterioramento dei servizi pubblici potrebbero condurre a una rivolta sociale e al radicamento di molti giovani, minando la già precaria stabilità politica.

La benzina, fondamentale per non rimanere al buio, è diventata un lusso.

Prima del 2011, la Siria era autosufficiente nella produzione di cibo, ma negli ultimi anni,più della metà dell’approvvigionamento alimentare deve essere importato. Nel 2021, infatti, i due terzi degli alimenti sono stati importati.

Homs Siria
Homs
Damasco Siria
Damasco

Come si è arrivati a tutto questo? Breve cronologia della guerra civile siriana

Undici anni di crisi hanno pesantemente distrutto il sistema sanitario in Siria, lasciando milioni di persone a vivere sotto la soglia di emergenza di assistenza sanitaria. È allarmante la mancanza di acqua pulita nelle case e nelle infrastrutture civili.

Risulta dunque chiaro che, dopo undici anni di guerra, la situazione in Siria è veramente tragica.

La rivolta siriana, iniziata il 15 marzo 2011 con le prime dimostrazioni pubbliche, si è sviluppata su scala nazionale, per poi divenire guerra civile dal 2012. Sono molte le fazioni militari che entrarono nel conflitto, sostenendo diversi e personali interessi. Tuttavia, i protagonisti del conflitto sono principalmente due: l’Esercito regolare siriano e i ribelli. Questi ultimi vengono finanziati e armati da molti paesi del Medio Oriente e non, nel tentativo di marginare lo strapotere del presidente Bashar al-Assad. Riprendiamo i punti salienti del conflitto.

2011: primo anno di guerra in Siria

Nei primi mesi le proteste antigovernative sono pacifiche, ma vengono represse nel sangue. A sei mesi dal loro inizio, nasce da un gruppo di ufficiali disertori: l’Esercito Siriano Libero (ESL), che rappresenta la prima formazione militare antigovernativa. 

La continua e violenta repressione delle manifestazioni da parte delle forze governative porta ben presto a una feroce guerra civile.

In particolare, Turchia e i paesi del Golfo prestano supporto ai vari gruppi combattenti, sotto la protezione degli Stati Uniti. 

Il numero di vittime aumenta vertiginosamente e l’onda di proteste si propaga anche nelle altre città della Siria. Parte dei manifestanti abbraccia la lotta armata. Diversi soldati siriani disertano per unirsi alle fila delle manifestazioni.

I numeri delle vittime tra i civili e i profughi nei paesi confinanti sono migliaia. 

Aleppo
Damasco casa azzurra
Damasco

2012: l’ascesa di Jabhat al-Nusra

Gruppi che si definiscono jihadisti prendono il sopravvento e contano tra le loro fila anche i combattenti stranieri: i foreign fighters, giunti in Siria per sopprimere il regime di al-Assad.

All’Esercito Siriano Libero si unisce una branca siriana di al-Qaida e dello Stato Islamico in Iraq: Jabhat al-Nusra, il Fronte al-Nusra (il termine “al-Nusra” viene dalla parola “al-nasra”, che in arabo significa vittoria). I membri di Jabhat al-Nusra sono dei fondamentalisti sunniti, e anche loro lottano per rovesciare il regime di Bashar al-Assad.

Il Fronte è il primo gruppo salafita e jihadista a compiere attentati suicidi in Siria. Inizialmente gode di un forte sostegno in Iraq e progettano, inoltre, di creare uno Stato Islamico in Siria.

Il Fronte conta sempre più seguaci, che ricorrono spesso ad attacchi con autobombe e attentati suicidi, causando centinaia di vittime.

Aumentano gli scontri tra i ribelli e l’esercito siriano regolare; il regime si macchia di massacri indicibili sulla popolazione. USA, Francia, Gran Bretagna e Turchia supportano i ribelli. Russia, Cina, Iran e Venezuela si schierano a supporto del regime di al-Assad.

2013: la conquista di Raqqa

Il conflitto è in corso in tutto il paese e i gruppi estremisti sono sempre più forti. L’importante regione strategica di Raqqa viene conquistata da Jabhat al-Nusra e dall’Esercito libero siriano. Al Fronte si aggiunge un’altra forza estremista: Daesh, acronimo arabo di al-dawla al-islamiyya fi al-Iraq wa al-Sham, ossia “lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS).

Il fronte dei ribelli è dunque diviso in vari gruppi; il nemico comune è l’esercito regolare siriano di Bashar al-Assad. 

Il 21 agosto il governo viene accusato di aver utilizzato armi chimiche contro la popolazione: questo secondo le ricostruzioni di alcuni funzionari ONU che, dopo cinque giorni, effettuano rilievi negli ospedali e sui luoghi dove sarebbero avvenuti gli attacchi. USA e Gran Bretagna supportano apertamente l’Esercito libero siriano, ma la grande influenza dei terroristi jihadisti nel nord della Siria costringe a sospendere ogni tipo di sostegno ai ribelli siriani in quelle zone. Poco dopo l’occupazione di Raqqa, i salafiti di Jabhat al-Nusra si liberano dell’Els, considerati troppo moderati.

Homs
Damasco luogo sacro
Damasco

2014: la nascita del Califfato islamico

L’Esercito libero siriano si stacca definitivamente dall’estremista Fronte al-Nusra e dall’ISIS. A opporsi all’ISIS sono le forze curde che operano a Nord-Est della Siria. In generale, aumentano le divisioni tra i ribelli. L’ONU organizza una conferenza di pace a Ginevra in merito alla crisi siriana, che si conclude in un nulla di fatto.

L’ISIS conquista molte città dell’Iraq. A giugno si svolgono le elezioni presidenziali che, secondo la nuova Costituzione siriana, permettono la presenza di più candidati. I seggi elettorali vengono installati solamente nelle zone controllate dal governo, tagliando fuori i ribelli siriani, lo Stato Islamico e i curdi. Al-Assad viene rieletto presidente per la terza volta con l’88,7% delle preferenze.

Il 29 giugno, Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico, proclama la nascita del Califfato islamico. Il sedicente Stato Islamico conquista territori strategici tra la Siria e il nord dell’Iraq, tra cui le importantissime città di Mosul e Kobane. In poco tempo cacciano i militanti del Fronte al-Nusra dalla città di Raqqa, decapitando tra i civili tutti coloro che si oppongono al Califfato.

Kobane è una regione al confine con la Turchia ed era controllata dalle milizie curde. I profughi verso la Turchia sono 300.000 ed Erdoğan schiera le proprie truppe al confine.

Nel 2014, l’ISIS controlla numerosi siti archeologici, impianti idrici e petroliferi, da cui ricava gran parte dei suoi sostentamenti economici. Ulteriori “entrate” provengono da razzie, violenze e rapimenti nei pressi dei villaggi occupati. ISIS punta a eliminare il Fronte al-Nusra. A settembre, una coalizione guidata dagli Stati Uniti bombarda i territori della Siria in mano a ISIS e che rappresentano obiettivi strategici dell’autoproclamato Stato Islamico.

2015: la Russia scende in campo

A settembre la Russia entra nel conflitto siriano, svolgendo un ruolo di “game changer” a favore del regime siriano.

Il presidente russo Vladimir Putin accoglie Bashar al-Assad a Mosca. Curdi, ESL e la coalizione a guida statunitense riescono a riconquistare molti territori, avvicinandosi sempre di più a Raqqa, capitale del Califfato. Gli aerei della coalizione bombardano lo Stato Islamico.

Grazie al supporto russo, l’esercito governativo siriano riconquista in parte la città di Aleppo.

Parigi vive l’incubo degli attentati terroristici del 13 novembre al teatro Bataclan, allo Stade de France e in alcuni locali del X e XI arrondissement.

Latakia poltrona
Latakia
Aleppo Siria
Aleppo Est

2016: il dramma della popolazione aleppina

Dopo una breve tregua, riprendono gli scontri violenti per il controllo delle città strategiche del Paese. A gennaio, le milizie curde annunciano che Kobane è riconquistata. Gli scontri tra il regime e i ribelli si sono concentrati in particolare ad Aleppo, città a nord-ovest del Paese e capitale economica della Siria.

Aleppo è divisa in due: la parte orientale si trova sotto il controllo delle forze ribelli e la parte occidentale è controllata dal regime. Aleppo Est è ancora abitata da migliaia di civili e viene messa sotto assedio. È sempre più difficile creare corridoi umanitari e far accedere i sostentamenti destinati alla popolazione civile. L’esercito governativo e l’esercito russo lanciano pesanti bombardamenti sulla città. A metà dicembre, la zona est di Aleppo è conquistata dall’esercito di Assad.

Il 15 dicembre, i miliziani jihadisti controllano piccolissimi territori e viene annunciata una tregua. Russia e Turchia permettono alle ultime cellule jihadiste di uscire da Aleppo e di raggiungere Idlib. Alla Vigilia di Natale, Aleppo non è più roccaforte islamista.

2017: le costanti sconfitte di ISIS

Da gennaio si susseguono diverse vittorie dell’esercito siriano.

Il 4 aprile, un nuovo attacco chimico provoca 72 morti a Khan Sheikhoun, in provincia di Idlib.

Le forze occidentali aumentano il loro intervento nella regione e sale il numero delle vittime che, dall’inizio della guerra civile siriana, sono più di 300.000.

Viene annunciato dalle forze democratiche siriane, che sono un’alleanza di milizie curde, arabe e assiro-siriache, che Raqqa è libera dalle forze di ISIL.

A est, le forze di Assad continuano a fare pressione a ISIL. Le forze governative guadagnano costantemente terreno.

Aleppo frate
Aleppo Est
Aleppo

2018: l’ultimo territorio dello Stato islamico

Israele colpisce le forze armate iraniane in Siria. A giugno, le forze governative siriane cominciarono una campagna per riprendersi tutti i territori controllati dai ribelli, dopo aver consolidato le aree intorno a Damasco, capitale della Siria, e Homs. Idlib è l’ultima regione rimasta sotto il controllo dei ribelli e ci si prepara allo scontro.

2019: la popolazione nella miseria

A fine anno le violenze sono aumentate enormemente; termineranno a febbraio 2020 con un cessate il fuoco. Le stime indicano che in quest’anno l’83% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e la disoccupazione è dilagante in tutto il paese. La tenuta del governo sembra essere a rischio anche in seguito alla miseria in cui vivono quelle fasce della popolazione che avevano sostenuto Bashar al-Assad.

2020: tra bombardamenti e pandemia

Si intensificano gli attacchi aerei, i combattimenti via terra e i bombardamenti. Centinaia di civili vengono uccisi e si contano più di 850.000 persone sfollate. Sono incalcolabili i danni a case, scuole, infrastrutture e ospedali.

La pandemia da Covid-19 non ha certo aiutato.

Secondo le statistiche, i morti a causa della pandemia oggi sono 3.120, e spaventa la mancanza di ossigeno, posti letto, acqua e tamponi, soprattutto nel nord del Paese.

Gli sfollati interni ammontano a 6 milioni di siriani e 11 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria.  Le immagini mostrano la quasi totale distruzione delle città da bombe e fuoco di artiglieria.

Il 5 marzo, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il suo omologo russo Vladimir Putin stipulano un accordo per un cessate il fuoco a Idlib, una regione a nord-ovest della Siria.

Homs case
Homs
Aleppo Siria
Aleppo

2021: al-Assad riconfermato alle elezioni

È un anno che presenta meno combattimenti e meno violenze rispetto ai precedenti.

In prospettiva militare, non si sono registrate operazioni significative e sono rimaste invariate le aree sotto il controllo de governo in contrapposizione a quelle che sfidano il presidente Bashar al-Assad.

Resta gravissima, però, la crisi economica e umanitaria del paese. In questo anno sono aumentate le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Ad aprile, il presidente Bashar al-Assad, al potere da ventuno anni, si ricandida alla guida del Paese.

Le elezioni del 26 maggio lo confermano di nuovo. A settembre, la lira siriana perde il 30% del suo valore rispetto al 2020. La quasi totale dipendenza di prodotti esterni ha portato a un incremento dell’inflazione.

Lo stipendio non basta a comprare beni di prima necessità. Preoccupa molto il già citato gruppo armato islamista Hayat Tahrir al-Sham (Hts), che in passato era affiliato ad al-Qaeda e che opera nella parte settentrionale del paese.

Ad agosto, i diversi gruppi islamisti presenti nella regione hanno accolto la vittoria dei talebani in Afghanistan come un esempio da seguire.

L’aiuto in Siria di pro Terra Sancta

Bambini Aleppo pozza
Aleppo

L’associazione pro Terra Sancta è stata fin dal 2012 a fianco della popolazione civile, rispondendo al mare infinito di bisogni tramite l’invio di fondi destinati a molteplici opere.

In questi anni i progetti di emergenza in Siria hanno previsto la distribuzione regolare di pacchi alimentari, medicine e spese mediche, vouchers per acquistare gasolio per elettricità e riscaldamento, vestiti, detersivi e prodotti per l’igiene, pannolini e latte in polvere per bambini.

A seguito dell’appello umanitario lanciato dall’Associazione nel 2012, le donazioni hanno permesso ai frati presenti in Siria di:

  • Creare 4 centri di accoglienza per ospitare quotidianamente 1000 persone e provvedere ai bisogni primari di 4000 persone (attivi dal 2021 a oggi)
  • Aiutare 200 famiglie a cercare nuove case, al posto di quelle distrutte dalla guerra

In Siria siamo presenti a Damasco, Aleppo, Latakia e nei villaggi di Knayeh e Yacoubieh a nord (articolo padre Hannah). Dal 2012 queste due città settentrionali sono occupate dalle forze islamiste di Jabhat al-nusra, che rendono difficile l’intervento.

Data la gravità della guerra, i numerosi progetti dall’Associazione pro Terra Sancta si sono concentrati sull’immediata risposta all’emergenza umanitaria. Gli sforzi si sono infatti concentrati sulla costruzione di nuovi ospedali, centri di accoglienza, nuove case, la distribuzione di cibo, medicine, vestiti e di beni di prima necessità.

Per far fronte al dramma della mancanza di acqua, nel 2015, pro Terra Sancta ha costruito diversi pozzi, che hanno aiutato da subito circa 70.000 persone.

Scuola sordomuti, er-ram
Scuola per sordomuti, Er-Ram, Aleppo

I progetti

Dopodiché l’associazione ha dato avvio a progetti educativi, sociali e culturali in Siria nel corso di questa terribile catastrofe umanitaria. Riportiamo alcuni esempi: nel 2016 abbiamo supportato la Rosary School di Aleppo e la scuola per sordomuti nei pressi di Er Ram coprendo le spese correnti annuali del 50% dei salari mensili degli insegnanti. Nel 2020, alla scuola per sordomuti, pro Terra Sancta ha finanziato la sistemazione di aule e bagni. Ne beneficiano 150 bambini e le loro famiglie, 24 insegnanti e 20 impiegati della scuola.

La Rosary School è una delle più importanti della zona centro-occidentale di Aleppo. Qui, abbiamo coperto spese correnti e sostenuto l’acquisto di computer, banchi e materiale scolastico per 300 bambini.

A Latakia abbiamo supportato i ragazzi attraverso la copertura delle spese per i materiali scolastici e parte delle rette scolastiche e a Damasco aiutiamo l’asilo e i ragazzi universitari.

Presso il Collegio Terre Sainte, è attivo il Franciscan Care Center dove vengono promosse attività ludiche sportive e di riabilitazione psicologica per bambini e famiglie.

Promuoviamo attività di recupero e riabilitazione tramite laboratori di arte, sport e cucina rivolte a ragazzi di famiglie di sfollati interni.

Beneficiari e aree di intervento, 2017

In Siria, siamo accanto alla popolazione stremata dalla guerra attraverso l’aiuto e il sostegno ai più poveri, interventi sanitari e distribuzione di medicinali, aiuto allo studio, educazione per bambini e giovani, ristrutturazione di edifici danneggiati come abitazioni, conventi e chiese.

Aleppo

  • Emergenza: 11.330 famiglie
  • Educazione e Assistenza: 25.000 studenti – 51 bambini disabili
  • Conservazione e Sviluppo: 500 famiglie

Knayeh e Yacoubieh (dal 2012 sono occupate dalle forze islamiste che rendono più difficile l’intervento).

  • Emergenza: 240 famiglie
  • Educazione e Assistenza: 42 bambini e rispettive famiglie – 11 insegnanti locali

Latakia

  • Emergenza: 300 famiglie
  • Educazione e Assistenza: 150 studenti e rispettive famiglie

Damasco

  • Beneficiari Emergenza: 500 famiglie – 200 neonati – 200 giovani dell’oratorio
  • Educazione e Assistenza: 150 bambini – 70 universitari – 42 malati – 30 persone aiutate grazie alla distribuzione di medicine.
  • Conservazione e Sviluppo
ragazzi Latakia
Latakia
Chiesa Knayeh
Knayeh

Beneficiari e aree di intervento, 2018

Coordinamento progetti di emergenza, assistenza, educazione e sviluppo a sostegno della popolazione stremata dalla guerra con particolare attenzione alle fasce più deboli.

Le principali attività sono: distribuzione di beni di prima necessità, aiuto medico-sanitario, ristrutturazione, aiuto allo studio, sostegno e riabilitazione psicologica.

Aleppo

  • Emergenza: 10.900 famiglie
  • Educazione e Assistenza: 25.000 persone / bambini hanno usufruito degli spazi. 380 bambini assisti, 500 orfani e bambini di Aleppo Est, 350 donne assistite, 70 bambini con disabilità.
  • Beneficiari Conservazione e sviluppo: 560 famiglie – 200 negozi / piccole attività

Damasco

  • Emergenza: 550 famiglie – 200 neonati
  • Educazione e Assistenza: 90 malati ospitati presso il centro di Tabbaleh – 130 persone aiutate grazie alla distribuzione di medicine – 140 bambini – 12.000 pazienti – 144 infermiere e 130 dottori presso l’Ospedale Saint Louis – 2.000 pazienti presso lo studio medico.
  • Conservazione e Sviluppo: 300 famiglie

Knayeh e Yacoubieh (province di Idlib, zone controllate dai ribelli islamisti)

  • Emergenza: 260 famiglie – 70 bambini – 65 studenti

Latakia

  • Emergenza: 320 famiglie – 90 persone aiutate grazie alla distribuzione di medicine – 150 studenti
  • Educazione e Assistenza: 120 ragazzi / giovani sfollati interni

Beneficiari e aree di intervento, 2019

Aleppo

  • Progetti di emergenza: 9.200 famiglie – 8.500 persone aiutate con medicinali e assistenza – 500 famiglie con bambini neonati / piccoli – 100 bambini disabili musulmani – 100 studenti aiutati economicamente – 37 studenti supportati direttamente con attività di doposcuola
  • Educazione e Assistenza: 25.000 persone / bambini hanno usufruito liberamente degli spazi e della piscina durante il 2019.
  • Progetti di Conservazione: 300 famiglie supportate per riparazioni case.

Hassakè e Raqqa

  • Progetti educazione e assistenza: 120 studenti dell’Al-Muwahade School di Hassakè – 63 studenti dell’Università di Hassakè – 22 studenti dell’Università di al-Qumishli

Damasco

  • Progetti di emergenza: 550 famiglie – 300 persone aiutate con assistenza medico/sanitaria e medicine – 200 studenti – 130 famiglie con bambini / neonati aiutati per spese di latte e pannolini
  • Educazione e Assistenza: 970 bambini – 200 famiglie – 140 persone malate ospitate presso il centro annualmente – 120 persone aiutate con la distribuzione di medicine e copertura costi di operazioni e ricoveri – 90 bambini – 8 insegnanti locali di musica – 13 maestre 2 impiegati locali della scuola
  • Gli ospedali: 14.000 pazienti – 148 infermieri – 132 dottori

Knaye e Latakia

  • Emergenza: 700 famiglie – 150 bambini – 265 studenti – 130 persone al mese aiutate con medicine e assistenza sanitaria – 70 bambini e rispettive famiglie – 39 insegnanti locali
un nome e un futuro
Aleppo Est

Un nome e un futuro

Questo è il nome di un progetto che nasce dal drammatico fenomeno dei “bambini senza identità”, uno dei lasciti del conflitto siriano.

Un nome e un futuro” è concepito dai frati francescani della Siria ed è nato in spirito di amicizia tra mondo islamico e cristiano.

Sono molti, purtroppo, i bambini con madri costrette a sposare i jihadisti che le hanno violentate e che non sono registrati all’anagrafe. Senza un nome, non si ha un’identità, e neppure una speranza.

Ad Aleppo Est ci sono sportelli di aiuto per l’assistenza di bambini orfani non registrati all’anagrafe, all’interno del progetto “Un nome e un futuro”.

Alcune delle attività proposte dal Franciscan Care Center sono: il doposcuola, un servizio di pediatria, percorsi di approfondimento della lingua araba e inglese e corsi di formazione per le donne. Ne hanno beneficiato 1.200 bambini, 600 donne e 70 persone coinvolte in generale nelle attività.

Si riparte dalla casa

Nel 2020 ad Aleppo, pro Terra Sancta ha intensificato gli aiuti a supporto delle riparazioni delle case a favore di negozi e piccole attività. Lo scopo è poter contribuire a una ripresa economica e occupazionale dei cittadini.

Sono state 250 le famiglie beneficiarie e 180 i negozi e le piccole attività che hanno ricevuto sostegni finanziari.

A Damasco, abbiamo iniziato a supportare delle azioni di recupero di edifici antichi che si trovano in zone importanti di Damasco e sono collegati alla presenza dei francescani della Custodia di Terra Santa. Nel corso dell’anno, abbiamo recuperato un’antica abitazione privata, appartenente ai francescani. I locali sono stati tutti rinnovati per creare nuovi spazi al lavoro dello staff locale, alla alla distribuzione per le famiglie bisognose e ai beneficiari, abbiamo organizzato sale per la formazione e il training per giovani adulti e spazi più ampi per eventi culturali. L’obiettivo è stato quello di creare spazi di aggregazione e di formazione, restituendo contemporaneamente l’antica bellezza di questi palazzi alla città.

Riparazioni abitazioni Aleppo
FCC
FCC, 2021

Il Franciscan Care Center (FCC)

In funzione dal 2018, il centro offre riabilitazione psicologica attraverso molteplici attività. Queste ultime comprendono: arte terapia, musicoterapia, assistenza psicologica individuale, sport, insegnamento della lingua inglese e francese. Ne hanno beneficiato 1.500 bambini.

Nella zona di Aleppo Est si assistono i bambini orfani non registrati all’anagrafe.

Nella città di Tabbaleh, vi è il Franciscan Music Center, una scuola di musica che abbiamo sostenuto coprendone le spese correnti, acquistando strumenti musicali e coprendo parte degli stipendi per gli insegnanti permettendo la frequenza gratuita dei corsi di musica. Ne beneficiano 90 bambini e 8 insegnanti.

Altri programmi in Siria comprendono:

  • il Centro parrocchiale ad Azizieh
  • il Centro di assistenza a Bab Touma
  • l’Asilo del Memoriale a Tabbaleh
  • l’Asilo di St. George a Maaloula
  • la Scuola elementare e media a Knaye e Yacoubieh (Idlib)
  • l’Asilo di Darkoush, Idlib (l’unico nella zona)
  • il Centro di assistenza scolastica a Latakia
  • il Latakia Summer Camp for Children

“Un futuro senza conflitti si costruisce tra i banchi, nei musei, nei laboratori artigianali, nelle parrocchie. Le vere armi con cui combattere la guerra sono la conoscenza, il dialogo, la comunione, il perdono, la carità e la giustizia”. Sono queste le parole della collaboratrice Amy Rodighiero, che ogni giorno segue il consiglio del nostro Presidente, il Custode di Terra Santa padre Francesco Patton, di costruire quotidianamente “piccoli concreti gesti di carità”.

Associazione pro Terra Sancta ringrazia tutti i sostenitori e li invita a continuare a sostenere il popolo siriano, “perché in ogni luogo c’è un piccolo segno che ci invita a sperare”.

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